• COMUNISMO

Corea del Nord, il grande Terrore

Fucilato lo zio e tutore del dittatore nordcoreano Kim Jong-un, dopo un processo-farsa e una pubblica umiliazione, come ai tempi dell'Urss di Stalin. Che cosa ci può essere nella mente dell'ultimo sovrano comunista?

Jang Song-thaek

C’è del marcio nel “regno eremita”. Lo zio del dittatore Kim Jong-un, Jang Song-thaek, è stato processato e fucilato in meno di una settimana. In questa rapida caduta, epurazione e fucilazione di un alto membro della corte comunista nordcoreana, abbiamo drammaticamente rivisto tutti i dettagli delle purghe di Stalin.

Abbiamo infatti rivisto la pubblica umiliazione di un processo-farsa: Jang Song-thaek è stato costretto a confessare le sue presunte colpe, ad auto-definirsi un traditore, a dichiarare alla stampa cose che gli sono state messe in bocca dai suoi aguzzini. Quello che avrebbe dovuto essere il tutore del giovane Kim Jong-un, ha dovuto “confessare” la preparazione di un “golpe”, organizzato assieme agli alti ranghi dell’esercito. La stampa nordcoreana lo ha definito “spazzatura umana” e “più lurido di un cane”, gli sono stati attribuiti vizi di sesso e lussuria, corruzione e spreco, mentre il povero Jang veniva trascinato via dal tribunale da guardie armate, sotto gli occhi delle telecamere. Abbiamo rivisto la tragica ruota della giustizia staliniana: caduta in disgrazia, arresto, espulsione dal partito, processo, confessione ed esecuzione in meno di una settimana. E infine, proprio come ai tempi di Stalin, è arrivata la rimozione della sua memoria. Jang Song-thaek, che fino a quel momento era comparso sempre al fianco del dittatore, d’ora in avanti “non è mai esistito”. Le foto in cui compariva al fianco di Kim sono state tutte ritoccate al computer: lui non c’è più. Persino i video sono stati cambiati, con un paziente lavoro di montaggio e ritocco: prima c’era, ovunque, ora non c’è più, né c’è mai stato. Kim, nel suo passato recentissimo, fino a ieri, sembra essersi sempre rivolto a un fantasma, o a un amico immaginario.

La purga di Jang non è la prima e probabilmente non sarà l’ultima. La prima vittima era stata la ex fidanzatina di Kim Jong-un, una ballerina, di nome Hyong Song-woi. È stata arrestata, accusata di aver girato video porno e fucilata. Non contento di uccidere lei, Kim ha fatto fucilare tutti i membri del suo gruppo folkloristico e anche quelli di un altro complessino, indirettamente coinvolto nelle trame della famiglia al potere. I parenti dei 12 giustiziati, oltre ad essere obbligati ad assistere alla fucilazione, sono stati inviati in massa nei campi di lavoro.

Ma il processo e l’esecuzione di Jang Song-thaek ha una marcia in più. Qui non si parla solo di un intrigo familiare, o di “normale” repressione, ma di un fatto inedito anche per lo stesso regime di Pyongyang. Come constata l’analista statunitense Nicholas Eberstadt sul Washington Post, finora la corte comunista dei Kim si era distinta per la sua compattezza. Si ricordano epurazioni precedenti, come quella di Choe Kwang (capo di Stato Maggiore alla fine degli anni ’60) sotto il primo dittatore Kim Il-sung, oppure la scomparsa di Kim Jong-yu, rivale diretto di suo figlio Kim Jong-il. Ma nessuna di queste epurazioni aveva portato alla fucilazione delle loro vittime. I caduti in disgrazia erano stati messi da parte, scomparsi per anni dagli occhi del pubblico, per poi riapparire in posizioni di rilievo, una volta che le acque si erano calmate. La relativa sicurezza interna ai vertici del partito spiega anche la sua incredibile longevità: proteggendosi a vicenda, i gerarchi nordcoreani hanno mantenuto il potere per 65 anni, pur governando un Paese economicamente disintegrato. La fucilazione di Jang crea un precedente pericoloso, spezzando una lunga linea di continuità. D’ora in avanti i vertici dell’esercito e del partito possono percorrere solo due vie alternative: obbedire ciecamente al nuovo dittatore o tentare realmente un golpe. Dunque la situazione interna al regime di Pyongyang può diventare altamente instabile.

All’estero la paura per questi sviluppi è più che giustificata. Chi manteneva le relazioni con la Cina era proprio Jang Song-thaek. Ed è la Cina l’ultima nazione che riesce ancora a dialogare con il regime della Corea del Nord e l’unica potenza in grado di tenerla a freno, quando le crisi militari diventano gravi. Eliminato questo uomo-chiave, cosa ci si può attendere dal dittatore? I suoi colpi di testa sono già noti al resto del mondo. Le minacce nucleari che lanciò la primavera scorsa non erano premessa di una guerra, ma la tensione arrivò a un punto tale che sarebbe bastato un piccolo incidente militare per far accadere il peggio. Un Kim fuori controllo e in piena fase di paranoia del potere, potrebbe fare anche di peggio. Ieri a Seul si è tenuta una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza nazionale per decidere quali contromisure adottare. Tutti restano col fiato sospeso per i capricci e gli intrighi di una famiglia regnante, in un regime che prometteva progresso e uguaglianza all’insegna della rivoluzione comunista e che ha finito per produrre una signoria incomparabilmente peggiore di quelle che noi sperimentammo sei secoli fa. Ed è pure armato di bombe atomiche.