• IL REPORTAGE

Corsa degli aiuti in India. Prima che arrivi il monsone

Il passaggio del ciclone Fani agli inizi del mese scorso ha danneggiato gravemente oltre 200.000 famiglie nello Stato indiano dell’Orissa, spazzando via i tetti delle loro case. Nonostante governo ed enti caritativi stiano provvedendo ai soccorsi, migliaia di persone si trovano in condizioni drammatiche e temono per l’imminente arrivo del monsone.

PURI (India) - File di case prive del tetto, circondate da tronchi di alberi da cocco lesionati, testimoniano la devastazione in villaggi come Purushottam Ballabha, distrutti dal ciclone Fani che ha colpito lo Stato orientale dell’Orissa il 3 maggio

Un mese più tardi, per i soccorritori e gli ufficiali governativi rimane la sfida delle migliaia di case senza tetto intorno al distretto di Puri, il più colpito di tutti, dove il devastante ciclone, con una velocità di 240 chilometri orari, ha portato rovina nel territorio.

Riguardo al mezzo milione di famiglie colpite dal ciclone, il commissario speciale per il soccorso nell’Orissa, Bhishnupada Sethi, ci ha riferito: “Oltre 200.000 [di queste] famiglie sono state gravemente colpite, con i loro tetti spazzati via”. Come ha sottolineato Sethi, “insieme al ripristino dell’elettricità e di altri servizi, il nostro obiettivo immediato è di fornire assistenza a queste famiglie prima che il monsone irrompa (metà giugno)”. Il commissario speciale ha riferito anche che, grazie alla tempestiva evacuazione di oltre un milione e mezzo di persone, il governo ha potuto mantenere il bilancio delle vittime sotto il numero di 70, malgrado la massiccia devastazione.

Il ciclone ha creato scompiglio causando danni stimati in oltre 120 miliardi di rupie (circa 1,6 miliardi di euro), spazzando via perfino le linee elettriche ad alta tensione del nuovo terminal dell’aeroporto di Bhubaneswar. “Stiamo fornendo soccorso e assistenza in denaro a oltre 100.000 famiglie. Molte organizzazioni (internazionali) di soccorso stanno portando avanti un significativo lavoro di aiuto e ricostruzione. Il governo sta lavorando in coordinamento con loro”, ha aggiunto Sethi. “Inizialmente eravamo sollevati. Il ciclone Fani è stato più potente e distruttivo del super ciclone del 1999 (che ha causato oltre 10.000 vittime), ma come risultato della tempestiva evacuazione sono state salvate migliaia di vite”, ha confermato Anjan Baig, responsabile tecnico per l’assistenza umanitaria di Caritas India. “Il Paese ha realizzato l’enorme devastazione solo in seguito. Quando mi sono precipitato nell’Orissa (da Nuova Delhi), non c’era né elettricità né acqua. Abbiamo dovuto dormire all’aperto sotto le zanzariere per coordinare i lavori di soccorso”, ha raccontato Baig il 5 giugno.

Mentre il governo, come aiuto immediato, ha distribuito rapidamente 50 chili di riso, 2.000 rupie (29 dollari) e teloni alla maggior parte delle famiglie, gli enti caritativi della Chiesa si sono spinti fino ai villaggi più remoti con materiale di soccorso di emergenza.

Kirtimayi Mishra, capo dell’ufficio per l’India del Catholic Relief Service (CRS), ci ha spiegato che 29 organizzazioni di beneficenza internazionali – inclusi diversi enti caritativi cristiani – hanno costituito un “gruppo inter-agenzie”. Il gruppo si incontra nell’Orissa almeno due volte a settimana, anche a un mese di distanza dal ciclone, per valutare e coordinare il lavoro di soccorso. “Abbiamo raggiunto oltre 8.800 famiglie (35.200 persone) dando loro un’assistenza salvavita immediata con un kit di emergenza comprendente teloni, materassini di plastica, corde di nylon, zanzariere trattate con l’insetticida e torce solari”, ha detto Mishra, aggiungendo che “tuttavia i rifugi provvisori rimangono una grande sfida. Tutti sono consapevoli della necessità di raggiungere le famiglie senza tetto prima del monsone”. Sempre Mishra ha aggiunto che “il gruppo (inter-agenzie) ha già pianificato di portare aiuti a 60.000-70.000 famiglie in aree remote. Il Catholic Relief Service sta conseguendo il suo provvisorio obiettivo per i rifugi”.

Fino al 3 giugno, Caritas India aveva distribuito materiale per rifugi d’emergenza a 5.537 famiglie in 88 villaggi, oltre a forniture di cibo a oltre mille famiglie. Mentre la rete internazionale della Caritas ha già donato 226.799 euro, Baig ha detto che molti altri si stanno facendo avanti per sostenere l’elaborato programma di ricostruzione che la Caritas India sta portando avanti in favore delle famiglie colpite, che va dal training alla ricostruzione delle case fino a programmi per l’occupazione e la generazione di reddito a livello di villaggio.

Nonostante il soccorso prestato, rimangono problemi evidenti come ho potuto constatare visitando il remoto villaggio di Mudulisahi, dove i lavoratori del CRS stavano conducendo un’indagine di valutazione, quasi un mese dopo il ciclone. “Che cosa farò?”, ha chiesto Sabi Swati, una vedova analfabeta, stando in piedi sui resti della sua casa di mattoni che è stata spazzata via dal potente ciclone Fani. “Sto aspettando supporto per riparare la mia casa. Quando arriva il monsone non posso rimanere nella palma-rifugio in cui sto vivendo adesso”, ha detto Swati.

In effetti, quasi tutte le 120 case nel villaggio hanno subito danni ingenti a causa del ciclone del 3 maggio. “Come posso vivere in questa casa?”, ha detto Sapura Bibi (vedi foto), indicando la parte superiore della sua casa senza tetto e con il sole battente, quando ho visitato il villaggio di Benpanjuri con gli operai della Caritas India addetti alla valutazione e alla distribuzione degli aiuti. “Fortunatamente, ho trovato riparo con i miei bambini nel rifugio anti-cicloni”, ha raccontato Bibi.

Esposta a cicloni frequenti, a causa della sua costa curva lungo il Golfo del Bengala, l’Orissa ha costruito migliaia di rifugi anti-ciclone dopo il super ciclone del 1999.