a cura di Riccardo Cascioli
  • Emergenze sanitarie

Dall’Italia una campagna per l’accesso di tutti ai farmaci e alle cure mediche… in Africa

Aldo Morrone, direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano di Roma, lancia una grande campagna per l’accesso ai farmaci, per il diritto alle cure mediche a tutti e dappertutto. Come non essere d’accordo? In Italia il sistema sanitario è sempre più carente, mancano i medici, esistono notevoli differenze tra le regioni, chi ne ha i mezzi rimedia rivolgendosi a strutture private, gli altri si rassegnano a lunghe liste d’attesa e fanno a meno dei medicinali che non si possono permettere di acquistare. Ma la campagna del dottor Morrone si svolge in Africa, rivendica il diritto alle cure mediche degli Africani, non degli italiani, persegue l’obiettivo, rivolgendosi a istituzioni e case farmaceutiche, di arrivare a un doppio prezzo dei farmaci: più alto per i paesi ricchi e ridotto per quelli poveri tanto da renderli alla portata di tutti. Alla settima edizione, la campagna, presentata dal 4 al 9 ottobre nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, con un convegno dal titolo “Skin on the move”, Pelle in movimento, quest’anno tra l’altro si concentra sulle malattie dermatologiche: “puntiamo – ha spiegato all’agenzia di stampa Ansa il promotore dell’iniziativa – a insegnare ai medici africani a riconoscere le lesioni cutanee come spie di malattie più gravi. Attraverso le lesioni cutanee si possono infatti diagnosticare precocemente Aids, lebbra e Tbc e ciò è fondamentale, soprattutto in un territorio come quello africano, per una diagnosi precoce che dia maggiori possibilità di cura”. Un secondo tema sono le malattie infettive causate da mosche e zanzare come l’oncocerchiasi o cecità fluviale che in Africa si ritiene colpisca più di un milione di persone. Infine verrà affrontato il problema dell’aumento dei tumori nel continente e della necessità di diagnosi precoci. Da rilevare che tra gli obiettivi della campagna c’è uno scambio di informazioni: occorre che “medici e specialisti occidentali e italiani facciano formazione al personale medico e sanitario locale, ma anche il contrario: molti studenti italiani di Medicina parteciperanno infatti al congresso per approfondire la conoscenza delle malattie infettive, e non solo, endemiche in Africa e che, con i flussi migratori, necessitano di essere studiate e diagnosticate anche dai nostri medici”.