• BATOSTA ELETTORALE

Centrodestra kaputt, il Partito Repubblicano un fantasma

Nell’attesa della nascita di un ipotetico Partito Repubblicano, le urne stanno decretando la liquefazione del centrodestra. Impietoso il responso del voto in Trentino e Valle D’Aosta: il Pd perde ma tiene, Forza Italia scende al 4%, mentre come Pdl, cinque anni fa, aveva ottenuto oltre il 22%; la Lega vola al 15%. 

Silvio Berlusconi

Nell’attesa della nascita di un ipotetico Partito Repubblicano, le urne stanno decretando la liquefazione del centrodestra. Impietoso il responso del voto in Trentino e Valle D’Aosta: il Pd perde consensi, ma resta saldamente alla guida delle città oppure va ai ballottaggi con uno schiacciante vantaggio sullo schieramento avversario; nel centrodestra, invece, Forza Italia registra un tonfo e scende al 4%, mentre come Pdl, cinque anni fa, aveva ottenuto oltre il 22%; la Lega viaggia verso il 15%, raddoppiando in alcune realtà locali i voti rispetto a cinque anni fa. In crescita il Movimento Cinque Stelle. L’affluenza alle urne complessivamente è scesa.

L’effetto Renzi, quindi, si smorza un po’, ma il dato inconfutabile è che di fatto il partito del premier non ha avversari temibili. Le opposizioni sono rissose al loro interno e mai riuscirebbero a fare fronte comune contro l’inquilino di Palazzo Chigi. E la situazione potrebbe ripetersi il 31 maggio, quando si voterà in 7 regioni e in alcuni Municipi.  Nelle file dem il leggero calo di voti si spiega con il crescente dissenso della cosiddetta “ditta”, con la fuoriuscita di qualche civatiano e con la disaffezione di parte della base. L’ultimo braccio di ferro tra governo e sindacati sulla riforma della scuola potrebbe aver inciso sulla disaffezione di insegnanti e famiglie, che hanno magari voltato le spalle a Renzi. Ma si tratta di una battuta d’arresto fisiologica rispetto all’exploit delle Europee dell’anno scorso. La sensazione è che questa volta l’astensionismo possa aver nuociuto a tutti gli schieramenti. Anche una parte del popolo della sinistra potrebbe aver disertato le urne perché insofferente ad alcune svolte renziane, per esempio in tema di tutele dei lavoratori. Ma il tema dei prossimi anni, ormai appare certo, è quello della creazione di un’opposizione credibile e in grado di battere Renzi.

Per ora non ci sono segnali di questo tipo, anzi si sta assistendo a una vera e propria scomposizione del centrodestra. L’unico movimento coeso, pur con qualche fibrillazione, che si contrappone al Pd con programmi alternativi è quello di Grillo. Un segnale nuovo e da valutare con attenzione è quello che arriva dalla Lombardia, dove il Presidente Maroni ha sorprendentemente aperto alla proposta pentastellata di reddito di cittadinanza. «Facciamolo partire dalla Lombardia», ha azzardato il governatore. Che sia una mossa tattica è ben chiaro. Trovare un terreno di dialogo e magari un’intesa con il Movimento Cinque Stelle sul principale cavallo di battaglia grillino potrebbe preludere ad accordi anche su altri versanti e, perché no, anche su base nazionale. Con l’Italicum, alle prossime politiche, nel 2018 o anche prima, al probabile ballottaggio contro il centrosinistra arriverebbe il Movimento Cinque Stelle o, in alternativa, la Lega (se si confermasse il travaso, in favore del Carroccio, di voti provenienti da Forza Italia e dall’area dell’astensione). Se grillini e leghisti unissero i loro voti al secondo turno potrebbero anche vincere. Per ora si tratta di fantapolitica, ma quando si voterà magari il quadro sarà diverso.

Intanto Forza Italia sta per implodere. Berlusconi annuncia di volersi candidare soltanto come “padre nobile” di un costituendo Partito Repubblicano alternativo al Partito Democratico di Renzi. In verità il Partito Repubblicano in Italia esiste già, non da oggi, e ha un simbolo registrato e che non sarebbe presumibilmente disposto a cedere alla nuova creatura immaginata dall’ex Cavaliere. È vero, ormai è ridotto all’insignificanza politica, con percentuali da prefisso telefonico, ma esiste come entità giuridica e quindi, se il progetto berlusconiano di palingenesi del centrodestra dovesse prendere corpo, non vanno esclusi ricorsi a colpi di carte bollate. Ma quello, al momento, appare un dettaglio. La sostanza è che i voti berlusconiani sono in libera uscita. Le lotte fratricide in quello che rimane dell’esercito azzurro sono destinate a esplodere in maniera definitiva dopo le Regionali. I sondaggi pronosticano un 6-1: il centrosinistra porterà a casa tutte le regioni, tranne il Veneto, che resterà nelle mani di Zaia, il che accrescerà il potere contrattuale di Salvini nella coalizione di centrodestra. 

Perfino in Campania, nonostante la probabilissima decadenza di De Luca in caso di vittoria e malgrado la polemica sugli “impresentabili” presenti nelle liste che lo appoggiano, la coalizione capeggiata dal Pd sembra in vantaggio su quella del governatore uscente, il berlusconiano Caldoro. Il che conferma un dato: il centrodestra a trazione leghista è l’unico che vince sul territorio, visto che perfino in Liguria, contro un Pd diviso tra renziani e civatiani/cofferatiani (con due diversi candidati alla presidenza), il centrodestra unito (da Fratelli d’Italia a Nuovo Centrodestra) non ha nessuna possibilità di vincere con Giovanni Toti. Il dissidente Raffaele Fitto, che non intende “morire” leghista, l’ha capito e si prepara a uscire dal partito, con 30 parlamentari al seguito, per dar vita a un’associazione di conservatori che fanno riferimento al leader inglese Cameron. Le truppe di Denis Verdini, subito dopo le regionali, potrebbero ufficializzare la loro decisione di appoggiare l’azione del governo sulle riforme, magari senza uscire da Forza Italia. Con il fronte berlusconiano a brandelli parlare di centrodestra non ha più senso.

La ricostruzione porterà via molti anni e Renzi nel frattempo avrà ampie praterie a disposizione nella area moderata. L’opposizione si strutturerà, quindi, soprattutto a sinistra, mentre l’esercito renziano attrarrà anche quelli che oggi non si esprimono, non vanno a votare oppure hanno a lungo votato per il centrodestra e da tempo disertano le urne. Dopo le elezioni regionali questa metamorfosi del quadro politico sarà ancora più chiara.