• DATAGATE

Che sorpresa se "la Cia ci spia"

Lle rivelazioni di Edward Snowden scandalizzano l'Europa. Eppure questo apparato di centri di ascolto e spionaggio è nato con l'inizio della Guerra Fredda, già nel 1948 e nel 2000 era già scoppiato uno scandalo simile con la scoperta della rete Echelon.

Spiare

Quanto clamore intorno alle rivelazioni di Edward Snowden, ex dipendente della Cia poi passato a lavorare per una società informatica consulente della National Security Agency.  Soprattutto in Europa è tutto uno stracciarsi le vesti, gridare allo scandalo e pretendere i dovuti chiarimenti da Washington dopo che Snowden ha raccontato al giornale britannico Guardian i dettagli dello spionaggio statunitense a danno di ambasciate e diplomatici europei e come i sistemi Prism e Tempora consentano agli anglo-americani di intercettare tutte le comunicazioni che passano attraverso Internet e i satelliti. E non si tratta di informazioni e segreti di carattere militare ma bensì di tipo economico, commerciale e politico.

Se le notizie sul “Datagate” venissero confermate ''sarebbe un fatto grave perché, per esempio, le cimici nelle ambasciate e negli edifici dell'Ue sono inaccettabili: la guerra fredda è finita” ha detto ieri il cancelliere tedesco Angela Merkel in un'intervista all'agenzia di stampa Dpa. Ma se Berlino ha reagito male, Parigi l’ha presa anche peggio con Francois Hollande che minaccia di bloccare la firma dell’accordo di libero scambio tra USA e Ue. Sceneggiate a parte, meraviglia soprattutto che in tanti si dicano o si fingano sorpresi per quanto rivelato da Snowden.

Possibile che un sistema di intercettazione delle comunicazioni mondiali che vede coinvolti nello spiare il mondo Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda debba stupire tutti? Già perché questo apparato che prevede numerosi centri di ascolto che convogliano negli Stati Uniti le informazioni e che da lì vengono ripartite agli alleati del gruppo ristretto è nato nel 1948, all’inizio della Guerra Fredda, e si è consolidato negli anni successivi non solo per spiare i “nemici” ma anche amici e alleati. “La Cia ci spia e non vuole più andare via” cantava Eugenio Finardi negli anni ‘70 ma di certo nessuno al mondo, soprattutto in Europa, può fingersi “vergine” di fronte alle notizie rivelate da Snowden perché uno scandalo simile, anzi proprio lo stesso scandalo, era già scoppiato nel 2000 quando emerse l’esistenza  della rete Echelon. Che altro non era se non un sistema di intercettazione globale gestito dalle stesse cinque nazioni anglosassoni per il SIGINT (Signal Intelligence) cioè lo spionaggio elettronico, il controllo delle comunicazioni telefoniche, fax, posta elettronica, internet.

Lo scandalo tenne banco tutta l’estate del 2000 provocando sdegnate reazioni in Europa e una crisi diplomatica tra Washington e la Ue che istituì una commissione d’inchiesta. Anche allora molti esponenti politici, pure italiani, mostrarono stupore e rammarico nell’apprendere che gli anglo-americani spiavano Paesi alleati. Dopo tredici anni ci tocca sorbirci la solita litania come se non fosse ovvio che tutti spiano tutti e che i servizi d’intelligence sono “nazionali” e quindi tengono d’occhio tutti gli altri Stati inclusi gli alleati dei quali è bene sapere con un po’ di anticipo se saranno fedeli anche in futuro, che progetti strategici hanno e se valutano iniziative che potrebbero essere direttamente o indirettamente dannose.

E poi andiamoci piano con la parola “alleati” perché, come è stato già detto, questi sistemi di intercettazione non puntano ad ottenere informazioni militari e se può essere vero che Europa e Stati Uniti sono ancora uniti nella NATO (pur con evidenti fratture interne) è altrettanto innegabile che sul fronte economico, energetico, commerciale gli americani sono nostri rivali o, come dicono gli anglosassoni, “competitor”. Quando si tratta di vendere tecnologia, armi, aerei di linea, centrali nucleari, oppure lavatrici e manufatti di ogni tipo sui mercati le aziende italiane sono concorrenti di quelle statunitensi, francesi, britanniche o di altri paesi europei. Così come quando si tratta di acquisire concessioni per sfruttare miniere o giacimenti di materie prime le compagnie dei nostri “alleati” sono a tutti gli effetti rivali delle nostre.

Sapere in anticipo, intercettando le comunicazioni, a quanto ammonta l’offerta di quella azienda in una gara internazionale, se quel Paese intende o meno puntare su quel preciso mercato o chi siano i suoi referenti all’interno di un determinato governo significa disporre di informazioni strategiche utili a imporsi scalzando gli avversari. Tutto questo noi europei e noi italiani già lo sapevano forse prima che Snowden nascesse, di certo lo sapevamo prima che affrontasse l’esame di maturità.

Le domande da porsi e sulle quali dovremmo pretendere risposte dalle leadership europee e italiane, sono altre. Cosa abbiamo fatto in questi anni per difenderci, tutelarci, cautelarci contro l’invadenza dello spionaggio anglo-americano? Noi europei siamo così ingenui da credere alla favola dell’americano buono oppure, al di là delle dichiarazioni di convenienza politica, i nostri servizi segreti in fondo si comportano come quelli anglo-americani, magari con minori  mezzi finanziari e tecnologici? Nel settembre 2000 il settimana britannico "Indipendent on Sunday" pubblicò un'indagine dettagliata sui sistemi di intercettazione e ascolto dei servizi d’intelligence dei partner UE scoprendo che in realtà tutti spiano tutti, al di là delle alleanze politiche o militari. L’inchiesta fece luce su sistemi analoghi a Echelon (ma su scala più ridotta) sviluppati da russi, cinesi ma anche da francesi (che ammisero nel 2010 l’esistenza di tale struttura della quale si è occupata giovedì anche un’inchiesta di Le Monde), tedeschi, olandesi, danesi e persino svizzeri.