• SONDAGGI E STRATEGIE

Centrodestra: Meloni lancia l'Opa, ma lo divide

I sondaggi ormai le danno ragione: Fratelli d’Italia è il primo partito in Italia e l’unico rivale temibile è il Pd. E infatti Giorgia Meloni ha lanciato l’Opa sul centrodestra che, pure essendo di maggioranza nel Paese, potrebbe però ritrovarsi spaccato in almeno due anime. Ecco perché...

Non c’è nulla da dire, i sondaggi ormai le danno ragione: Fratelli d’Italia è il primo partito in Italia e l’unico rivale temibile è il Pd. Gli altri partiti, Lega e 5 Stelle compresi, sono ormai staccati. Normale, quindi, che Giorgia Meloni provi a lanciare l’Opa sul centrodestra, sfidando gli alleati.

La rincorsa della leader di Fratelli d’Italia a Matteo Salvini si è conclusa con successo ormai da tempo. Le proiezioni di voto hanno decretato già l’anno scorso il sorpasso del suo partito sulla Lega. Decisivo, però, è il sistema elettorale.

Essere il primo partito può non bastare se il criterio di assegnazione dei voti favorisce altre forze politiche. Ed è quello che potrebbe accadere se venisse introdotto il proporzionale.

Non è solo significativo che Giorgia Meloni abbia lanciato l’Opa sul centrodestra. E’ ancora più sfidante che l’abbia fatto a Milano, dove ha radunato migliaia di delegati per una convention sulla quale si sono concentrati tutti i riflettori mediatici. Ha, cioè, rubato la scena al Capitano a casa sua, in terra lombarda. Casuale? Certamente no, almeno per tre ragioni.

La prima è che per ambire a Palazzo Chigi la leader di Forza Italia deve accreditarsi quale guida nazionale del centrodestra e si sa che quello schieramento è forte soprattutto da Roma in su. La seconda è legata alle scelte dei candidati per le prossime elezioni amministrative, in particolare in Sicilia e a Parma, dove i dissapori tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia crescono ogni giorno di più e la Meloni vuole alzare il prezzo nelle trattative, andando a “rompere le uova nel paniere” a Salvini nel nord Italia. La terza riguarda proprio la Lombardia, dove si voterà l’anno prossimo insieme con le politiche. La Lega guida la Regione con Attilio Fontana, che potrebbe ricandidarsi ma potrebbe anche non farlo.

Fratelli d’Italia vorrebbe candidare Daniela Santanchè al posto suo o quanto meno strappare una vicepresidenza e una maggiore visibilità nella prossima giunta regionale per uomini di Fratelli d’Italia. Accrescere i consensi in Lombardia consentirebbe di riequilibrare i rapporti di forza al Pirellone, dove Lega e azzurri si sono di fatto spartiti per anni poltrone e incarichi, lasciando le briciole ai post-fascisti.

La Meloni ha utilizzato il palcoscenico milanese anche per depurarsi definitivamente dalle scorie ideologiche legate al ventennio fascista. Ha preso platealmente le distanze da saluti romani e camicie nere e ha rilanciato la collocazione filo-atlantista dell’Italia. Pare, peraltro, che negli Usa c’è chi sta lavorando per lei, cioè per accreditarla affinchè una sua eventuale vittoria elettorale possa non risultare indigesta da quelle parti. Si sa quanto conta il benestare statunitense nelle scelte politiche italiane, dunque non c’è da stupirsi se Giorgia sta assumendo posizioni molto filo-americane nel conflitto russo-ucraino. Il suo obiettivo è quello di farsi trovare pronta per il governo del Paese se gli elettori dovessero premiarla come primo partito. Infatti ha già avvisato gli alleati sul fatto che, con o senza di loro, cercherà di governare. Non accetterà più, quindi, di fare la portatrice di voti per poi accomodarsi al secondo posto dietro alleati che quasi sicuramente prenderanno meno voti di lei.

Ma tutto questo, anziché rilanciare il centrodestra quale possibile guida del Paese dopo le elezioni dell’anno prossimo, rischia di lacerare ancora di più quella coalizione. Salvini e i leghisti sono molto irritati e hanno già risposto con l’annuncio di una nuova Pontida. Licia Ronzulli, di Forza Italia, ha condannato la propensione della leader di Forza Italia a lanciare ultimatum agli altri partiti dello schieramento.

In definitiva, il centrodestra, che pure sembra essere maggioranza nel Paese in base ai sondaggi, potrebbe ritrovarsi spaccato in almeno due anime, una più identitaria, guidata dalla Meloni e una più istituzionale, pronta ad allearsi con parti di centrosinistra per continuare a governare con Mario Draghi (o un altro tecnico). Mentre, però, Fratelli d’Italia si presenta compatto sulla leadership della Meloni, nel Carroccio la spaccatura tra l’ala governista di Giancarlo Giorgetti e quella più movimentista che fa capo a Matteo Salvini potrebbe acuirsi e produrre una vera e propria deflagrazione, resa ancora più problematica dall’indebolimento di Forza Italia.

Ecco perché, ora come ora, parlare di centrodestra non ha molto senso, sia perché ci sono queste divisioni sia perché la scelta del sistema elettorale sarà decisiva per definire le strategie dei partiti. L’attuale sistema potrebbe salvare in qualche modo le coalizioni, mentre una riforma in senso proporzionale potrebbe scomporre e ricomporre il quadro politico su basi completamente nuove. E a quel punto essere primo partito potrebbe non bastare per governare, neppure per una leader in ascesa come Giorgia Meloni.

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