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ORA DI DOTTRINA / 84 - LA TRASCRIZIONE

Cristo e gli angeli - il testo del video

Cristo è capo della Chiesa e, in quanto tale, capo degli uomini e degli angeli. Il Verbo incarnato si trova dunque al vertice di quella cascata di luce divina che dai serafini si riversa ai livelli inferiori.

Catechismo 01_10_2023

Proseguiamo la nostra catechesi sugli angeli. Stiamo sviscerando tanti aspetti di questa realtà che per la maggior parte dei cristiani, purtroppo, è divenuta ignota; che abbiamo in qualche modo lasciato nelle mani di correnti eterodosse, legate più o meno al mondo New Age, che hanno riportato la realtà angelica al centro dell'attenzione, ma non illuminata dalla Rivelazione di Dio.

Oggi vediamo un punto importante, finora rimasto un po' in ombra, cioè il rapporto, la relazione tra Cristo e gli angeli. Tutto quello che abbiamo detto sulla natura angelica, lo abbiamo detto in fondo in rapporto a Dio, lasciando tra parentesi la domanda: che relazione hanno gli angeli con Gesù Cristo, il Verbo incarnato? Cosa è successo nel mondo angelico con l'incarnazione del Verbo?

San Tommaso non ne tratta in modo sistematico in una questione specifica, ma in alcuni punti della Summa e di altre sue opere getta una luce interessante. Il primo testo che volevo sottoporvi è tratto dalla III parte della Summa Theologiæ: è la quæstio 8, art. 4. La quæstio 8 si interroga sul mistero di Cristo come capo della Chiesa e in particolare sulla grazia di Cristo caput Ecclesiæ, tutta la grazia che la Chiesa riceve da Cristo in quanto suo capo. Un articolo, cioè il 4, si chiede se Cristo sia anche capo degli angeli.

Vediamo come san Tommaso argomenta questo aspetto molto interessante. In sostanza, il punto capitale dell'argomentazione di san Tommaso è questo: la Chiesa è quella realtà di cui Cristo è capo e che consiste negli uomini chiamati alla salvezza, chiamati all'unione con Dio, nell'unione con il loro capo che è Cristo stesso.

Ora, san Tommaso dice: «Sia gli angeli che gli uomini sono chiamati alla stessa beatitudine» nella modalità loro propria, ma entrambi hanno questa chiamata, questa vocazione; e questo fa sì che, essendoci un unico fine per gli angeli e gli uomini, essi appartengono – non possono che appartenere – a un unico corpo. San Tommaso dice: «È evidente che tanto gli uomini quanto gli angeli sono destinati a un medesimo fine, che è la gloria della fruizione divina»; non tutti vi giungono, né degli angeli (questo è stato già determinato), né degli uomini, ma tutti comunque hanno ricevuto questa chiamata, che è la fruizione divina, cioè il godere Dio, l'essere uniti a Dio, «Perciò, continua san Tommaso, del corpo mistico della Chiesa fanno parte non solo gli uomini, ma anche gli angeli». Qui san Tommaso ha una visione molto bella e molto elevata della Chiesa; la Chiesa è quella società delle creature libere e intelligenti chiamate alla fruizione divina. Vedete qual è il senso della Chiesa: l'essere quel corpo mistico di coloro che sono chiamati a godere, a fruire di Dio. E per questo allora solo coloro che appartengono alla Chiesa raggiungono questo fine e tutti coloro che raggiungono questo fine appartengono alla Chiesa. Quindi gli angeli fanno parte necessariamente della Chiesa, come gli uomini, e quindi, conclude san Tommaso, «il capo di tutta questa moltitudine è Cristo».

Vediamo perché Cristo è capo della Chiesa e, in quanto tale, capo degli uomini e degli angeli. La ragione è questa: «essendo egli (Cristo) più vicino a Dio e ricevendo i suoi doni in un modo più perfetto non solo degli uomini ma anche degli angeli, ed esercitando egli la sua influenza non solo sugli uomini ma anche sugli angeli». Cosa vuol dire? Vuol dire che il grande mistero dell'ascensione, del trionfo di Cristo, consiste nel fatto che Cristo ascende alla destra del Padre, siede alla destra del Padre, con la sua umanità; come Verbo è Dio chiaramente, ma Cristo vero uomo e vero Dio ascende al di sopra dei cieli, al di sopra degli angeli. Dice san Tommaso: è colui che è più vicino a Dio, siede, nel senso di sedere alla destra del Padre. Questo fa sì che, essendo posto più in alto, necessariamente diventa il capo di tutti, ma non il capo semplicemente perché comanda; il senso del capo nella visione teologica di san Tommaso è quello di far fluire le grazie sul corpo. Ora qui c'è la grande visione medievale di Dionigi Areopagita che san Tommaso fa sua. Ne avevamo già parlato: l'universo è una gerarchia di ordini, i nove cori angelici, e poi gli uomini. Questa gerarchia è concepita come una cascata, diciamo una cascata di luce, che dal più alto si comunica verso il più basso, dal più vicino a Dio al più lontano, dal punto di vista della natura (poi vedremo dal punto di vista della grazia). Vi ricordate come i cori angelici comunichino tra di loro: i gradi più alti illuminano i più bassi, li rendono partecipi; c'è come una sovrabbondanza che dal punto più alto, i serafini, si riversa in una sovrabbondanza di carità, di luce, di conoscenza, fino agli angeli. 

Con l'incarnazione, passione, morte, risurrezione e ascensione di Cristo al cielo, accade che a essere più vicino a Dio non è più il serafino, ma è Cristo stesso. Quindi questa cascata ha ora come suo vertice Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. In questo senso, dice san Tommaso, «Cristo è capo non solo degli uomini, ma anche degli angeli», in quanto gli angeli partecipano della Chiesa, che è appunto la comunità di coloro che sono chiamati a fruire di Dio. Vedremo che ci sono alcune distinzioni da fare. Qui i teologi si dividono già in due grandi filoni, entrambi legittimi (non siamo nell'ambito del vero o falso, ma del mistero insondabile).

La linea tradizionalmente chiamata scotista (in riferimento al grande teologo francescano Giovanni Duns Scoto), sosteneva che il Verbo si sarebbe incarnato comunque, anche se l'uomo non avesse peccato, cioè che in qualche modo la creazione era già orientata a questa figura straordinaria che avrebbe unito Dio e l'uomo cioè Gesù Cristo, essendo appunto questo il progetto della creazione che si sarebbe realizzato in modo diverso, senza passione, morte e risurrezione, ma comunque nell'incarnazione, anche se gli uomini non avessero peccato. In questa linea, dove si inserisce anche un altro importante teologo, Francisco Suarez, la tesi è questa: tutte le grazie, nessuna esclusa, sono legate al mistero di Cristo e dunque anche le grazie precedenti all'incarnazione (non solo precedenti per gli uomini, ma anche per gli angeli) sono legate a Cristo. In sostanza, l'elevazione degli angeli alla vita soprannaturale è legata al mistero di Cristo, grazie al mistero di Cristo. La preservazione degli angeli buoni dal peccato (che invece gli angeli depravati hanno commesso) proviene dalla grazia di Cristo. Questa è la visione scotista, molto bella e molto interessante.

Dall'altra parte abbiamo invece la linea tomista, la quale invece dice che Cristo in quanto uomovero Dio e vero uomo, cioè questa realtà che nel tempo compare in un certo preciso momento, in una certa precisa circostanza, non è la causa della elevazione degli angeli. La causa dell'elevazione degli angeli è invece il Verbo, ma il Verbo non ancora fatto carne.

Qui si apre un altro aspetto interessante che troviamo in un'altra questione, sempre della III parte, la quæstio 59, art. 6, cioè quale sia questa influenza di Cristo sugli angeli. Se è solo il Verbo ad essere la causa della grazia e dell'elevazione angelica, Cristo ha in qualche modo un'influenza sugli angeli? San Tommaso dice di sì, dice che ha un'influenza sulla gloria accidentale degli angeli.

Cerchiamo di capire. Nella quæstio 59, art. 6, siamo all'interno di una tematica, che san Tommaso affronta, quella del potere giudiziario di Cristo, cioè Cristo giudice, su chi ha potestà di giudicare, di governare. La domanda è se abbia potestà sugli uomini, sulla creazione, sul secolo presente, sul secolo futuro, ecc. L'ultimo articolo è dedicato alla domanda se il potere giudiziario di Cristo si estenda anche agli angeli. Questo è il contesto. Ora vediamo cosa dice san Tommaso: «Gli angeli sono soggetti al potere giudiziario di Cristo non solo in forza della sua natura divina, cioè per il fatto che egli è il Verbo di Dio, ma anche a motivo della sua natura umana».

Quindi Cristo, vero Dio e vero uomo, è la ragione per cui gli angeli sono soggetti al suo potere giudiziario, in quanto e Dio e uomo, non solo in quanto Dio. E spiega i motivi. Il primo è che «l'anima di Cristo è piena della verità del Verbo di Dio più di qualsiasi angelo. Per cui, come insegna Dionigi, essa illumina gli angeli». Questo è il primo tema di cui abbiamo parlato adesso: l'anima di Cristo, in quanto  umana, appartiene allo stesso genere del mondo angelico, cioè al mondo spirituale; non è della stessa specie, altrimenti non sarebbe umana bensì angelica, ma è dello stesso genere. Ora, l'anima di Cristo è l'anima di Cristo-uomo, l'anima umana di Cristo, «poiché è piena», dice san Tommaso, «del Verbo di Dio più di qualsiasi altra creatura, più del più alto dei serafini» e così illumina gli angeli. Vuol dire che è a capo di quella cascata di luce di cui parlavamo prima. Secondo, «perché con le umiliazioni della passione la natura umana di Cristo meritò di essere esaltata al disopra degli angeli»: c'è un'esaltazione di merito della natura umana di Cristo, come dice san Paolo: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sottoterra» (Fil 2, 10). Terzo, «a motivo delle mansioni esercitate dagli angeli in mezzo agli uomini, di cui Cristo è capo in modo particolare». 

Leggiamo quindi con attenzione questo passaggio dell'art 6 della quæstio 59. Abbiamo detto che gli angeli sottostanno al giudizio di Cristo, prima di tutto quanto all'esecuzione di ciò che viene compiuto per loro mezzo. Questa è la citazione di san Tommaso che adesso commentiamo – nella quæstio si domandava se il potere giudiziario di Cristo giudice si estenda anche sugli angeli; la risposta è "sì", in questo senso: gli angeli sottostanno al giudizio di Dio prima di tutto, dice san Tommaso, «quanto all'esecuzione di ciò che viene compiuto per loro mezzo». Ecco perché, per esempio, in Mt 4,15 abbiamo la frase: «Gli angeli lo servivano», riferito a Cristo. Cioè quanto all'esecuzione di ciò che è compiuto per loro mezzo sottostanno al giudizio di Cristo; in sostanza obbediscono a Cristo quanto all'esecuzione delle missioni loro affidate nei confronti degli uomini e della creazione.

«In secondo luogo quanto agli altri premi accidentali degli angeli buoni, che consistono nella loro gioia per la salvezza degli uomini». Quindi Cristo essendo causa della salvezza degli uomini provoca una gloria accidentale negli angeli. Cos'è una gloria accidentale? Non è la gloria che viene dalla visione di Dio, ma quella gloria, quella gioia che gli angeli provano, che si riverbera in qualche modo sugli angeli, per la salvezza degli uomini; ricordate la frase di Lc 15,7: «C'è più gioia in cielo per un peccatore che si converte, ecc.». Questa gioia riverbera negli angeli e si chiama appunto premio accidentale. Analogamente Cristo è causa delle pene accidentali dei demoni, di quelle pene sopraggiunte nei demoni proprio a causa del trionfo di Cristo e della salvezza delle anime che fanno rodere i demoni. 

«In terzo luogo», dice san Tommaso, «quanto al premio essenziale degli angeli buoni», che è la beatitudine eterna, la visione di Dio, «e quando al castigo essenziale di quelli cattivi», che è appunto la privazione di Dio, la separazione da Dio, la dannazione eterna, c’è una pèrecisazione da fare: «questo però fu compiuto da Cristo in quanto Dio, fin dal principio del mondo». Ritorna quella prospettiva di Cristo in quanto Verbo, non in quanto uomo.

Questa linea più rigorosamente tomista lega l'umanità di Cristo soprattutto alla gloria accidentale degli angeli, distinguendola così dalla gloria essenziale legata al Verbo, alla divinità. Alcuni autori, per esempio il grande teologo e cardinale Charles Journet, sosteneva (siamo nell'ambito dell'argomentazione teologica, legittima) che invece con l'incarnazione avviene qualcosa di particolare. Cosa voleva dire? Traggo la citazione dalla sua opera monumentale, forse la più importante, L'Église du Verbe incarné (La Chiesa del Verbo incarnato): «Nel momento in cui si compie l'incarnazione, l'umanità di Cristo diventa, riguardo a tutto l'ordine della grazia, un principio di efficienza universale. Ormai la grazia e la gloria che gli angeli buoni hanno ricevuto fino a questo momento immediatamente dalla divinità, non la ricevono più se non passando tramite la santa umanità di Cristo». Quella di Journet è una tesi, non è un dogma, ma è una tesi interessante. Fino al momento dell'incarnazione del Verbo, gli angeli ricevevano la loro gloria – attenzione: qui parla della gloria essenziale, su quella accidentale tutti sarebbero d'accordo – direttamente da Dio, ma con l'incarnazione cambia qualcosa: anche il mondo angelico riceve ogni grazia e la sua gloria essenziale tramite non più solo il Verbo, ma il Verbo incarnato, tramite Cristo. Non più immediatamente dalla divinità (cioè senza la mediazione di Cristo), ma anch'essi passando per la santa umanità di Cristo. 

Questo per darvi una visione molto bella di come la teologia, grazie a Dio, non è solo questione di confutazione delle eresie, ma anche di scrutare il mistero nel chiaroscuro della fede, nella pazienza e nell'umiltà dell'indagine teologica, che può portare appunto a delle posizioni che poi sono discusse, corrette, integrate, ecc.

Un ultimo punto riguarda la regalità della Madonna. Sappiamo che è dato acquisito della fede della Chiesa, della fede dei semplici e che troviamo anche nei testi liturgici, che la Madonna sia esaltata al di sopra degli angeli e che sia Regina degli angeli: nelle litanie, Regina angelorum; nella Messa dell'Assunta: Exaltata est super choros angelorum (è stata esaltata al di sopra dei cori degli angeli). Come spiegare questo? Secondo san Tommaso è quasi un dogma: non si può mettere in discussione che la Madonna si stata esaltata al di sopra di ogni creatura, al di sotto solamente del Verbo incarnato. È chiaro che bisogna distinguere tra la gerarchia naturale e quella della grazia; la Madonna, essendo parte della stirpe umana, per la sua natura è gerarchicamente inferiore agli angeli; ma spiegano molto bene i teologi, l'ordine della grazia dipende dal beneplacito divino: Dio, quanto all'elevazione soprannaturale può elevare una creatura gerarchicamente inferiore, quanto alla natura, al di sopra degli angeli. E questo è avvenuto proprio con la Santissima Vergine.

San Tommaso ha un testo molto bello, un sermone a commento all'Ave Maria, in cui dice che la Madonna nei confronti degli angeli ha una triplice superiorità. E lo fa commentando proprio il saluto angelico. La prima superiorità della Madonna sugli angeli si ha quanto alla pienezza della grazia. L'arcangelo, il mondo angelico, si presenta a Maria con deferenza, con umiltà e la saluta come piena di grazia. La pienezza della grazia di Maria sorpassa la grazia di tutto il mondo angelico. Questa pienezza della grazia la pone al di sopra dei cori angelici e di qualsiasi anima beata degli uomini. La seconda superiorità sta nella sua familiarità con Dio: l'arcangelo Gabriele si presenta a Maria Santissima e riconosce in lei una superiorità nella familiarità con Dio quando le dice: «Il Signore è con te». C'è una presenza di Dio in Maria che crea una familiarità tale che gli angeli non la possono eguagliare. D'altra parte questo è il mistero della maternità divina di Maria. Terzo, sorpassa gli angeli in purezza perché ella è purissima e, dice san Tommaso, «causa di purezza», nella famosa visione dell'ordine universale di cascata. La purezza di Maria è causa di purezza di tutte le creature che le stanno al di sotto.

L'elevazione di Maria è legata al mistero di Cristo. Il mistero dell'assunzione non è "semplicemente" la preservazione del suo corpo dalla morte, ma è proprio il mistero – per analogia, non per uguaglianza con l'ascensione di Cristo – del suo oltrepassare non solo tutti gli uomini, ma anche le schiere degli angeli, per collocarsi alla destra del Figlio. Interessante: il Figlio si colloca alla destra del Padre, a indicare questa sommità del Verbo fatto carne, ma di fianco a lui, a condividere con lui questa regalità, unita a lui, chiaramente sottomessa a lui, c'è anche la Santissima Vergine.

 



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