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Ora di dottrina / 211 – Il supplemento

Maria Mediatrice e Corredentrice, gli interventi di Benedetto XV e Pio XI

Sia Benedetto XV che Pio XI ritenevano pacifica la cooperazione di Maria alla Redenzione, non solo per il fatto di aver portato in grembo e aver dato alla luce il Redentore, ma anche per un contributo proprio e specifico nell’associazione alla passione del Signore.

Catechismo 31_05_2026

Le iniziative del cardinale Mercier riguardo a Maria Mediatrice e i lavori delle tre commissioni, che abbiamo a lungo presentato negli articoli domenicali, si sono svolti sotto due pontificati: quello di Benedetto XV (1914-1922) e quello di Pio XI (1922-1939). Una presentazione minimamente soddisfacente del progresso nella comprensione della mediazione universale della Vergine Maria in quegli anni di inizio Novecento, e in particolare della partecipazione singolare di Maria all’opera della Redenzione, richiede che l’attenzione si porti proprio sugli interventi dei due pontefici che toccano questo tema.

In una breve Lettera apostolica del 22 marzo 1918, rivolta ad una confraternita romana, Benedetto XV esprime la propria convinzione circa la partecipazione immediata e attiva di Maria al sacrificio redentivo della Croce: «La Beata Vergine Maria come soffrì insieme col Figlio sofferente e quasi morì con la morte di Lui, così abdicò ai suoi diritti di Madre sul Figlio per la salvezza degli uomini. Per la parte a lei riservata, immolò il Figlio alla divina giustizia, per placarla; per la qual cosa si può affermare a buon diritto che ella, insieme con Cristo, ha redento il genere umano». E aggiunge: «Ma se proprio per questa ragione tutte le grazie che riceviamo dal tesoro della Redenzione ci vengono elargite come se venissero dispensate dalle mani della Vergine Addolorata stessa, non c’è chi non comprenda che da lei stessa ci si aspetta la santa morte degli uomini, poiché con questo dono speciale l'opera della Redenzione si compie in ogni uomo in modo efficace e perpetuo» (AAS 10, p. 182).

A torto alcuni hanno ritenuto che si tratti di un testo minore, a motivo dei destinatari (una semplice confraternita). Invece, non è difficile comprendere come proprio questa circostanza ne arricchisca la portata. Il Papa infatti comunica a dei fedeli laici un insegnamento “piano”, ossia senza troppe precisazioni e distinzioni, segno del fatto che egli ha consapevolezza di comunicare una dottrina certa. Per questo egli non teme di affermare che è «a buon diritto» (merito) che si possa dire che Maria ha redento gli uomini insieme a Cristo e che «non c’è chi non comprenda» (nemo non videt) che ella amministra le grazie della Redenzione, proprio in virtù della sua partecipazione alla passione del Figlio. Si tratta insomma di un insegnamento solido ed evidente. Da notare anche come Benedetto XV tenga lontano ogni possibile fraintendimento, sottolineando che Maria coopera alla Redenzione «per la parte a lei riservata»: una porzione dunque speciale, unica, che non si confonde con quella di Cristo.

Quanto Pio XI fosse favorevole non solo alla dottrina, ma anche alla definizione dogmatica della mediazione di tutte le grazie, lo abbiamo già visto a più riprese. Ma egli fu anche il Pontefice che, per primo, sdoganò a livello dell’insegnamento papale il titolo di “Corredentrice”. E lo fece il 30 novembre 1933 in occasione di un’allocuzione ai pellegrini di Vicenza giunti a Roma: «Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre sua alla sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di Corredentrice» (L’Osservatore Romano, 1 dicembre 1933, p. 1). Notare l’anno: siamo circa dieci anni dopo la consegna delle tre perizie; il Papa riteneva ormai matura non solo l’affermazione dell’associazione di Maria all’opera della Redenzione, ma anche il titolo che esprime questa associazione. E anche in questo caso, agli occhi del Papa si tratta quasi di un’evidenza: Cristo «non poteva non associare» sua Madre all’opera della salvezza degli uomini. Non si tratta di una necessità assoluta, quasi che Dio non potesse fare diversamente, o quasi che Cristo non potesse redimere gli uomini da solo, ma di una necessità di convenienza, che ha nondimeno una sua forza.

Appena un anno dopo, lo stesso pontefice tornava alla carica, questa volta salutando i pellegrini di lingua spagnola accorsi a Roma in occasione dell’Anno Santo della Redenzione (2 aprile 1933-2 aprile 1934). I 1900 anni della Redenzione, diceva il Papa, sono anche «il XIX centenario di Maria, il centenario della sua Corredenzione, della sua universale Maternità»; per questo il papa esorta a «seguire il pensiero e il desiderio di Maria Santissima, che è nostra Madre e Corredentrice» (L’Osservatore Romano, 25 marzo 1934, p. 1), diventando anche noi corredentori e apostoli. Di grande importanza, in questo breve saluto, è la sottolineatura dell’associazione della corredenzione con la maternità universale di Maria, confermando così la linea teologica della perizia spagnola e di quella di Garrigou-Lagrange (ne abbiamo parlato qui), e anticipando lo sviluppo che ne farà poi Giovanni Paolo II. Se Maria è veramente madre nostra, allora questa maternità richiede un atto generativo e un incessante accudimento, finché non arriveremo nella Gerusalemme celeste. Il primo si concretizza nella di lei partecipazione alla passione del Figlio, dove offre Lui e se stessa per la nostra salvezza; il secondo nella dispensazione di tutte le grazie che ci occorrono per distruggere il peccato ed essere santificati. Senza questi due aspetti, la maternità di Maria nei confronti della Chiesa e di ogni singola anima, diventa un puro flatus vocis.

Il 28 aprile 1935, in occasione dell’Anno Santo a Lourdes, Pio XI tornò ancora una volta a parlare della Corredentrice. Con un radiomessaggio, il papa invocava Maria Santissima, vicina al suo «figlio dolcissimo, mentre Egli consumava la Redenzione del genere umano sull’altare della croce, partecipando dei suoi dolori e come Corredentrice» (L’Osservatore Romano, 29-30 aprile 1935, p. 1). Ancora una volta troviamo una partecipazione che non è una mera compassione affettiva, ma uno specifico contributo materno all’opera della Redenzione.

Questa rapida carrellata ci permette di intuire come sia Benedetto XVI che Pio XI, pur lasciando ai teologi le dovute distinzioni e approfondimenti, convenissero nel ritenere pacifica la cooperazione di Maria alla Redenzione, non solo per il fatto di aver portato in grembo e aver dato alla luce il Redentore, ma anche per un contributo proprio e specifico nell’associazione alla passione del Signore. Un contributo che ha la nota unica e insostituibile della maternità: maternità verso il Figlio e soprattutto maternità nei confronti dell’umanità intera.

I discorsi di Pio XI sembrano dare una risposta piuttosto esplicita alle remore del cardinale Billot (vedi qui): si può parlare di Corredentrice, senza tema di ritenere che Maria non sia stata salvata dal Figlio. E ancor più respingono la bollatura di nova doctrina da parte di padre Lepidi e il suo arroccamento sulle due censure del Sant’Uffizio al titolo (vedi qui).



Ora di dottrina / 211 – La trascrizione

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Ora di dottrina / 210 – Il supplemento

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24_05_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 209 – Il supplemento

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17_05_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 208 – Il supplemento

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Ora di dottrina / 207 – Il supplemento

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03_05_2026 Luisella Scrosati

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