a cura di Anna Bono
  • Jihad

Colloqui tra Francia e Tunisia per il rimpatrio dei jihadisti tunisini

La Tunisia è “pronta a ricevere i suoi cittadini” rimpatriati dalla Francia a condizione che tutto “sia fatto nel rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali” e che “sia tutelata la dignità dei tunisini rimpatriati”. Lo ha detto il ministro dell’interno tunisino Taoufik Charfeddine alla fine dell’incontro con il suo omologo francese, Gerald Darmanin, svoltosi il 7 novembre a Tunisi. Il ministro francese sottoporrà alle autorità tunisine un elenco di circa 20 tunisini che la Francia vuole espellere perché condannati per terrorismo o perché sospettati di tendenze jihadiste. Sembra che il 70 per cento degli oltre 230 stranieri residenti illegalmente in Francia e sospettati di essere estremisti islamici sono originari del Maghreb e russi. Nel 2015 le Nazioni Unite avevano reso noto che circa 5.000 tunisini si erano riversati in Siria e Libia per unirsi all’Isis, lo Stato Islamico. Il loro rientro in patria dopo la sconfitta dell’Isis ha causato preoccupazione. L’opinione pubblica in Tunisia è pertanto ostile al rimpatrio di persone sospettate di jihadismo e finora le autorità hanno rifiutato i rimpatri adducendo le restrizioni ai viaggi dovute alla pandemia. La vistia del ministro francese a Tunisi era già programmata, ma l’attentato di Nizza del 29 ottobre compiuto dal tunisino Brahim Aouissaoui arrivato illegalmente in Europa a settembre lo ha reso più urgente. Anche l’attentato del 2016 sul lungomare di Nizza costato la vita a 86 persone è stato opera di un tunisino, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel; e sempre un tunisino, Anis Amri, in quello stesso anno ha ucciso 12 persone a Berlino. In entrambi i casi gli attentatori hanno investito la folla con un autocarro. I due attentati erano stati rivendicati dall’Isis. Il ministro Darmanin è atteso ad Algeri per colloqui con le autorità algerine domenica 8 novembre.