a cura di Benedetta Frigerio
  • Donbass

Chiese vuote nella Repubblica popolare di Lugansk

 

La Repubblica popolare di Lugansk, uno dei territori separatisti del Donbass, Ucraina orientale, ha proibito lo svolgimento di celebrazioni religiose non autorizzate in tutte chiese protestanti e le sale del Regno dei Testimoni di Geova. Anche altre comunità religiose hanno ricevuto la stessa ingiunzione che viola gravemente la libertà di fede. Tutte le comunità religiose – riporta l’agenzia di stampa Forum 18 – hanno l’obbligo di registrarsi presso le autorità e quelle che non ottengono di essere registrate sono considerate illegali. Molte comunità prive di sacerdoti residenti sono isolate perché ai religiosi è stato proibito di effettuare visite ai fedeli. I tribunali puniscono chi contravviene chi organizza incontri di preghiera sfidando il bando ufficiale. Dall’inizio del 2019 si ha notizia di sette religiosi di diverse denominazioni battiste accusati di aver violato il divieto. A due è stata inflitta una sanzione in denaro pari a circa due mesi di un stipendio medio, uno è stato condannato a 20 ore di lavoro socialmente utile, tre non hanno subito condanne. L’ultimo caso discusso in tribunale riguarda il pastore Pyotr Tatarenko, scoperto da un raid della polizia mentre guidava una cerimonia religiosa domenicale lo scorso 4 agosto. Il 7 ottobre è stato condannato a una ammenda pari a oltre un mese di stipendio. Anche un prete ortodosso è sotto inchiesta attualmente, accusato di “estremismo”. Le autorità ribelli inoltre impediscono l’accesso a ministri del culto stranieri. L’unico sacerdote cattolico a cui è consentito l’ingresso può fermarsi al massimo tre mesi e non può ritornare prima di tre mesi. Nel periodo in cui è forzatamente assente, i fedeli seguono la messa su Skype e non possono ricevere i sacramenti. Le stesse condizioni valgono per l’unico sacerdote greco-cattolico.