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ISTANBUL

Da basiliche a moschee, con Erdogan torna la politica ottomana

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La basilica di Cristo Salvatore in Chora, meraviglia dell’arte sacra bizantina di Istanbul, è ora una moschea. Ennesimo esempio di politica neo-ottomana di Erdogan. Solo la Grecia protesta. 

Libertà religiosa 15_05_2024
La basilica di Cristo Salvatore in Chora, a Istanbul, è ora la mosche di Kariye (La Presse)

La basilica di Cristo Salvatore in Chora, meraviglia dell’arte sacra bizantina, è stata trasformata in moschea, inaugurata al culto musulmano il 6 maggio, sulla base di una decisione politica presa nell’agosto del 2020 e sulla sentenza del Consiglio di Stato nel novembre del 2019. Dal 2020 era passata alle competenze del Diyanet, il ministero degli affari religiosi turco che ha speso gli ultimi quattro anni per i lavori di conversione. I numerosi mosaici e affreschi che coprono pilastri e cupole del grande edificio religioso, sono stati ora nascosti con tendaggi. Pur senza distruggerli, vengono celati agli occhi dei fedeli musulmani.

Si tratta della seconda basilica bizantina in quattro anni che viene convertita in moschea, l’altra era la ben più celebre Santa Sofia, inaugurata al culto musulmano il 24 luglio 2020. Vanno ad aggiungersi alle 17mila moschee costruite nel ventennio di Erdogan e alle 85mila moschee diffuse in tutto il paese. Due in più non fanno una grande differenza numerica, ma sono importanti a livello simbolico. E politico. La basilica era stata costruita nel 534, poco meno di mille anni dopo, nel 1511, era stata convertita in moschea, quando Costantinopoli era già in mani ottomane da un cinquantennio. Tutti i suoi affreschi e mosaici erano stati coperti con uno strato di intonaco. La loro riscoperta era avvenuta solo nella Turchia laica, fondata da Ataturk, nel 1948, ad opera degli archeologi dell’American Byzantine Institute. Lo stesso istituto, nel decennio precedente aveva riscoperto anche i mosaici della basilica di Santa Sofia. In quegli anni, nel 1934, per valorizzare ciò che l’islam aveva nascosto, il presidente Ataturk aveva decretato la conversione degli edifici religiosi bizantini in musei nazionali.

Quel che sta avvenendo in questi anni, dunque, è un ritorno al culto e quindi un nuovo periodo di occultamento dell’arte (e del cristianesimo) preesistenti all’islamizzazione. Si tratta di un’operazione politica, oltre che religiosa, sempre che nel mondo islamico si possa realmente distinguere fra queste due dimensioni. Come era stato riportato sul blog Cristiani Perseguitati nel 2020, il presidente Erdogan aveva partecipato personalmente all’inaugurazione della moschea di Santa Sofia, recitando questi versetti del Corano: «Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti». Secondo la storia turca, sono gli stessi versetti recitati dal sultano Maometto II, dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453. 

La politica della riconversione in moschee del patrimonio bizantino è una caratteristica del partito islamico Akp di Erdogan ed è un rilancio del mito della “Conquista”. Nel 2023, a 570 anni dalla caduta di Costantinopoli, Recep Tayyip Erdogan ha scelto la moschea di Santa Sofia per celebrare l’anniversario e la sua vittoria alle elezioni presidenziali appena concluse: «Se Allah vuole, consideriamo queste elezioni come la porta d’ingresso al prossimo secolo della Turchia e passeranno alla storia come un punto di svolta», come quello della Conquista.

Nei primi anni ‘10 di questo secolo, anche le antiche chiese bizantine di Santa Sofia di Nicea e Trebisonda erano state convertite in moschee dalle autorità turche. Nel 2011 era toccato alla Santa Sofia di Nicea, che aveva ospitato nelle sue mura il Secondo Concilio che prende il nome dalla città anatolica. Nel 2013 è stata la volta della basilica di Santa Sofia di Trebisonda, dopo che era stata un museo fin dal 1964, a seguito di un lungo e delicato restauro dei suoi affreschi… ora di nuovo nascosti ai fedeli.

La storia è importante per ragioni identitarie e anche per giustificare la politica estera neo-ottomana, dal Caucaso (contro l’Armenia) al Medio Oriente (contro Israele), senza dimenticare i Balcani (contro la Grecia). E nel silenzio e nell’apparente indifferenza del mondo cristiano, l’unica a protestare contro la conversione in moschea di Cristo Salvatore in Chora è stata proprio Atene. Il premier greco aveva in programma una visita di Stato in Turchia proprio una settimana dopo l’inaugurazione della moschea. Ma: «La moschea Kariye (il suo nome turco) nella sua nuova identità resta aperta a tutti», ha dichiarato Erdogan in conferenza stampa con il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, che lo aveva invitato a rivedere la decisione.