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Dal Costarica all’Argentina, tra aborti ed espropri di Stato

Nuovi regimi social-populisti avanzano in America Latina. In Costarica, dopo i passi in favore di aborto e “nozze gay”, si vuole di fatto l’introduzione dello Stato ateo. In Argentina, Fernandez sostiene l’aborto e fa discutere per l’idea di espropriare aziende private in crisi, come la Vicentín, chiamando i manifestanti “incompetenti e confusi”.

I nuovi regimi social-populisti dell’America Latina fanno un salto nel baratro. In Costarica si vuole l’introduzione dello Stato ateo e l’eliminazione della fede popolare, in Argentina l’esproprio della proprietà privata e il ritorno allo statalismo sovietico sulla produzione. Dopo le decisioni inumane e incivili a favore di aborto e “nozze gay”, le conseguenze sociali non potevano attendere.

Abbiamo sentito scrosciare applausi verso i novelli artefici della “giustizia sociale” Alberto Fernandez, in Argentina, e Carlos Alvarado, in Costarica. Entrambi, direttamente o indirettamente, hanno ricevuto l’appoggio della Chiesa cattolica e di moltissimi cristiani, che sono ancora la stragrande maggioranza della popolazione dei rispettivi Paesi. Oggi possiamo dire che il voto contrario dell’autunno 2019 al presidente uscente argentino, Mauricio Macri (vedi qui), e quello contrario al candidato presidenziale evangelico Fabricio Alvarado dell’aprile 2018 hanno permesso la ‘colonizzazione’ ideologica e socialista nei due Paesi latinoamericani.

La nuova rivoluzione antropologica e culturale in Costarica è tanto interessante quanto inquietante. Essa rappresenta esattamente una traslazione latinoamericana del modello di distruzione e conquista recente dell’Irlanda e, come la nazione di san Patrizio, sta dimostrando che questa azione concertata di poteri internazionali (più o meno esoterici) e di prezzolate lobby interne trascina il Paese verso la progressiva abolizione della tradizione cristiana e della sua antropologia sociale e civile. Il susseguirsi delle decisioni degli ultimi mesi è impressionante:

1 dicembre 2019 - 30 maggio 2020. Il Governo elabora e approva una “norma tecnica per l’aborto terapeutico” (cosa ci sia di terapeutico nell’aborto non si sa) e, nelle scorse settimane, il ministro della Salute dichiara la sua ferma volontà di farla rispettare in tutto il Paese (vedi qui e qui).

26 maggio 2020. Piena legalizzazione dei “matrimoni gay” con la prima celebrazione del genere nel Paese. La sentenza del 2018 della Corte Costituzionale intimava al Parlamento di legiferare sulla materia e riteneva incostituzionale il divieto di “matrimoni gay”.

20 giugno 2020. Esplode la discussione parlamentare sulla riforma della Costituzione del Costarica e per un pieno riconoscimento della “laicità” dello Stato.  In parole povere, se durante la sua campagna elettorale e nei giorni seguenti alla sua elezione il presidente Carlos Alvarado aveva giurato e spergiurato che mai e poi mai avrebbe ceduto alle pressioni delle lobby Lgbt (vedi qui) che chiedevano l’eliminazione dalla Costituzione della religione cattolica come religione del Paese, in questi giorni sono proprio i suoi parlamentari ad accelerare per una riforma costituzionale in quella direzione. Ciò che non era una priorità del Governo e del presidente neo eletto nel 2018, nel pieno dell’emergenza sanitaria odierna è divenuta una triste urgenza.

Non è un caso che l’accelerazione sulla “laicità” dello Stato sia stata impressa proprio il giorno seguente la celebrazione del primo “matrimonio gay” nel Paese, il 27 maggio (vedi qui). Ad oggi, a nulla sono valse le ferme proteste sia della Conferenza episcopale cattolica (70% dei credenti del Paese) sia dell’Alleanza delle chiese evangeliche (20% di credenti) che insieme hanno protestato per la proposta di modifica (vedi qui). Con questa riforma in realtà si vuole introdurre l’ateismo di Stato e l’abolizione di ogni rilievo pubblico della fede. Purtroppo, il ‘cattocomunismo’ o neo populismo sociale latinoamericano, dopo tutti i fallimenti europei, si dimostra capace solo di servire i grandi poteri e le nuove ideologie anti umane e anti cristiane, non certo il popolo.


ARGENTINA, ABORTI ED ESPROPRI DI STATO

Non diversamente succede in Argentina, dove a meno di 24 ore dalla presa del potere di Alberto Fernandez, lo scorso 12 dicembre, veniva firmato il Protocollo tecnico per l’aborto (vedi qui). La priorità assoluta di una nuova legge che liberalizzi totalmente l’aborto nel Paese, grazie alla quale Alberto Fernandez e Cristina Fernandez de Kirchner (presidente e vicepresidente) avevano vinto le elezioni, è stata solo rimandata per l’emergenza pandemica. Tuttavia, le ragioni appaiono ben altre: l’applicazione del nuovo Protocollo tecnico. Gli aborti hanno avuto, purtroppo, un’impennata storica. Negli ultimi mesi del 2019, nella sola Buenos Aires del governatore Axel Kicillof (pupillo di Cristina Fernandez) l’aumento di aborti chimici è stato del 100% (vedi qui) e si sono spesi 26 milioni di pesos per acquistare 100.000 “kill pills” da distribuire gratuitamente.

A fronte dell’aborto galoppante, i populisti argentini non si sono certo fermati. Nel pieno della crisi sociale ed economica, a un passo da un ennesimo fallimento di Stato (dopo aver fatto promesse elettorali impossibili e aver smantellato le misure economiche funzionanti di Macri), i ‘Fernandez’ sono passati all’esproprio delle aziende private, secondo la logica marxista: prima ti tolgo la vita e poi la proprietà.

Nei giorni scorsi, l’inizio dell’inverno nell’emisfero meridionale ha visto le proteste di centinaia di migliaia di persone in 70 città del Paese, scese in piazza al grido “Libertà!”, contro la decisione del Governo di espropriare l’impresa agroalimentare Vicentín, la quarta società di agro-esportazione nel Paese. La Vicentín ha un debito di circa 1.300 milioni di dollari, è in grave difficoltà ma né i proprietari né i giudici fallimentari vogliono l’espropriazione di Stato, invece voluta dal presidente Fernandez (vedi qui). Ad eccitare gli animi di decine di migliaia di piccoli e medi produttori e imprenditori agroalimentari sono state anche le frasi di scherno dello stesso Fernandez rivolte ai manifestanti e ai giudici che si oppongono all’esproprio di Stato: ”…incompetenti e confusi”. Già, per l’infallibile neo-socialismo latinoamericano, quando ti opponi alla sua “giustizia sociale” e pretendi rispetto per il diritto alla vita, alla libertà religiosa, al matrimonio e alla proprietà, non puoi che esser “confuso” o “incompetente”… Purtroppo, in pochi hanno imparato dal passato.