• IL DIBATTITO SULLE CURE

Di Stato o dei pazienti? Lo scontro tra le due medicine

L'ordinanza del Consiglio di Stato sull'idrossiclorochina ha fatto emergere due tipi di medicina: una Medicina dalla parte dei pazienti e una Medicina di Stato dalla parte di chi detiene il potere e lo può dispensare ai propri leali collaboratori. La prima Medicina è quella che ha messo in campo tutta la propria determinazione a curare le persone, la seconda è quella che ha sentenziato che non c’è cura. A quale delle due vi affidereste? 

Un tempo si diceva: Roma locuta, causa finita. Ovvero: quando una autorità si è espressa in merito a una questione dibattuta, non c’è niente da aggiungere e si accetta il verdetto. Non sempre è così, e non lo è soprattutto nei confronti di quello che ormai può essere definito il caso Idrossiclorochina. L’ordinanza del Consiglio di Stato che ha decretato il diritto dei medici di utilizzare nella cura dei malati di Covid l’Idrossiclorochina era stata appena pubblicata, che subito è stata messa in discussione.

Ad aprire le ostilità è stato l’infettivologo Matteo Bassetti. Nella gara ad attirare su di sé i riflettori mediatici, Bassetti è stato negli ultimi giorni uno dei più attivi, arrivando anche a paventare l’arrivo imminente di altre epidemie, come la Febbre Gialla, che flagella da sempre l’Africa. Una malattia tropicale trasmessa da un tipo di zanzara che non esiste se non nell’Africa sub sahariana e nel bacino amazzonico. Già, ma con i cambiamenti climatici in corso - ha detto Bassetti - non si sa mai…Ma mentre si attendono le malattie tropicali, e relativi scenari fantascientifici, Bassetti ha attaccato a palle incatenate la sentenza del Consiglio di Stato.

Le cure non le decidono i giudici, ha tuonato. Peccato che in altri casi dei giudici abbiano autorizzato la morte per eutanasia di esseri umani. Ma se non sono i giudici a decidere le terapie, non lo sono nemmeno i Ministri della Salute o addirittura i Consigli Regionali. In Emilia Romagna, il governo regionale a guida PD infatti ha bocciato la risoluzione della Lega, primo firmatario il consigliere Marchetti, con cui si faceva richiesta che la Regione Emilia Romagna avviasse protocolli per le terapie domiciliari comprendenti l’Idrossiclorochina. La risoluzione è stata respinta. Evidentemente un Consiglio Regionale possiede quelle competenze farmacologiche invocate dai vari Bassetti e Pregliasco.

Insomma: questa Clorochina non s’ha da fare, per qualcuno. Qualcuno che non si prende nemmeno la briga di leggere le accurate relazioni e studi dei colleghi che hanno salvato con le terapie da loro adottate migliaia di persone.

Queste polemiche, questi attacchi delegittimanti le idee altrui, queste sparate iperboliche che vengono fatte fin dall’inizio dell’epidemia, hanno un effetto da non sottovalutare: creare confusione e incertezza nella popolazione. Un disorientamento confermato tempo addietro dall’arcivescovo di Milano Delpini, che in risposta ad una lettera che insieme ad altri colleghi gli facemmo avere, rispose candidamente che non si sarebbe mai aspettato divisioni e pareri contrastanti così radicali tra i medici. In questo clima di incertezza, a chi credere? Alle Istituzioni, fu la risposta di Delpini, che rappresentava certamente il sentire del comune uomo della strada, che guarda la TV, dà un’occhiata alle notizie sulla Rete, e nel dubbio, nell’incertezza, e nel volare di stracci tra virologi finisce- nella maggioranza dei casi- per optare per le interpretazioni “ufficiali” della situazione epidemica.

Ma molti altri si stanno ponendo domande di altro tipo, in riferimento allo spettacolo che il mondo medico sta offrendo di sé: che tipo di Scienza è la Medicina? E’ davvero così tutto relativo, opinabile, e alla fine ha ragione chi ha in mano le leve del potere, compresa quella della comunicazione?

L’epidemia in realtà sta facendo emergere due diversi tipi di Medicina, contrapposti e forse addirittura inconciliabili tra loro.

Da una parte c’è una Medicina - o meglio: dei medici - intrerpreti di una lunga tradizione di arte medica - l’arte del prendersi cura - che ha inizio con Ippocrate, Medici che si dedicano alla cura dei malati, e che di conseguenza cercano realisticamente, di fronte ad una situazione di emergenza, di diffusa sofferenza, di intervenire con tutte le proprie capacità, con tutte le proprie conoscenze, con tutte le evidenze scientifiche note, per curare e per guarire i malati. Sono nate così le varie che la Bussola ha portato a conoscenza dei lettori: i singolo medici, le equipes, i gruppi, che hanno messo in comune esperienze di cure efficaci. Una Medicina ippocratica, personalista, umanistica.

Dall’altra parte c’è una Medicina burocratica, spersonalizzata, collettivistica. La Medicina dei protocolli. Intesi non come linee guida utili alla pratica diagnostica e terapeutica, ma come rigidi e inamovibili paletti normativi, indifferenti alle nei confronti di  nuove scoperte, di nuove evidenze scientifiche. Indifferenti al fatto che si possa guarire e salvare tante persone: ciò che conta è la letteratura, le pubblicazioni, gli studi a doppio cieco, lavori scientifici che magari richiedono anni, mentre la gente muore qui ed ora, ed in attesa di validazioni da parte dei consessi autorevoli, non riceve altro che antipiretici sintomatici in attesa che la malattia evolva verso forme gravi, spesso fatali.

La prima Medicina è quella che ha messo in campo tutta la propria determinazione a curare le persone, la seconda è quella che ha sentenziato che non c’è cura: ci può essere solo la prevenzione basata sull’isolamento, sulla reclusione domiciliare, e quindi la prevenzione (non la cura) basata sui vaccini, vaccini da accogliere con fede cieca, senza discussioni, senza richiedere letteratura e pubblicazioni e studi accurati. Una Medicina di Stato, che non ammette discussioni, che pretende obbedienza cieca, pronta e assoluta. Da una parte una Medicina di umili e generosi professionisti, i cui nomi sono sconosciuti al grande pubblico: dall’altra parte una Medicina dei nuovi divi televisivi, dei ricercatori da salotto, dei maestri delle boutades.

Una Medicina dalla parte dei pazienti, e una Medicina dalla parte di chi detiene il potere, e lo può dispensare ai propri leali  collaboratori.

Voi a chi affidereste la vostra salute?

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