• L'ANALISI

Cristianofobia, contraddizioni del politicamente corretto

È una pia illusione pensare di cancellare l’odio per legge. Occorrono altri strumenti sul piano culturale e sociale per affrontare la questione. Perché l’odio cristianofobico non si può cancellare per legge mentre quello omotransfobico sì? Semplice, perché siamo ancora una volta di fronte all’eterna, insostenibile contraddizione del politicamente corretto. Sono duemila anni che i seguaci del Nazareno soffrono sulla propria pelle questa discriminazione. Basta vedere cosa accade ancora oggi a livello mondiale.

La cronaca ufficiale li archivia come fatti che non fanno più notizia, e se non fosse per pochi encomiabili giornalisti non se ne discuterebbe nemmeno più. Stiamo parlando degli atti sacrileghi contro luoghi e simboli religiosi cristiani da parte dei satanisti. Eppure, si tratta di un fenomeno purtroppo assai diffuso e in preoccupante aumento.

Basti ricordare l’episodio recentemente accaduto in Sardegna, dove per celebrare un rito satanico gli adepti di Belzebù hanno devastato una piccola chiesa in riva al mare, praticato sesso sull’altare, orinato nelle acquasantiere vuote e disegnato simboli demoniaci.

Il caso si aggiunge ai tantissimi episodi di cui sono venuto personalmente a conoscenza in questi anni grazie alle segnalazioni dei miei numerosi amici preti.

Rispetto al satanismo, dal punto di vista giuridico, si è sempre posto un problema in ordine alla sua punibilità. Ci sono alcuni che, non avendo in particolare simpatia i cristiani, tendono a sdrammatizzare, sottovalutare e sminuire il fenomeno. Potremmo definirli “minimalisti”. Costoro sono propensi a considerare che anche il satanismo, in fondo, rappresenti un credo religioso: gli adoratori del Demonio alla stregua degli adoratori del Dio cristiano. Sostengono i minimalisti che il sistema legislativo italiano, a partire dal dettato costituzionale, tuteli il diritto di culto e dei culti in generale, per cui le sette di tipo religioso come quelle sataniche non sono vietate dall’ordinamento giuridico, a meno che gli adepti non commettano atti illeciti puniti dalle norme del codice penale. Gli stessi minimalisti amano, infatti, ricordare quello che sancisce l’articolo 8 della Costituzione: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge; le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano; i loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze». Quindi, sarebbe giusto mantenere una libertà di culto e la possibilità di celebrare riti anche per i satanisti.

C’è, però, un’obiezione a questo ragionamento che si aggiunge alle già ottime osservazioni di Stefano Fontana di ieri su queste colonne. Non tutte le libertà costituzionali sono sempre consentite. Ad un razzista, per esempio, non è riconosciuta nessuna libertà di opinione, di associazione, di educazione, di stampa, di riunione. E una chiesa che professasse la superiorità di una razza rispetto ad un’altra non potrebbe invocare l’art. 19 della nostra Costituzione sulla libertà di culto. Così come sarebbe vietata una chiesa che teorizzasse l’odio verso i disabili, gli anziani, le donne o altre categorie deboli, al punto da distruggere luoghi e oggetti simbolici e commettere reati.

Può, quindi, considerarsi tale una “religione” fondata sull’odio verso tutto ciò che è cristiano, che invoca come divinità la personificazione del Male, e che giunge a compiere atti di violenza fisica su persone e cose, come fa il satanismo? Se si limitano, giustamente, i diritti costituzionali ad un sostenitore del Ku Klux Klan, per quale ragione si devono invece riconoscere ad un adoratore del Demonio che fonda il proprio credo sull’odio e sul male?

Ma c’è un altro punto da prendere in considerazione. I minimalisti tendono a banalizzare l’aspetto ideologico del satanismo e sostengono che non sia necessario un espresso divieto per legge, in quanto le eventuali condotte illecite poste in essere dagli adepti del Demonio sono già punite dall’ordinamento giuridico. Non sarebbe, quindi, necessario introdurre un’ulteriore specifica norma penale per arginare il fenomeno.

Per le loro scorribande vandaliche e orgiastiche – spacciate per “riti” – i satanisti sarebbero già punibili secondo le pene previste da reati come quello di deturpamento e imbrattamento di cose altrui (art. 639 C.P.), di danneggiamento (art. 635 C.P), di offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone e di cose (art. 404 e 403 C.P.), di atti osceni (art. 527 C.P.), di violenza privata (art. 527 C.P.), di violazione di domicilio (art. 614 C.P.), eccetera. Gli stessi minimalisti sostengono che per combattere e debellare questo deprecabile fenomeno sociale dei riti satanici non serve la legge penale o la minaccia delle manette. Occorrerebbe piuttosto affrontarlo dal punto di vista sociologico con misure e azioni diverse dalla minaccia del carcere. Sarebbe un errore aggiungere leggi a leggi ogni volta che occorra gestire un fenomeno sociale. E sempre i minimalisti citano, per esempio, il caso degli incidenti stradali. Quando quel fenomeno, infatti, ha destato un particolare allarme sociale e ha cominciato a registrare una pericolosa diffusione, si è pensato di arginarlo e combatterlo introducendo un nuovo reato: l’omicidio stradale (art. 589 bis C.P.). Il risultato è stato quello di aver emanato una pessima legge che, peraltro, non ha assolutamente ridotto il numero degli incidenti. Anzi. Oltretutto, precisano ancora i minimalisti, l’odio dei satanisti nei confronti del cristianesimo è un sentimento, che come tale non può essere regolato dalle norme di diritto.

È una pia illusione pensare di cancellare l’odio per legge. Occorrono altri strumenti sul piano culturale e sociale per affrontare la questione. Perché l’odio cristianofobico non si può cancellare per legge mentre quello omotransfobico sì? Semplice, perché siamo ancora una volta di fronte all’eterna, insostenibile contraddizione del politicamente corretto. Sono duemila anni che i seguaci del Nazareno soffrono sulla propria pelle questa discriminazione. Basta vedere cosa accade ancora oggi a livello mondiale.

Open Doors, l’organizzazione che da anni si occupa del macabro censimento dei cristiani perseguitati nel mondo, ha pubblicato i dati relativi al 2019. Salta subito all’occhio il fatto che continui incredibilmente a crescere il numero dei martiri. Nel 2019 sono saliti da 245 a 260 milioni le persone perseguitate in odium fidei nei Paesi della World Watch List, ovvero quelli monitorati da Open Doors. La media giornaliera è impressionante. Ogni giorno che il buon Dio manda in Terra sono ben otto i cristiani che vengono uccisi per la loro fede (2.983). Ventisei sono le chiese e gli edifici connessi, comprese scuole e ospedali religiosi, che subiscono attacchi o che vengono chiusi (9.488)

Cosa accadrebbe se ogni giorno questa fosse la media di omosessuali o transessuali torturati, arrestati, violentati o uccisi solo perché omosessuali o transessuali? E cosa accadrebbe se ventisei fosse la media delle sedi di associazioni LGBT bruciate e distrutte ogni giorno? Non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. I cristiani non meritano attenzione, non valgono alcuna considerazione, non hanno diritto ad alcuna protezione, non sono degni di alcun riconoscimento. Possono essere tranquillamente vittime di un genocidio silenzioso, perché meritano solo il disprezzo delle categorie protette dall’ideologia del politicamente corretto. È davvero una singolare beffa che debbano essere considerati figli di un dio minore, proprio coloro che sono invece figli dell’Unico Vero Dio.