• LA STORIA

Chiara, la bimba salvata a un passo dall’aborto

Oggi ha quasi un anno e mezzo, è battezzata, ma Chiara rischiava di non nascere. Sua madre avrebbe dovuto abortire, contro la sua volontà e su pressione dei genitori adottivi, il 17 dicembre 2019. Ma la tenacia di alcuni volontari pro vita, con l’aiuto della Provvidenza, ha fatto venire a galla la verità e stoppato la procedura abortiva, quando era già tutto pronto in sala operatoria. Alla Nuova Bussola la testimonianza diretta dei protagonisti.

Oggi il suo luogo preferito è, naturalmente, tra le braccia e sotto lo sguardo tenero della madre. Ma Chiara, il nome è di fantasia, ha rischiato seriamente di non essere mai stretta tra le braccia materne, in nome di quella che la cultura dominante chiama “libertà di scelta”. Una libertà malintesa che schiaccia, sempre, la vita di un essere umano innocente e, spesso, non è nemmeno frutto di una libera decisione della donna che si pretenderebbe, così, di emancipare. Lo testimonia proprio la storia di Chiara, che avrebbe potuto essere abortita senza che la madre - che chiameremo Consuelo (un altro nome di fantasia, per ragioni di riservatezza) - lo volesse. Tutt’altro.

È l’autunno 2019 quando Consuelo scopre di essere incinta. La ragazza, oggi ventenne, d’origine peruviana, con un vissuto difficile alle spalle - in primis l’abbandono da parte dei genitori biologici - e qualche disagio psichico, vive a Monza con i suoi genitori adottivi. I quali, però, scoperta la gravidanza, spingono per farla abortire. E riescono a fissare l’appuntamento per l’aborto a martedì 17 dicembre. In vista di quell’appuntamento, che lei non vuole, Consuelo va a cercare aiuto dalle sue due sorelle che vivono in provincia di Brescia, adottate dalla cognata e dal fratello di Giovanna, una volontaria dell’associazione “Ora et labora in difesa della Vita”.

Ai primi di dicembre, Giovanna, nonostante la ritrosia a parlare dei suoi familiari, che vorrebbero sì evitare l’aborto ma non vogliono incrinare i rapporti con i genitori adottivi di Consuelo, viene a sapere che la ragazza è incinta e che la famiglia d’adozione è intenzionata a farla abortire, malgrado la contrarietà della giovane. La volontaria, pur senza avere indizi precisi, decide quindi di mettere a conoscenza della situazione Giorgio Celsi, presidente di “Ora et labora”, e chiede preghiere nella chat dell’associazione. «I genitori adottivi l’avevano minacciata di cacciarla di casa se non avesse abortito», racconta Giovanna alla Nuova Bussola.

Arriva il 16 dicembre 2019, vigilia del programmato aborto e giorno, tra l’altro, del funerale di Gioacchino Caviglia, un attivista pro vita deceduto a causa di una malattia. Nella circostanza, Giovanna incontra suor Patrizia, con la quale, a esequie terminate, torna a casa del fratello (o, meglio, nella stessa palazzina) per recitare il Rosario: «Abbiamo chiesto l’intercessione dello stesso Gioacchino per quella creatura che rischiava di non vedere la luce», ci spiega Giovanna al telefono. Verso sera, i genitori di Consuelo giungono a casa degli amici in provincia di Brescia dove la figlia adottiva è andata a stare in quei giorni di angosciosa attesa. E la riportano a Monza. Giovanna oscilla tra la paura del peggio e la speranza che i genitori di Consuelo abbiano cambiato idea. Ma al mattino del 17 dicembre, suo fratello le dà la terribile conferma: «Sono venuti a prenderla per farla abortire».

Ci spiega ancora Giovanna: «A quel punto, allarmata, ho chiamato immediatamente Giorgio che grazie a Dio quel 17 dicembre aveva preso un giorno di ferie. Io non sapevo indicargli nemmeno in che ospedale dovesse avvenire l’aborto né il cognome della ragazza». Ed è qui che entra in scena, appunto, Giorgio Celsi, che si reca in fretta all’Ospedale San Gerardo, credendo che l’aborto fosse in programma lì. Ma al nosocomio di Monza «mi dissero che lì, quel giorno, non si praticavano aborti e che invece erano in programma a Desio», spiega Celsi alla Bussola. Il presidente di Ora et labora si rimette in macchina in direzione Desio e, temendo di non fare in tempo, telefona intanto alla locale caserma dei carabinieri, per informarli che una ragazza era stata condotta in ospedale ad abortire contro la sua volontà. «I carabinieri - aggiunge Celsi - mi assicurarono che avrebbero immediatamente contattato l’ospedale di Desio».

Giunto sul posto, Celsi si dirige subito verso il reparto di Ginecologia, dove vengono preparate le donne in attesa di abortire; controlla le stanze con il permesso di un’infermiera, ma di Consuelo non c’è traccia. Sembra una ricerca vana, quando ecco una piccola, grande Dioincidenza. «Incontrai provvidenzialmente una lettighiera, la quale mi disse che probabilmente stavo cercando la stessa ragazza che lei aveva da poco portato in sala operatoria», ci racconta lui.

Di lì, Celsi scende di corsa al piano dove si trova la sala operatoria e, irrompendo nell’area di accesso alla stessa, si trova davanti un’infermiera e un medico. «Li avvertii che, nel caso in cui stessero per fare abortire la ragazza, avrebbero dovuto immediatamente interrompere la procedura, perché lei era contraria. E gli spiegai di aver già informato i carabinieri».

Stupiti, l’infermiera e il medico lì presenti lo invitano ad attendere. Durante l’attesa, nei pressi della sala operatoria, Celsi richiama i carabinieri per conoscere l’evolversi della situazione: «Mi tranquillizzarono dicendo che era tutto sotto controllo». Qualche ora dopo, il sollievo: un medico informa Celsi che l’aborto non era stato concluso, perché Consuelo aveva confermato di voler proseguire la gravidanza.

La piccola Chiara si è così salvata per un soffio, una questione di minuti, sfuggendo a una fredda procedura che aveva già superato tutta la fase preparatoria. «Possiamo veramente affermare che questa bimba è stata strappata alla morte. Alla ragazza, infatti, erano già stati somministrati dei farmaci per dilatare la cervice dell’utero per l’imminente aborto. E in serata si è pure dovuta recare in pronto soccorso per le conseguenze di quei farmaci», ci informa Celsi. Per Chiara e sua madre c’è stato un lieto fine, grazie a Dio, ma rimane il fatto che «questa storia insegna con quanta leggerezza vengono uccisi i bambini con l’aborto senza nemmeno indagare sulla reale volontà della mamma».

In molti casi il colloquio, sulla carta previsto dalla Legge 194, per verificare con la donna la possibilità di rimuovere le cause che la inducono ad abortire, nemmeno viene tentato. E le iniziative dei gruppi pro vita, per aiutare le mamme a non abortire, sono puntualmente ostacolate da tanti paladini della “libertà di scelta”.

Chiara, tuttavia, è venuta alla luce. E lo scorso luglio, un paio di settimane dopo il suo primo compleanno, ha ricevuto la grazia del Battesimo. Oggi vive con la sua mamma, che dopo quell’aborto sventato si è riunita alle sorelle in provincia di Brescia e alla loro famiglia adottiva (lasciando quindi Monza e i genitori che volevano che abortisse). La bambina «è bellissima, molto tranquilla e ricoperta d’affetto da tutti. Ha iniziato a dire le prime paroline», ci dice Giovanna. Soprattutto, Chiara «ha portato molta gioia, trasformando la famiglia. La stessa madre, che adesso lavora in un locale, sta molto meglio da quando la bimba è nata». Con il suo ingresso nel mondo, inoltre, «è arrivata una grande provvidenza. La famiglia ha ricevuto praticamente un negozio per bambini… vestiti, carrozzine, cibo, a dismisura. È arrivata così tanta roba che in parte hanno dovuto darla via ad altri. E questo - conclude Giovanna - ci ricorda che non bisogna aver paura, perché chi accoglie la vita riceve vita!».

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