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Ora di dottrina / 214 – Il supplemento

Corredentrice, i punti fermi del Magistero fino al Vaticano II

Padre Gabriele Roschini, il principale mariologo di fiducia di Pio XII, identificava cinque punti fermi del Magistero della Chiesa circa la corredenzione mariana. Il primo punto: Maria è causa di salvezza universale, «in linea secondaria e subordinata» a Cristo.

Catechismo 21_06_2026

Il nostro percorso sulle tracce dello sviluppo della dottrina della mediazione universale di Maria, particolarmente nel Novecento, aveva preso le mosse dal “magistero” dei santi, per poi concentrarsi sull’operato del cardinale Désiré-Joseph Mercier e l’incredibile sviluppo della riflessione teologica che la sua iniziativa mise in moto, fino ad arrivare ai punti salienti del Magistero di Benedetto XV, Pio XI e Pio XII.

Il più volte citato padre Gabriele Roschini, nel secondo volume (pp. 144-154) della sua opera monumentale, Maria Santissima nella storia della salvezza. Trattato completo di mariologia alla luce del Concilio Vaticano II, ha offerto una preziosa sintesi dei punti fondamentali con cui il Magistero della Chiesa, fino all’ultimo concilio ecumenico, ha espresso la dottrina sulla partecipazione di Maria alla Redenzione. È bene ricordare che Roschini fu il principale mariologo di fiducia di Pio XII, fondatore della rivista Marianum (1939) e dell’omonima Facoltà Teologica (1950), autore di oltre 900 pubblicazioni, tra monografie e articoli, e perito al Vaticano II, cui diede il proprio contributo per l’estensione del capitolo VIII della costituzione dogmatica Lumen Gentium.

Il servita identifica cinque punti fermi che il Magistero ha saputo maturare e offrire al mondo intero circa la cooperazione di Maria all’opera della redenzione. Non sarà senza utilità dedicare qualche articolo a questi punti fermi, dal momento che tutta una corrente teologica interna alla Chiesa cattolica appare voler riavvolgere il nastro dello sviluppo magisteriale, per poter affermare che l’unica posizione fedele alla Rivelazione sarebbe quella che si limita a sostenere una cooperazione di Maria alla redenzione di tipo puramente recettivo-esemplare (Maria come la prima dei redenti e il modello di ogni redento), oppure una cooperazione alla redenzione limitata alla sua divina maternità (Maria ha cooperato accettando di portare in grembo e dare al mondo il Redentore), o ancora una cooperazione di pura intercessione. Una comprensione più estesa di questa cooperazione non troverebbe fondamento nella Rivelazione, ma al contrario non sarebbe esente dal confliggere con l’affermazione di Cristo unico redentore e mediatore.

Ed è proprio dal Concilio che Roschini prende le mosse per mettere in luce il primo punto, ossia che il Magistero insegna il «principio di associazione» di Maria a Cristo in tutta l’opera redentrice. In forza di questa associazione, che Dio ha stabilito per sua libera disposizione, Maria è veramente causa di salvezza universale, «in linea secondaria e subordinata al medesimo [Cristo]». Si tratta di un principio che va a completare in modo conveniente – pur distinguendosi da esso – quell’associazione alla persona di Cristo, che ritroviamo nella divina maternità. L’associazione di Maria all’opera della Redenzione del Figlio ci dice qualcosa di più della “semplice” maternità divina, ma nello stesso tempo si può cogliere la convenienza che la madre del Capo della Chiesa sia anche madre delle membra di Lui. Si tratta dunque di comprendere la maternità di Maria nella sua integralità, alla luce del fatto che Cristo, l’unigenito del Padre nell’eternità, e della Vergine nel tempo, è anche il «primogenito fra molti fratelli» (Rm 8, 29)

Questo insegnamento conciliare è ben radicato. Il beato Pio IX, nella bolla dogmatica Ineffabilis Deus, con cui proclamava dogma di fede l’Immacolata Concezione di Maria, insegnava che «la Santissima Vergine, unita con Lui [Cristo mediatore] da un legame strettissimo ed indissolubile, fu, insieme con Lui e per mezzo di Lui, l'eterna nemica del velenoso serpente e ne schiacciò la testa col suo piede verginale». È evidente in questo testo il principio di associazione non solo alla persona del Figlio (divina maternità), ma anche alla sua opera redentiva con cui viene schiacciato il capo del serpente infernale (maternità spirituale).

Leone XIII afferma la medesima associazione a più riprese. Nell’enciclica Supremi Apostolatus la collega alla divina maternità: «Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore». Il testo latino riporta l’espressione «consors facta», che indica letteralmente il principio di associazione alla redenzione, reso in italiano dal termine «corredentrice». E in effetti, come vedremo poco dopo, il termine “corredenzione” non traduce altro che il principio di associazione. Nella Costituzione Apostolica Ubi primum, la Madre di Dio è definita «sua [di Cristo] compagna nella restaurazione del genere umano [reparandi humani generis consortem], presso la quale i cattolici hanno sempre trovato un rifugio speciale e solenne nei momenti di angoscia».

Ben noto è l’insegnamento di san Pio X nell’enciclica Ad diem illum lætissimum, allorché affermava che l’intima comunione di sentimenti e sofferenze tra il Figlio e la Madre ha reso quest’ultima mediatrice di ogni grazia, poiché «è stata associata da Gesù Cristo nell'opera di redenzione», procurandoci «de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno». È chiaro che si tratta qui di un’associazione a Cristo nell’acquisizione delle grazie.

Come indicato negli articoli precedenti, sia Pio XI, che Pio XII (anche qui), avevano ribadito l’importante principio di associazione. Alla luce di queste e altre testimonianze, il padre Roschini poteva affermare l’evidenza di «come il principio di associazione (o di consorzio) di Maria Santissima al Redentore nell'opera della Redenzione del genere umano sia una verità ripetutamente insegnata dal Magistero ordinario della Chiesa», così che non vi sia dubbio alcuno che Maria «come Cristo (in linea secondaria e subordinata) fu principio della nostra salvezza». È su questa base solidamente insegnata dal Magistero che la teologia (e in alcuni casi anche gli stessi papi) parla di corredenzione mariana: «In forza di una tale associazione all'opera del Redentore, Maria SS. viene costituita, in atto primo, vera e propria Corredentrice del genere umano […]. La questione del merito e della soddisfazione corredentrice della Vergine dipende – come logica conseguenza –, dalla questione fondamentale dell'associazione. Una volta provato che la Vergine è stata associata al Redentore nell'opera della Redenzione, ne segue che le sue azioni siano anche meritorie e soddisfattorie, ossia, siano azioni corredentrici, e costituiscano il suo personale contributo alla Redenzione del genere umano».



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21_06_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 213 – Il supplemento

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Ora di dottrina / 212 – Il supplemento

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07_06_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 211 – Il supplemento

Maria Mediatrice e Corredentrice, gli interventi di Benedetto XV e Pio XI

31_05_2026 Luisella Scrosati

Sia Benedetto XV che Pio XI ritenevano pacifica la cooperazione di Maria alla Redenzione, non solo per il fatto di aver portato in grembo e aver dato alla luce il Redentore, ma anche per un contributo proprio e specifico nell’associazione alla passione del Signore.