• LA TRAGEDIA

«Credo, tra lacrime e fede». La lezione del Cammino di Madrid

La tragedia di Madrid, con l'esplosione della palazzina della parrocchia de la Paloma. Due delle quattro vittime, un papà di 4 figli e un giovane sacerdote, appartenevano al Cammino Neocatecumenale, che proprio qui nel '70 mise le prime basi. Il funerale dei due è una lezione di dignità e fede in una Madrid che non sa darsi spiegazioni della tragedia. 

Ferita e scioccata. Così si è risvegliata la città di Madrid dopo la violenta esplosione che mercoledì 20 gennaio alle tre del pomeriggio ha colpito i locali della parrocchia Virgen de la Paloma, al numero 98 di Calle Toledo nel vivace quartiere La Latina a pochi minuti dalla Plaza Mayor. In queste ultime settimane la capitale spagnola è stata piegata dal passaggio della tempesta “Filomena” che ha causato molti disagi e una straordinaria nevicata che ha imbiancato la città e portato i madrileni a riversarsi per le strade tra sci, slittini e pupazzi di neve.

Nessuno avrebbe pensato che i danni provocati dalla neve e dal gelo alla caldaia della parrocchia sarebbero risultati fatali. Una fuga di gas, l’allarme dei sacerdoti residenti per il forte odore percepito in tutti e sei i piani dell’edificio e l’arrivo di un giovane elettricista parrocchiano per valutare il funzionamento della caldaia. Poi la forte esplosione, il fumo e le fiamme. A qualcuno è sembrato si trattasse di un attentato e per un attimo si è ripresentato l’incubo del 11M, l’attentato jihadista avvenuto nel 2004 nella stazione di Atocha.

I sei piani dell’edificio appartenente alla parrocchia sono stati distrutti. Ma le conseguenze dell’esplosione sarebbero potute essere peggiori. Accanto all’edificio una residenza di anziani, dall’altro lato una scuola tenuta dai fratelli de La Salle. Un piccolo miracolo che gli anziani e i bambini non siano stati coinvolti in nessun modo: la neve infatti ha impedito che i ragazzi uscissero in giardino durante la mattinata.

Se non nel suo cuore, Madrid è stata colpita in una delle sue arterie spirituali pulsanti. Una ferita difficile da rimarginare, che lascerà a lungo il segno nella capitale spagnola. La parrocchia è intitolata alla Vergine della Paloma, patrona “affettiva” o “popolare” di Madrid, perché la patrona ufficiale è la Virgen de la Almudena che da il nome alla Cattedrale. L’esplosione ha colpito la canonica, assieme ai locali della Caritas dove i poveri e gli emarginati trovavano qualcosa da mangiare, ascolto e una parola di sollievo. Anche le sale del “catecumenium“, dove si riunivano le numerose comunità neocatecumenali, sono state distrutte. La parrocchia è infatti uno dei centri più rappresentativi del Cammino in Spagna e nel mondo. Lì Kiko Argüello e Carmen Hernández, dopo l’esperienza nelle baracche di Palomeras Altas, hanno predicato per la prima volta nel 1970 fondando una delle prime comunità neocatecumenali del mondo.

Una parrocchia pioniera e simbolo per il Cammino, una parrocchia con una speciale vocazione missionaria: da lì sono partiti missionari in tutto il mondo, catechisti itineranti che hanno evangelizzato in diverse paesi, molti giovani sono entrati in seminario e ora sono sacerdoti e molte ragazze hanno scelto la vita monastica. Attualmente a La Paloma ci sono 18 comunità per un totale di circa 900 persone. Durante la Giornata Mondiale della Gioventù, migliaia di pellegrini sono stati accolti da questa parrocchia, lì hanno celebrato e pregato molti giovani accorsi per partecipare all’ultima GMG di Benedetto XVI.

Due giovani amici e fratelli di comunità
La tragica esplosione ha provocato una decina di feriti e quattro vittime, due di loro restano al momento senza identificare, mentre verso le sei del pomeriggio è stato subito ritrovato il corpo senza vita di David Santos, giovane parrocchiano appartenente al Cammino Neocatecumenale. Chiamato dai sacerdoti allarmati dal forte odore di gas, era accorso a verificare il funzionamento della caldaia. David, 35 anni, catechista del post-cresima e tecnico elettricista che si occupava di manutenzione, lascia la moglie Sara e quattro piccoli bambini.

Assieme a lui nel momento dell’esplosione c’era padre Rubén Pérez, viceparroco di 36 anni, ordinato sacerdote dal cardinale di Madrid Carlos Osoro a luglio ed anche lui appartenente alla stessa comunità neocatecumenale di David. Dopo tanti anni di preparazione e formazione nel seminario Redemptoris Mater di Madrid, la sua missione come sacerdote è durata soltanto sette mesi.

Così, nella sua prima Messa, incoraggiava i presenti ad avere sempre fiducia in Dio, anche nei momenti più bui: «Vi invito a guardare al Signore, a confidare in lui, a non dubitare mai del suo amore, a gridare al Signore nel momento del dubbio e quando arriveranno le difficoltà, dicendo: “Signore, se tu sei qui, se sei stato sempre non me e non mi hai mai abbandonato, manifestati, aiutami, soccorrimi nell’angoscia!”. Così sperimenterai che Dio è la tua tranquillità». E aggiungeva: «Se penso al futuro mi domando cosa succederà… Non lo so. A volte ho paura del futuro. Ma penso: “Il Signore si fa presente” e questo mi incoraggia e mi da la tranquillità necessaria per andare avanti». Ricoverato e operato d’urgenza all’Hospital de la Paz, Rubén è morto verso l’una e mezza di notte. Prima dell’operazione ha ricevuto il sacramento dell’Unzione degli Infermi da suo fratello Pablo, anche lui sacerdote della diocesi di Madrid.

Nella parrocchia di Santa Caterina Labouré i familiari, gli amici più stretti e la comunità hanno salutato David e Raúl in un’Eucaristía presieduta dal fratello di Raúl, Pablo. Più di quindicimila fedeli si sono connessi da tutto il mondo per seguire la celebrazione delle esequie trasmessa in diretta dal canale Youtube della parrocchia, mentre in poche ore il video ha superato le 130mila visualizzazioni.

Come prima lettura è stato scelto un brano del profeta Osea, lo stesso proclamato il giorno del matrimonio di David e Sara. «Ti porterò al deserto e ti farò mia sposa per sempre». «Dio ci porta nel deserto per parlare al nostro cuore. Ora per te Ana, per voi papà e mamma, per tutti noi inizia un tempo di deserto. È qui che Dio vuole incontrarci» commenta padre Pablo nell’omelia.

Un’omelia sofferta e per questo sincera quella del sacerdote che piange un fratello più giovane e un amico. Pablo ha sottolineato la forte amicizia, «fondata su Gesù Cristo», che legava i due giovani. Pablo ha riportato le parole che suo padre ha pronunciato ai figli la notte in ospedale mentre Raúl, piano piano si spegneva, «non permettiamo che tutto ciò ci faccia dubitare dell’amore di Dio». Sostenuti questa fede nell’amore di Dio i fratelli di comunità di David e Raúl hanno cantato il Credo attorno ai due feretri e tutta l’assemblea ha intonato l’inno di san Paolo: “La morte è sconfitta dalla vittoria!“.

Tutto questo rappresenta un mistero e un segno di contraddizione in un mondo scandalizzato dalla sofferenza e dalla morte. In una città ferita e scioccata da una tragedia, c’è un popolo che, mentre a stento trattiene le lacrime, crede fermamente che non tutto sia finito, che la vita non finisce ma si trasforma e che risurrezione di Cristo ha distrutto per sempre la morte. «Papà ci custodirà dal cielo», hanno detto prima della celebrazione le figlie del giovane David. Così racconta don Pablo, che afferma «i nostri figli hanno più fede di noi». Una speranza per il futuro.