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Delusione Ungheria: fecondazione per la patria

Il governo ungherese ha nazionalizzato sei cliniche per la fecondazione in vitro per offrire questo trattamento gratuitamente ai suoi cittadini. Una risposta sbagliata a un problema demografico reale. Così il governo rovina le politiche familiari fin qui intraprese.

Katalin Novak, ministro ungherese al World Congress of Families a Verona

L'Ungheria ha compiuto un passo drammatico per invertire il tasso di natalità che permane al di sotto della sostituzione, nonostante ottime politiche famigliari degli ultimi anni. La fretta di aver risultati, peraltro impossibili in un breve lasso di tempo e quando sono limitati a sostegno economico, ha portato il governo Orban a scegliere la strada del figlio in VITAprovetta di Stato. Inaccettabile.

Nei giorni scorsi è stato annunciata la nazionalizzazione di alcune cliniche di fecondazione in vitro allo scopo di offrire ai cittadini un trattamento completamente gratuito per la fertilità. Il governo ha acquistato sei cliniche: quattro a Budapest, una a Seghedino e una a Tapolca. L'obiettivo a lungo termine del governo è di aumentare l'attuale tasso di natalità da 1,48 per donna a 2,1 entro il 2030. La segretaria di stato per gli affari della famiglia e della gioventù, Katalin Novák, afferma che ci sono 150.000 coppie sterili in Ungheria. Se ognuno di loro avesse un figlio, lo spopolamento non sarebbe più un problema, ha affermato. Come è possibile il solo immaginare che calcoli numerici statali si trasformino in scelte di vita di decine di migliaia di famiglie?  I trattamenti saranno disponibili sin da febbraio e, come detto, saranno gratuiti per tutte le coppie con problemi di sterilità.  

Secondo le statistiche ufficiali, sempre meno bambini nascono in Ungheria e secondo le proiezioni attuali la popolazione di 9,7 milioni potrebbe scendere a 6 milioni entro il 2070. Dai dati pubblicati dall’Ufficio Centrale di Statistica (KSH) lo scorso 20 dicembre 2019 è emerso che  il tasso di declino della popolazione è aumentato nei primi dieci mesi del 2019, con l'1,6 per cento in meno di nascite e lo 0,3 per cento in meno di decessi che sono stati registrati rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Molto positivi invece i dati sulle politiche famigliari introdotte. Infatti  il numero di matrimoni è aumentato nel 2019, con 57.774 coppie che si sono sposate, il 24 percento in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e il numero più alto dal 1990. Pertanto, sarebbe stato più che ragionevole, rilanciare ed integrare una politica famigliare a 360°, invece di promuovere pericolosi, quanto inquietanti, istituti nazionali per la “riproduzione umana” e un “Programma Nazionale per la Riproduzione Umana”, il cui suono e i cui contenuti richiamano alla mente infausti programmi di regimi totalitari del secolo scorso.  

La scelta è ancor più incomprensibile, dopo il successo delle nuove misure per sostenere sia le giovani famiglie promosse lo scorso anno, di cui hanno usufruito 100mila giovani, sia le famiglie numerose con prestiti non rimborsabili dopo il terzo figlio e l’esenzione fiscale totale per le mamme con più di 4 figli.  

Un figlio non è un oggetto. Non può esserlo né per un potenziale genitore - diversamente la maternità surrogata e le manipolazioni genetiche embrionali sarebbero legittime e dovrebbero essere gratuite - né il neonato può apparire un ‘oggetto di Stato’, un bene pubblico la ‘cui crescita’ possa essere accresciuta solo con le regole della economia. ‘Fare più ungheresi’ può e deve essere parte di un serio invito di una politica responsabile e preoccupata del futuro, ma prima di esser figli della ‘patria’, i futuri neonati sono figli dei propri genitori e delle relazioni tra essi e le proprie comunità.