• L'EDITORIALE

Cattolici, qualcosa in più dell'etica

Su "La Stampa" di oggi Gian Enrico Rusconi parla delle "amnesie dei cattolici in politica" e si chiede quel sarà il loro futuro...


Su La Stampa di oggi, Gian Enrico Rusconi firma un interessante editoriale intitolato «Le amnesie dei cattolici in politica». Si chiede se i cattolici «torneranno a condizionare direttamente» la politica italiana, osserva come «grazie al berlusconismo» essi abbiano «creato un consistente “pacchetto cattolico”, con scritto sopra la perentoria frase “valori non negoziabili”».

Rusconi ritiene che anche i futuro i cattolici continueranno a costituire una «lobby dei valori» senza riuscire ad essere «una vera classe politica dirigente». E ritiene che le ragioni della debolezza cattolica siano da ricercare anche «nell’elaborazione religiosa di cui si sentono tanto sicuri».

L’editorialista de La Stampa nota infatti come la presenza pubblica della religione, «forte sui temi eticamente sensibili» sia accompagnata però «da un sostanziale impaccio comunicativo nei contenuti teologici che tali temi dovrebbero fondare. O meglio, i contenuti teoligici vengono citati solo se sono funzionali alle raccomandazioni morali».

I contenuti di verità religiosa teologicamente forti e qualificanti, risulterebbero pertanto «rimossi dal discorso pubblico». Rusconi concorda dunque con quanti affermano che oggi vi sia una evidente crisi di fede, e che la rilassatezza morale, il venir meno di punti di riferimento saldi e di valori condivisi sui temi “eticamente sensibili” sia una conseguenza della secolarizzazione. In effetti, come ha più volte ricordato anche Vittorio Messori, nella nostra epoca gli ecclesiastici insistono tanto sulla morale perché non c’è più fede.

La critica che l’editorialista de La Stampa muove agli uomini di Chiesa è dunque quella di concentarsi esclusivamente, nel discorso pubblico, sui valori (vita, famiglia e problemi bioetici). Mentre la crescita «delle ineguaglianze sociali e della povertà… sollevano sempre meno scandalo». In questo però, Rusconi è ingeneroso, perché la Chiesa – sempre in prima fila su fronte della carità e della solidarietà – fa sentire sempre la sua voce anche su questi temi e su queste emergenze.

«Se i cattolici hanno l’ambizione di ridiventare diretti protagonisti della politica – conclude l’editorialista – dovrebbero riflettere più seriamente sul loro ruolo», perché il discorso politico «deve rimanere rigorosamente laico», ma nello spazio pubblico bisognerebbe dare prova di maturità «nell’interpretare e nel gestire l’etica pubblica», senza ridursi a una «lobby in difesa di quelli che in esclusiva proclama i propri valori».

La riflessione contiene passaggi condivisibili: è vero che esiste una crisi di fede ed è vero che proprio la nuova evangelizzazione è fondamentale nelle nostre società scristianizzate. È vero anche che la voce della Chiesa viene enfatizzata quando parla di morale e della morale che ha ricadute politiche, finendo per far passare quasi esclusivamente il messaggio concentrato su alcuni valori e meno su altri.

Ma una cosa è l’azione dei cattolici in politica – e pur appartenendo a vari partiti e schieramenti, la loro unità, ha ribadito anche di recente il cardinale Bagnasco, va costruita proprio attorno ai principi non negoziabili – un’altra cosa sono la catechesi e l’evangelizzazione. In ogni caso l’invito a essere testimoni nello spazio pubblico non soltanto di alcuni valori, ma anche e soprattutto della loro radice del loro fondamento, è una provocazione che va presa sul serio.

Che i laici chiedano ai cattolici di essere cattolici fino in fondo anche nello spazio pubblico è comunque un buon segnale.

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