• ATEISMO CINEMATOGRAFICO

Del Toro, il regista che apre le porte ai mostri

Come mai nei film dell'acclamato Guillermo del Toro, gli eroi sono sempre i mostri e i cattivi sono regimi di destra (o personalità autoritarie)? Il regista stesso spiega che, per reazione alla sua educazione cattolica, è diventato "furiosamente ateo". Dove manca Cristo, tornano i mostri.  

Il labirinto del Fauno

Uno dei registi più interessanti sulla scena hollywoodiana è, senz’altro, il pluripremiato messicano Guillermo Del Toro. La sua carriera inizia con il lungometraggio Cronos (1993). Compare qui il primo dei topoi che caratterizzano la cinematografia di Del Toro: il mostro. In questo caso, è un vampiro, o meglio: un alchimista che, per acquistare l’immortalità, si è trasformato in vampiro. Nel 1997 esce Mimic, un horror fantascientifico. Un’epidemia mortale colpisce i bambini di New York; si trasmette tramite gli scarafaggi presenti nelle fogne della città. Per debellare la malattia viene creata e rilaciata una specie di scarafaggio predatore che stermina la colonia infetta. Tre anni dopo, la nuova specie di scarafaggi è evoluta in insetti enormi che popolano la metropolitana e si nutrono di esseri umani. Ecco un nuovo mostro; ma il cattivo è l’uomo, che manipola la natura.

All’inizio del nuovo millennio, Del Toro si lancia in una dilogia: La spina del diavolo (2001) e Il labirinto del fauno (2006). Qui compare un nuovo topos del lavoro di Del Toro: il regime autoritario nel ruolo del cattivo. In questo caso, è il franchismo (cattolico). Ovviamente, ci sono anche i mostri e sono buoni: un fantasma nel primo film, un fauno nel secondo. Nel 2002 tornano i vampiri con Blade II, interpretato da Wesley Snipes. Ovviamente l’eroe, il portagonista, è un vampiro. Nel 2004 Del Toro dirige una nuova dilogia che inizia con Hellboy e prosegue con Hellboy: The Golden Army (2008). In questo caso il protagonista, buono e simpatico, è un demone; di sottofondo, manco a dirlo, nazisti.

Ancora mostri (marini, in stile Godzilla) nel 2013, con Pacific Rim. Nel 2015 è la volta di Crimson Peak; di nuovo i fantasmi, di nuovo buoni. Infine (2017) il film più famoso e premiato (Leone d’oro e quattro premi Oscar) di Del Toro: La forma dell’acqua. Si tratta di un film ispirato (pesantemente, al punto da sembrare un remake) al film culto Il mostro della laguna nera (1954). In questo film c’è una creatura anfibia che si innamora di una ragazza membro di una spedizione scientifica; c’è addirittura una scena chiaramente erotica tra il mostro e la ragazza. Sembra rilevante che i membri della spedizione rinunciano ad uccidere il mostro alla fine del film. Bene, nel film di Del Toro c’è una creatura acquatica che viene catturata per essere studiata. Una donna delle pulizie si innamora del mostro e lo porta a casa sua per evitare che venga ucciso. A questo punto non possono mancare dei rapporti sessuali tra il mostro e la donna. Alla fine, dopo qualche immancabile colpo di scena hollywoodiano, il mostro non viene ucciso e torna nel suo ambiente, l’acqua; portando con sé la donna e rendendola anfibia. E, ci spiega la voce narrante nel finale, «vissero per sempre felici e contenti». Love is love.

Entro la fine dell’anno in corso dovrebbe essere rilasciato Pinocchio. Il protagonista, se non un mostro, è comunque un freak; e il film – stando alle anticipazioni – dovrebbe essere ambientato nell’Italia fascista. Nuovamente, quindi, un regime autoritario.

Perché questa fissazione con i mostri, e perché sono sempre loro i buoni? Perché gli antagonisti dei mostri sono spesso regimi autoritari? La risposta, forse, risiede nella biografia di Del Toro. Il regista messicano ha dichiarato di aver ricevuto un'educazione «morbosamente cattolica» e, per reazione, è diventato «furiosamente ateo» e anticattolico. Ha, dunque, rifiutato Gesù. Il punto è che una delle prerogative di Gesù era quella di scacciare i demoni, i mostri (Lc 8, 26-39). La compresenza di Gesù e dei mostri non è possibile: se c’è l’Uno, fuggono gli altri, se Lui manca, ecco i mostri. Lo afferma anche Jung, che di demoni se ne intendeva, nel suo Studi sull’alchimia: con la venuta di Cristo sulla terra i mostri sono scappati e si sono rifugiati all’interno dell’uomo, sono diventati malattie. «Siamo ancora così posseduti dai nostri contenuti psichici autonomi come se essi fossero divinità. Ora li chiamiamo fobie, coazioni e così via, in una parola, sintomi nevrotici. Le divinità sono diventate malattie, e Zeus non governa più l'Olimpo, ma il plesso solare ed è motivo di interesse per i medici, nella loro ora di consultazione, o di turbamento per il cervello degli uomini politici o dei giornalisti, che a loro insaputa scatenano epidemie psichiche nel mondo». Hillman, il più importante discepolo di Jung, ha preso molto sul serio questa affermazione del maestro. Ciò che Hillman propone è un «ritorno alla Grecia», ad una situazione nella quale gli dei antichi, i demoni, i mostri, abbiano il dominio ed il controllo del mondo. Esattamente ciò che accade nei film di Del Toro.

E la presenza e il ruolo dei regimi autoritari, in queste pellicole? Che significato potrebbe avere? Nel 1950 Adorno pubblicò un libro intitolato La personalità autoritaria. In questo libro l’autore individuava come causa di tutte le guerre e le sofferenze del mondo un tipo particolare di personalità: la personalità autoritaria, appunto. Essa costituisce il nerbo di tutti i regimi autoritari del Novecento, che Adorno riassumeva (imrpopriamente) con il termine «fascismo». Tale personalità può essere misurata con una apposita scala, la scala F (per «fascismo»). Tra gli item di questa scala quale ce ne sono alcuni che misurano l'atteggiamento nei confronti della «chiesa moderna» (item 12), dell'«omosessualità» (item 31), delle «orge» (item 46). In buona sostanza, qualsiasi atteggiamento moralmente conservatore viene definito «fascista» e patologizzato. È lecito pensare che l’educazione «morbosamente cattolica» ricevuta da ragazzino l’abbia condotto, per reazione, a venerare i mostri; e a identificare come il male la sunnominata personalità autoritaria, seguendo la lezione di Adorno.

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