• GERMANIA E UNGHERIA NEL MIRINO

Corte europea, sfida alla sovranità degli Stati

Aperto il percorso di infrazione contro la Germania, i cui giudici si erano opposti ai Coronabond. Stravolte le procedure e accelerato il giudizio contro l'Ungheria. Le decisioni della Corte Europea sono superiori a quelle delle corti dei singoli paesi?

Grandi abusi di potere a Bruxelles su pressione di Socialisti, Liberali, Sinistre e Verdi. La Commissione Europea, lo scorso 8 giugno, ha dato avvio alle procedure di denuncia e aperto il percorso di infrazione contro la Germania e ha mostrato la propria contrarietà verso la Corte Costituzionale tedesca, allo scopo di affermare la prevalenza delle decisioni europee su quelle nazionali.

Inoltre, la Corte europea, su richiesta del Parlamento europeo, sta accelerando una procedura relativa alla questione dello stato di diritto senza attendere i criteri che definiscano lo Stato di Diritto e le valutazioni della Commissione su Polonia ed Ungheria. La questione tedesca è dirimente e riguarda il futuro della stessa Unione Europea: le decisioni della Corte Europea sono superiori e dunque prevalgono su quelle delle Corti Costituzionali dei singoli paesi?

I giudici europei possono con le proprie scelte, di fatto, violare la Costituzione di un singolo paese? Se il caso promosso dalla Commissione europea avesse successo, l’Europa si trasformerebbe da unione di Stati sovrani in una ibrida unione di repubbliche sovietiche. La Commissione lo scorso 8 giugno ha iniziato una procedura legale contro la Germania, con l'obiettivo di costringere Berlino ad accertare il primato del diritto europeo sulle decisioni dei tribunali nazionali e la stessa Corte Costituzionale tedesca. Il caso di specie è quello scaturito dalla decisione della Suprema Corte di Karlsruhe dello scorso  5 maggio 2020, quando i giudici tedeschi avevano bocciato i Coronabond, promossi dalla BCE e avvalorati dalla Corte di Giustizia europea.

Respingendo una decisione della Corte europea del 2018 per consentire gli acquisti di obbligazioni, la Corte tedesca aveva ordinato alla BCE di fornire alla Germania un'adeguata giustificazione del programma di acquisti obbligazionari entro i tre mesi successivi. In caso contrario, la Bundesbank non sarebbe stata più autorizzata a partecipare al programma. Nella sua decisione la Corte tedesca spiegava che, nell’avvalorare la decisione della BCE, la Corte di giustizia europea aveva dato poca importanza al principio di proporzionalità, un principio fondamentale dei trattati europei, insieme a quello della sussidiarietà. Già lo scorso anno, la Commissione aveva ribadito il proprio preoccupante criterio interpretativo (assolutista e totalitario): “Il diritto dell'UE ha il primato sul diritto nazionale. Tutte le sentenze della Corte di giustizia europea sono vincolanti per le autorità degli stati membri, compresi i tribunali nazionali”.

Ora, a poco più di un anno dalla storica Sentenza della Corte tedesca, la Commissione europea ha annunciato l’invio di una lettera di notifica formale alla Germania, dando due mesi a Berlino per rispondere alla domanda di fondo: prevale il diritto europeo o la Costituzione tedesca? Siamo alla prima fase dell’iter di infrazione che può portare la Commissione a chiedere alla Corte di giustizia dell'UE di imporre sanzioni. Nel giustificare la decisione politica presa, la Commissione Europea ha ipocritamente affermato di rispettare “pienamente l'indipendenza dei tribunali nazionali dell'Unione, ma la sentenza tedesca stabilisce un grave precedente… Questo precedente potrebbe minacciare l'integrità del diritto dell'Unione e potrebbe aprire la strada a un'Europa à la carte”.

Nel caso tedesco, non si tratta di contestare riforme o nuove norme deliberate dai Governi o Parlamenti nazionali di Stati sovrani, cosa già di per sé soggetta a possibili vendette politiche, quanto di contestare apertamente le decisioni di una Corte Costituzionale di un paese sovrano che, a sua volta, aveva contestato la correttezza dell'interpretazione dei Trattati da parte della Corte Europea di Giustizia e aveva reso inefficace la decisione della Corte europea sul territorio e per gli organi nazionali.  

Inoltre, la stessa Corte, come ha denunciato il ministro della Giustizia ungherese il 12  giugno, “ha accolto una richiesta del Parlamento di affrontare il caso ungherese con una procedura accelerata”, senza attendere l’esito di incontri e riunioni che si stanno tenendo con Commissione e altri ministri della Giustizia europei su leggi e riforme ungheresi. Lo stesso Parlamento Europeo l’11 giugno ha minacciato la Commissione di citarla in giudizio davanti alla Corte, per la lentezza di definire i criteri di vincolo tra fondi europei e violazioni dello Stato di Diritto.

Nella sua incredibile arroganza, il Parlamento ha concesso solo 2 settimane di tempo alla Commissione per elaborare quei criteri e, come sperano Socialisti, Liberali, Sinistre e Verdi, poter togliere i Fondi del Recovery a Polonia e Ungheria, accusate di violare i “valori europei”.

Gli abusi di potere delle istituzioni e la tirannia della maggioranza politica oggi al governo dell'Europa stanno mettendo in pericolo il futuro dell'Unione. Si vuole un'Europa che rispetti i propri Trattati, le identità, culture e sovranità nazionali o si vuole procedere verso una progressiva omologazione e accentramento totalitario? Le previsioni costituzionali e le leggi di molti paesi che tutelano la vita umana dal concepimento alla morte naturale, matrimonio tra maschio e femmina, libertà religiosa e di educazione, una volta finissero sconfitte Germania, l’Ungheria e Polonia, potrebbero venire azzerate, insieme alle competenze degli Stati membri, ai principi di proporzionalità e sussidiarietà.

La Commissione e il Parlamento, spinti dai Socialisti, Verdi e Liberali, muovono la guerra finale a tutti coloro che non si adeguano alle loro ideologie politiche. Dopo Polonia e Ungheria, ora, con l’attacco alla Germania, si mostra il desiderio di imporre un nuovo modello di Europa, quella descritta da Vladimir Bukovskij nel 2007: ci avviciniamo alla EURSS,  Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

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