• CENSURA 2.0

Covid e Facebook, prove da Ministero della Verità

Il social network ha deciso di combattere la disinformazione sul Coronavirus eliminando o riducendo la diffusione di contenuti ritenuti falsi, e indirizzando verso fonti quali l’Oms. Peccato che proprio l’agenzia dell’Onu, oggi smaccatamente pro Cina, ha grandi responsabilità nella pandemia. E poi, chi decide la verità? I debunker non sono infallibili e Facebook ha alle spalle censure a senso unico.

Facebook si candida a nuovo, orwelliano, Ministero della Verità? Le avvisaglie ci sono già da tempo, e lo stato emergenziale da Coronavirus può essere un ottimo alleato per il colosso di Mark Zuckerberg.

Non c’è solo la rimozione di certe pagine intese a organizzare proteste contro un lockdown a volte esasperato a lasciare perplessi.

Ma c’è pure il comunicato che Guy Rosen, vicepresidente del ramo Integrità, ha pubblicato il 16 aprile riguardo agli sforzi di limitare la disinformazione che passa attraverso Facebook e Instagram, indirizzando verso fonti come l’Organizzazione mondiale della Sanità. «Da quando il Covid-19 è stato dichiarato a gennaio un’emergenza globale per la salute pubblica, abbiamo lavorato per mettere in contatto le persone con informazioni accurate fornite dagli esperti della salute e per impedire che disinformazioni dannose sul Covid-19 si diffondessero sulle nostre App». Continua il comunicato: «Abbiamo ora indirizzato oltre 2 miliardi di persone verso fonti dell’Oms e di altre autorità sanitarie attraverso il nostro “Centro informazioni sul coronavirus” e i pop-up su Facebook e Instagram con oltre 350 milioni di persone che fanno clic per saperne di più».

Proteggere la salute combattendo la disinformazione, si dirà, è cosa in sé lodevole. Già, ma un conto è combatterla - la disinformazione - con le armi della ragione, un altro è bollare, censurare e offuscare quel che si ritiene disinformazione, anche se magari non lo è. Poi, chi decide ciò che è attendibile e ciò che non lo è? Prendiamo il caso dell’Oms: sicuri che sia attendibile?

L’Oms è un’organizzazione a forti tinte politiche e oggi influenzata pesantemente dalla Cina, cioè una dittatura che ha sponsorizzato la nomina dell’attuale direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus. Fin dall’inizio della pandemia, l’Oms si è comportata come un megafono delle indicazioni provenienti da Pechino. Il 12 gennaio, in un bollettino ufficiale, scriveva che «non c’è […] nessuna chiara prova della trasmissione da uomo a uomo». Nonostante l’Oms avesse ricevuto un allarme da Taiwan già il 31 dicembre 2019, l’ammissione del contagio uomo-uomo è avvenuta solo in una dichiarazione del 23 gennaio (tre giorni dopo l’ammissione del Partito Comunista Cinese), in cui ancora si evitava di raccomandare la chiusura dei confini. Stessa ambiguità ha caratterizzato la posizione sulle mascherine, che è cambiata parallelamente alla capacità della Cina di procurarsene in quantità sufficiente. Insomma, la decisione di Donald Trump di sospendere i finanziamenti statunitensi all’Oms ha i suoi motivi.

Va ricordato poi un altro ‘particolare’, che riguarda stavolta l’intera agenda mondialista: l’Oms è la stessa organizzazione che il 13 marzo ha raccomandato di assicurare l’aborto «indipendentemente dallo status di Covid-19». E attraverso una sua rappresentante, Antonella Lavelanet, ha poi suggerito misure per garantire l’aborto - anche casalingo - perfino in minori condizioni di sicurezza per le donne (vedi qui). Eppure, per Facebook l’Oms è un’organizzazione attendibile, di cui vanno promosse le raccomandazioni e anche la raccolta fondi.

Ma torniamo al comunicato di Rosen, che riferisce come Facebook collabori «con oltre 60 organizzazioni di fact-checking [verifica dei fatti] che esaminano e valutano i contenuti in più di 50 lingue in tutto il mondo». Tra i Paesi coperti da quest’attività di controllo delle informazioni c’è anche l’Italia. Il meccanismo della Verità funziona così: «Una volta che un contenuto è stato valutato falso dai fact-checker [verificatori dei fatti], ne riduciamo la distribuzione e mostriamo le etichette di avvertimento con più contesto». Gli algoritmi aiutano poi a rilevare contenuti somiglianti alle bufale, vere o presunte. Secondo Rosen, «quando le persone hanno visto quelle etichette di avvertimento, il 95% delle volte non hanno continuato a visualizzare il contenuto originario».

Inoltre, se ci sono utenti che hanno messo un “mi piace”, reagito o commentato un’informazione dannosa, Facebook inizierà a mostrare loro un apposito feed delle notizie. «Questi messaggi collegheranno le persone ai miti sul Covid-19 sfatati dall’Oms, compresi quelli che abbiamo rimosso dalla nostra piattaforma perché diretti a causare imminenti danni fisici. Vogliamo collegare le persone che potrebbero aver interagito con disinformazioni dannose sul virus con la verità proveniente da fonti autorevoli». Nel “Centro informazioni sul coronavirus” c’è pure una serie di articoli per approfondire, anche questi su indicazione dei cosiddetti debunker o fact-checker.

Il problema rimane quello già indicato: chi stabilisce, specie quando si tratta di mere opinioni, cosa è vero e cosa non lo è? Come la mettiamo se oltre a eliminare contenuti dannosi si screditano o eliminano - magari per interessi di parte o perché la comunicazione mainstream indica una sola soluzione possibile - anche informazioni vitali? I debunker «indipendenti» di cui parla Facebook sono fallibili, e influenzabili, come gli altri esseri umani. E l’esperienza insegna che persone, organizzazioni e siti che si qualificano come tali finiscono - non di rado - per essere a loro volta spacciatori di notizie false, soprattutto se riguardano argomenti sensibili con forte polarizzazione di idee (temi di bioetica, politica, ecc.).

Facebook ha alle spalle grotteschi oscuramenti di messaggi cristiani e, per ammissione dello stesso Zuckerberg, il blocco di inserzioni pro vita nel decisivo referendum irlandese del 2018 sull’aborto. Quando poi si è trattato di evitare o meno la diffusione di determinate fake news, la censura è avvenuta spesso a senso unico, politicamente orientato. Occhi aperti, la libertà si gioca anche su questo fronte.

Dona Ora