• EDITORIALE

Colpo di mano in Parlamento

L'elezione dei presidenti delle Camere è una vittoria di Bersani, che si prende seconda e terza carica dello Stato e spacca i Grillini al Senato. Ma soprattutto dimostra la netta maggioranza in Parlamento di uno schieramento radicale che non promette nulla di buono.

Piero Grasso

La nuova Presidente della Camera, Laura Boldrini, fa parte di un partito che ha preso alle elezioni il 3 per cento dei voti. Il nuovo presidente del Senato, Pietro Grasso, diversamente da molta parte dell’opinione pubblica, non considera disdicevole che i magistrati, dopo aver condotto delicatissime indagini ed essere al corrente di una miriade di informazioni riservate, entrino in politica. La coalizione di sinistra ha preso meno del 30 per cento dei voti elettorali e ha piazzato propri uomini alla seconda e alla terza carica dello Stato. Ora manca solo Prodi al Quirinale e poi siamo a posto.

Queste elementari osservazioni evidenziano la gravità della situazione creatasi dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Sia dal punto di vista degli equilibri politici ed istituzionali, sia da quello della cultura politica dei vincitori.

Bersani sembrava ormai cotto ed invece con queste ultime mosse è risuscitato. Sembrava cotto perché faceva offerte a Grillo da cui riceveva insulti. Con Berlusconi non voleva governare e quindi non offriva a Giorgio Napolitano nessun plausibile motivo per ricevere l’incarico di formare il governo. Il vincitore alle elezioni perdeva la partita del dopoelezioni. Ora, invece, è riuscito a togliersi di dosso Franceschini e Finocchiaro, candidati di apparato Pd alle due poltronissime, a rompere il fronte dei Grillini e a dimostrare che una maggioranza in Senato ci può essere. Adesso Napolitano gli può dare l’incarico di governo. E’ vero che, così facendo, Bersani è diventato un po’ Renzi, ed è anche vero che dieci Grillini raccogliticci non garantiscono alcunché per il futuro, però bisogna riconoscere che questa mano è sua.

Nell’operazione Senato, Mario Monti ha fatto la figura peggiore. Ha tentato di farsi eleggere alleandosi con il Pdl, è stato bloccato - Costituzione in mano - da Napolitano, che gli ha imposto di rimanere al governo, e alla fine il suo gruppo ha votato scheda bianca, sparendo di fatto dalla partita.
Monti presidente del Senato richiede un supplemento di riflessione. A parte i motivi costituzionali fatti presenti da Napolitano, valutando a naso, l’idea era piuttosto indecente. Monti non è mai stato eletto. E’ stato nominato senatore a vita un giorno prima di essere incaricato di formare il governo tecnico perché non avesse bisogno di fare ragionamenti politici ma ne facesse solo di tecnici. Alle elezioni, invece, decide di scendere in politica. Forma un partito senza candidarsi (non ne ha bisogno). Contemporaneamente continua a guidare il governo e a farsi vedere in Tv. Infine, mentre il suo mandato di governo tecnico sta finendo, lui, senatore non eletto, vuole fare il presidente del Senato e lasciare il governo alla Cancellieri in questo scampolo di legislatura. E’ proprio la “salita” in politica.

Nel frattempo, altra pesante anomalia, il Pdl è completamente in un angolo. Con 3000 voti in più avrebbe vinto le elezioni, ma nei suoi confronti pesano una conventio ad escludendum ideologica e il peso delle prossime sentenze sul leader Berlusconi. Di fatto un terzo degli elettori italiani non ha voce in capitolo in questa fase postelettorale.

Allo stallo del quadro politico hanno fatto da contrappunto i discorsi di insediamento di Laura Boldrini e Pietro Grasso. Discorsi così densi di ideologia da sembrare un programma di governo da parte di chi non ha compiti di governo. Ambedue hanno elencato le cose da fare, mentre sanno che non spetta a loro farle e che forse non ci sarà nemmeno un governo che potrà farle. Tutti e due hanno elencato i problemi e i ceti sociali da aiutare. Tutti e due hanno tirato dalla loro parte Papa Francesco, paragonando la svolta nella Chiesa a quella della loro elezione, senza sapere che nella Chiesa di svolte non ce ne sono e che forse anche la loro è di breve durata. Pietro Grasso si è dilungato anche su una sua concezione dei “diritti” e della “coscienza” che non ci lascia molte speranze.

Prosopopea ideologica, insicurezza politica, confusione istituzionale, alta strategia dello scippo sottobanco di dieci Grillini. Il quadro è deprimente, con un’unica conferma. Come già si diceva su La Nuova BQ, c’è un’ampia area politica di cultura radicale. Il passaggio dei dieci transfughi grillini a sostegno del Partito Democratico lo evidenzia. L’atonia della Lista civica di Monti, pure. In questo parlamento la cultura di sinistra è ampiamente maggioritaria e quando ci sono basi comuni culturali è possibile che qualche soluzione politica la si trovi. Ed infatti la troveranno. Non si andrà a votare di nuovo.