• COVID IN CAMPANIA

De Luca manda in confusione popolazione e governo

Dopo aver invocato a lungo il lockdown per tutta l'Italia ora protesta contro l'inserimento della Campania nella zona rossa. E chiede le dimissioni del governo. Il governatore campano De Luca è ormai diventato una spina nel fianco del governo.

Il governatore campano Vincenzo De Luca

Nel festival dei divieti e delle restrizioni anti-Covid, nella girandola di annunci contraddittori e disorientanti su come affrontare il virus, che mettono a dura prova la psiche delle persone e acuiscono le tensioni sociali, si inseriscono anche gli scontri tra esponenti del Governo e Presidenti di Regione. Il “caso Campania” è solo l’ultimo in ordine di tempo e conferma la cattiva gestione di questa seconda fase di pandemia da parte dei decisori istituzionali, sempre più incapaci di governarla e di trovare soluzioni efficaci ed equilibrate.

Il governatore campano Vincenzo De Luca sembra diventato la caricatura di se stesso. Ormai non si capisce più se sia Crozza a imitare lui o lui a imitare il De Luca di Crozza. Dopo aver costruito le sue fortune elettorali sul terrore, sul pugno fermo, sull’utilizzo di immagini colorite e a effetto come quella del lanciafiamme contro assembramenti, festicciole e raduni, ha cambiato radicalmente atteggiamento su chiusure, restrizioni e divieti. Ormai le elezioni le ha vinte, è stato riconfermato per altri cinque anni e quindi non deve più far leva sulla paura popolare per guadagnare consensi.

Nei giorni scorsi ha contestato, in uno dei suoi monologhi su Facebook, l’ordinanza con cui il Ministro della Salute, Roberto Speranza ha trasformato da gialla a rossa la sua regione (e la Toscana), introducendo le stesse limitazioni alla circolazione e le stesse chiusure di attività vigenti in Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta.

Per giorni e giorni l’italiano medio si chiedeva come mai la Campania non fosse stata inclusa fin dall’inizio tra le aree più a rischio, visto che per settimane i telegiornali e i giornali parlavano di ospedali napoletani al collasso, terapie intensive sature, malati Covid ricoverati in corsia accanto a quelli non Covid. Proprio lo “sceriffo” De Luca aveva incalzato a più riprese l’esecutivo nazionale affinchè varasse il lockdown totale come a marzo-aprile, ritenendo che provvedimenti differenziati per territori non avrebbero frenato la rincorsa del virus e sarebbero stati soltanto pannicelli caldi per prolungare l’agonia degli italiani.

Quando fu introdotta la suddivisione del territorio nazionale in regioni rosse, arancioni e gialle e la Campania incredibilmente fu inserita tra queste ultime, De Luca cambiò completamente posizione e cominciò a difendere il suo territorio, attribuendo all’efficienza della sanità della sua regione il “miracolo” di essere stata catalogata tra le aree a minor rischio. Peccato, però, che fino a quel giorno si fosse lamentato dei ritardi con cui il Governo aveva stabilito misure radicali per contrastare il virus.

Due giorni fa è quindi arrivata la decisione di Speranza, sulla base dell’elaborazione dei dati da parte del Comitato tecnico-scientifico: la Campania merita il rosso perché i contagi salgono più che in altre regioni e il sistema ospedaliero è prossimo al collasso e non in grado di gestire eventuali nuove ondate di ricoveri. Apriti cielo! La reazione di De Luca è furiosa. Parla di denigrazione nei confronti della Campania, di disconoscimento dell’efficienza della sanità campana, di attacco frontale alla sua regione. E con chi se la prende? Con il Governo tutto, invocando le sue dimissioni e la sua sostituzione con un Governo del Presidente, e in particolare rivolge strali contro il suo conterraneo Luigi Di Maio, reo di averlo invitato ad accettare il soccorso del Governo, vista la drammaticità della situazione sanitaria campana.

Davvero una giravolta degna del miglior trasformista della Prima Repubblica. Le malelingue insinuano che lui abbia paura della reazione popolare di fronte alla chiusure previste per le zone rosse. A Napoli e in molte altre città campane, infatti, si stanno registrando numerose proteste contro il lockdown soft operativo da oggi. La situazione socio-economica è esplosiva e nulla lascia sperare in una ripresa della produzione e dell’occupazione.

Per di più, i conti non tornerebbero affatto per quanto riguarda le cose più volte rivendicate da De Luca. Il potenziamento delle terapie intensive, con altri posti letto previsti dal piano regionale campano concordato con il commissario nazionale Domenico Arcuri, non sarebbe avvenuto, e quindi le potenzialità degli ospedali napoletani e di altre province come Caserta risulterebbero in realtà inferiori a quelle sbandierate ai quattro venti dallo stesso governatore.

E’ toccato al segretario Pd, Nicola Zingaretti dover difendere quest’ultimo, riconoscendogli di aver dato per primo l’allarme quando i contagi, a settembre, stavano risalendo. Ma questa uscita del Presidente della Regione Lazio non è riuscita nell’intento di ammorbidire un De Luca ancora scatenato e pronto a vendere cara la pelle con i governanti nazionali. Facile prevedere che il governatore campano diventerà una spina nel fianco di un esecutivo sempre più diviso al suo interno e che si muove a tentoni in un’emergenza aggravata da scelte infelici come quella di aver tenuto ai margini delle strategie anti-Covid l’esercito di 43.000 medici di base. Con loro in prima linea nella gestione dei positivi asintomatici o paucisintomatici la storia della pandemia sarebbe stata un’altra, sia in termini di ricoveri che di contagi che di vittime.