a cura di Riccardo Cascioli
  • Malattie trasmissibili

COVID-19 in Africa, i danni indiretti

 

“Abbiamo una quantità di malattie virali, la vita deve continuare”. Così il presidente del Tanzania John Magufuli ha spiegato la sua decisione lo scorso aprile di smettere il conteggio dei posiviti al COVID-19 e dei morti. Anche nei paesi in cui l’allarme è stato mantenuto, il coronavirus ha fatto meno vittime di quanto si fosse temuto e l’epidemia non ha prodotto i danni previsti per rimediare ai quali l’Onu aveva chiesto una rapida mobilitazione. “Non c’è dubbio che la pandemia colpirà anche l’Africa. Ci saranno milioni di morti anche tra la popolazione giovane” aveva detto il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterrez a fine marzo. Due mesi dopo, aveva lanciato un appello alla comunità internazionale perchè si preparasse a un aiuto addizionale all’Africa stimato in oltre 200 miliardi di dollari e adottasse politiche di alleggerimento del debito estero. Più che con i danni provocati dal COVID-19, ormai è chiaro che l’Africa deve fare i conti con le conseguenze indirette della pandemia sulla salute. Uno dei problemi è sicuramente dato dalla riduzione e in certi casi la sospensione della somministrazione dei vaccini, soprattutto quelli destinati ai bambini. Oms e Unicef lo scorso luglio calcolavano che circa 14 milioni di bambini non erano stati vaccinati, più della metà dei quali africani. Il dottor Robin Nandy, direttore del settore immunizzazione dell’Unicef, ha spiegato che la situazione più grave si stava verificando nei paesi in guerra. Tra le vaccinazioni sospese figurano quelle contro morbillo, poliomielite, meningite, febbre gialla, difterite, tetano e pertosse. Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Ciad, Repubblica Centrafricana e Sudan del Sud sono tra gli stati con il numero più elevato di bambini che non sono stati vaccinati.