• EDITORIALE

Cercasi Presidente equilibrato

Oggi iniziano le votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica, carica che con Napolitano ha guadagnato ampio potere politico. Dal nuovo Presidente dipende la possibilità o meno di un prossimo governo, ma anche l'orientamento sui princìpi non negoziabili.

Il Palazzo del Quirinale

Oggi iniziano le votazioni dei grandi elettori per designare il Presidente della Repubblica. La situazione è talmente incerta che potrebbe uscire il nuovo Presidente già dalle prime votazioni. E così vedremo se il patto c’è o no. Viceversa, dalla quarta votazione potrà succedere di tutto.

Non ci pare che tanta tensione sia mai stata concentrata sull’elezione del Presidente della Repubblica. Giochi fino all’ultimo, naturalmente, ci sono sempre stati. Ma stavolta si respira un’aria di maggiore apprensione, e non solo nel palazzo. Tutti sanno che da questa elezione potrà iniziare una stagione di governo oppure no. Si potrà cominciare a lavorare con una certa serietà, pur nella precarietà dell’esito elettorale, oppure continuare col blocco ideologico dei grillini o col piccolo cabotaggio di Bersani, che gli farebbe perdere il controllo del partito. 

Ma la tensione è dovuta anche ad un altro fattore, su cui bisogna riflettere. Il ruolo del Presidente della Repubblica è cambiato. Non è cambiato nella Costituzione, è cambiato nella prassi politica. Nessun Presidente della Repubblica precedente ha operato politicamente come Napolitano. Certo, anche Scalfaro si assunse un ruolo politico di “contenimento”, a suo dire, del fenomeno Berlusconi, che egli vedeva come un pericolo. E da Presidente fece numerosi atti in questo senso. Anche lui esondò nelle dichiarazioni alla stampa e nei commenti sulla politica quotidiana, cosa che non era nel registro dei Presidenti della Repubblica precedenti, a parte i numerosi “sassolini” che Cossiga si tolse davanti alla stampa, da un certo punto del suo mandato in avanti.

Ma gli interventi politici di Scalfaro non sono nemmeno paragonabili al ruolo svolto da Napolitano. Egli ha avuto un ruolo politico di primo piano ai tempi della partecipazione dell’Italia alla guerra di Libia. Ha criticato apertamente Angela Merkel, con parole piuttosto dure contro un governo di un altro Paese. E' intervenuto spesso sulle diverse manovre finanziarie, anche su questioni di merito, ossia di politica governativa. E' sceso molte volte in campo per bacchettare ministri italiani che mettevano in forse il nostro legame con l’Europa. Ha dettato spesso l’agenda del governo, e non con frasi generiche, ma con indicazioni precise. Di recente, non ha permesso l’emarginazione del leader del Popolo della libertà dal confronto postelettorale.

Come, del resto, non considerare un atto politico la decisione di informare il Consiglio dei ministri già riunito a Palazzo Chigi che egli non avrebbe firmato un decreto che imponesse la alimentazione e la idratazione di Eluana Englaro, prima ancora che il governo lo emanasse? Oppure la lettera che egli inviò il 23 giugno 2011 a Marco Pannella per dissuaderlo dallo sciopero della fame, sostenendo che le lotte di Pannella  erano “patrimonio comune” degli italiani?

Il “capolavoro” politico di Napolitano è stata, però, l’operazione Monti. Davanti alla crisi dei partiti, ad un governo non sfiduciato ma esangue,  ad una opposizione inconcludente, egli ha nominato Monti senatore a vita e gli ha affidato un incarico per un governo tecnico. Anche il congelamento di Bersani, dopo il fallimento del suo preincarico, e la nomina dei “saggi” sono stati in fondo creativi atti politici del Presidente della Repubblica che gli hanno permesso di lasciare alla responsabilità del Partito democratico l’eventuale sostituzione del segretario, senza togliere loro le castagne dal fuoco.

Gli esperti discetteranno a lungo su questo nuovo ruolo politico della Presidenza della Repubblica nell’era Napolitano. Sta di fatto che esso è un dato di fatto, si è ormai consolidato e in politica non si torna mai indietro. Da qui la tensione, maggiore rispetto al passato, per l’elezione del nuovo Presidente.
E’ auspicabile che alla Presidenza sia eletto, magari oggi stesso, un Presidente che possa garantire tutti gli italiani, dato che nei prossimi anni, a meno di plateali forme di desistenza alla propria responsabilità, si dovrà mettere mano a molte cose nel nostro Paese. Un Presidente che nell’immediato sia garanzia istituzionale forte per un governo di unità nazionale che affronti i nodi più urgenti. Un Presidente che - non possiamo non parlarne – garantisca anche quanti tengono a cuore i principi non negoziabili e, tra essi, i cattolici. 

In questi giorni circola anche il nome di Franco Marini, sostenuto soprattutto dai cattolici militanti nel Partito democratico e nella sinistra. La cosa curiosa è che costoro lo proponevano in quanto cattolico. Curiosa la cosa perché la cultura dei proponenti è per la non visibilità dei cattolici in politica. Del resto qualcuno ha mai sentito, in tutti questi anni, da parte di Marini un discorso cattolico in politica? 

Non è l'etichetta che conta, un laico equilibrato può essere di maggiore garanzia che non un cattolico "adulto". Anche il nome di Giuliano Amato è circolato insistentemente fino a ieri, come possibile candidatura condivisa. Certo è che se si dovesse scegliere tra Stefano Rodotà, suggerito dai grillini dopo la stravagante votazione in internet, e Giuliano Amato la scelta sarebbe obbligata, se non altro per esclusione. Sui principi non negoziabili Amato non ha certo accumulato una lunga serie di interventi. Tutti ricordiamo, però, almeno un suo intervento di ormai molti anni fa – eravamo nel 1992 -, quando dichiarò che secondo lui la vita umana, una volta concepita, doveva essere difesa. All'emittente cattolica "Telepace" aveva detto: "Sono razionalmente convinto che la vita, una volta che si è formata, ha titolo ad essere riconosciuta e protetta in quanto tale". E da ministro dell'Interno, nel 2007, emanò una circolare per impedire il riconoscimento in Italia dei matrimoni gay contratti all'estero. Non c'è molto altro di Amato su problemi etici acuti, ma se queste fossero ancora le sue convinzioni potrebbe almeno essere un Presidente non ostile a chi ha cuore i principi non negoziabili.

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