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STATI UNITI

Corte Suprema, gli abortisti minacciano di uccidere i giudici

Un documento del Dipartimento della Sicurezza Nazionale descrive i seri pericoli di attentati ai giudici della Corte Suprema statunitense, ai pro vita e alle chiese, a seguito della pubblicazione della bozza di sentenza anti-aborto. Tra le minacce, “l’incendio o l’assalto alla Corte Suprema degli Stati Uniti e l’omicidio dei giudici e dei loro impiegati”, nonché di membri del Congresso.

Esteri 20_05_2022

La guerra scatenata da abortisti e Democratici dal 2 maggio, con la pubblicazione della bozza di sentenza della Corte Suprema contro l’aborto che abbiamo già descritto, ha toccato il livello di guardia. Gli appelli, che da due settimane i Repubblicani indirizzano all’Amministrazione Biden e al Dipartimento di Giustizia sui pericoli che corrono i giudici, sinora non erano stati ascoltati. Qualcosa si muove, ma ora ci sono i terroristi in campo.

Per convincere il segretario alla Giustizia, Merrick Garland, che fosse urgente intervenire, è stato necessario un documento specifico del Dipartimento della Sicurezza Nazionale (Dhs), nel quale si descrivono i seri pericoli di attentati ai giudici, ai pro vita e persino a chiese e sacerdoti. Lo scoop giornalistico di Politico di inizio maggio e la grancassa massmediatica di abortisti e Democratici hanno scatenato un’onda di minacce contro pro life e giudici e aumentato la “probabilità di violenza estremista”, si afferma nel documento venuto alla luce mercoledì 18 maggio. La violenza potrebbe provenire da entrambe le parti, sostiene lo stesso documento, anche se ad oggi nessuna violenza è stata segnalata a carico dei pro life, ma anche da “altri tipi di estremisti” che cercano di sfruttare le tensioni, secondo questo rapporto diretto alle agenzie governative locali.

Il documento - datato 13 maggio, pubblicato giorno 18 dall’agenzia Axios e poi ripreso integralmente da diversi organi e siti di informazione - cerca di distinguere tra le attività illegali e le manifestazioni di protesta, intense ma legali, che saranno garantite anche quando la Corte Suprema emetterà la sua sentenza nei prossimi mesi. “Il Dhs è impegnato a proteggere la libertà di parola degli americani e altri diritti civili e libertà civili, compreso il diritto di protestare pacificamente”, ha detto un portavoce del Dipartimento della Sicurezza Nazionale rispondendo a una richiesta di commento dell’agenzia Axios.

Nel documento del Dhs si legge che “se storicamente, gli atti di violenza legati a questo tema sono stati commessi principalmente da estremisti violenti che si oppongono ai diritti dell’aborto”, tuttavia “in futuro, le rimostranze legate alla limitazione dell’accesso all’aborto potrebbero alimentare la violenza da parte di estremisti violenti pro-choice e di altri” (estremisti violenti interni).

La diffusione della bozza di sentenza della Corte Suprema ha provocato un “significativo aumento” delle minacce attraverso i social media nei confronti di giudici della Corte Suprema, membri del Congresso e altri funzionari pubblici, oltre che del clero e degli operatori sanitari. “Gli estremisti della violenza domestica e i gruppi criminali hanno adottato le narrazioni sui diritti all’aborto per incoraggiare la violenza, aumentando probabilmente la minaccia al personale e alle strutture governative, religiose e di assistenza sanitaria riproduttiva e agli oppositori ideologici”. Il Dhs afferma di aver identificato “almeno 25 minacce violente sui social media” che includevano “l’incendio o l’assalto alla Corte Suprema degli Stati Uniti e l’omicidio dei giudici e dei loro impiegati, dei membri del Congresso e dei manifestanti pacifici”.

Lo stesso giorno di mercoledì, il Dipartimento di Giustizia ha dovuto annunciare che lo U.S. Marshals Service, la polizia dedicata alla sicurezza dei giudici, ha messo i giudici supremi sotto sorveglianza 24 ore al giorno. Solo nella serata di mercoledì 18 maggio il procuratore generale Garland ha deciso di incontrare sia i capi del Dipartimento di Giustizia sia alti funzionari della Corte Suprema per valutare ulteriori misure di sicurezza per i giudici, le loro famiglie, i funzionari, l’edificio e gli uffici della Corte stessa. Nessuna intenzione di vietare le manifestazioni. Superficialità, sottovalutazione, complicità? Perché dal 13 maggio e sino alla sera del 18 maggio, l’Amministrazione Biden e il procuratore generale non hanno mosso un dito per prevenire i piani terroristici e proteggere i giudici e le chiese? Eppure, le registrazioni audio e video delle minacce di morte degli abortisti nei confronti di inermi pro life e sacerdoti, che hanno fatto il giro del Web in questi giorni, erano note agli investigatori.

Tra i pro vita sono i cattolici e le chiese ad essere stati i più soggetti ad attentati e minacce, come dettagliatamente dimostra il presidente di Catholic Vote, Brian Burch, al Dailywire. Per memoria, lo scorso 14 gennaio la Conferenza episcopale statunitense aveva già chiesto al Governo di vigilare e proteggere le chiese e i propri fedeli, denunciando cento attacchi ricevuti in poco tempo; e in un nuovo documento i vescovi americani danno conto di 132 attacchi violenti e blasfemi sino ad oggi. La situazione è pericolosa e gravida di sangue. Ciononostante, il Washington Post ha paragonato, in un articolo al vetriolo, la possibile sentenza della Corte Suprema contro l’aborto agli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle. Le parole possono diventare pallottole, ma i Liberal e Dem americani non hanno vissuto i nostri tragici “anni di piombo” e giocano col fuoco.

Emblematica la scelta della vicepresidente Kamala Harris che ieri, 19 maggio, ha pensato bene di testimoniare la propria vicinanza agli operatori delle multinazionali abortiste americane, in testa la Planned Parenthood, ringraziandoli per il loro impegno e assicurando il pieno sostegno dell’Amministrazione federale. Biden? Il suo indice di gradimento è sceso al 26% tra l’elettorato ispanico che lo scorso anno lo sosteneva con il 55% dei consensi. La benzina tocca il prezzo record di quattro dollari al gallone… Stendiamo un velo pietoso.