• CRISI DIETRO LA GUERRA

Catasto, governo salvato dalle maggioranze variabili

Non c’è solo la riforma del catasto a turbare la navigazione dell’esecutivo. Anche sul codice degli appalti, sul ddl concorrenza e sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura (Csm) si registrano divisioni profonde nella maggioranza. 

Si potrebbe usare una metafora bellica per fotografare l’attuale situazione del governo italiano. Le attenzioni dei cittadini e i riflettori mediatici sono tutti concentrati sul conflitto russo-ucraino, ma il terreno su cui si muove l’esecutivo Draghi è anch’esso cosparso di mine insidiose che potrebbero farlo saltare o comunque metterlo seriamente in crisi, rendendo così problematica la conclusione naturale della legislatura.

Da una parte ci sono le scadenze europee, cioè la necessità di produrre entro qualche mese riforme strutturali che rendano il nostro Paese meritevole di beneficiare delle risorse del Pnrr, già impegnate sulla carta in progetti tutti da avviare e realizzare. Dall’altra ci sono le esigenze dei partiti di difendere gli interessi delle rispettive basi elettorali, in vista delle elezioni politiche che, al più tardi, si svolgeranno tra un anno (ma ci sono anche le amministrative tra qualche mese).

Il macigno più ingombrante sulla strada del governo Draghi si chiama riforma del catasto. Il premier è irremovibile e lega la sua permanenza a Palazzo Chigi all’approvazione di quel provvedimento, che prevede, a partire dal 2026, una nuova mappatura degli immobili, identificando gli abusivi e i terreni agricoli edificabili, e l’adeguamento dei valori catastali agli attuali prezzi di mercato. Nei giorni scorsi, un emendamento presentato dal centrodestra è stato bocciato in commissione finanze alla Camera per un solo voto, quello del centrista Alessandro Colucci, che di fatto ha salvato l’esecutivo da uno scivolone sull’articolo 6, quello più importante, che riguarda la legge delega per la riforma fiscale. Il fronte giallorosso si è compattato, ma era compatto anche l’intero centrodestra (ex grillini compresi) che, senza il “tradimento” dei centristi, l’avrebbe spuntata, aprendo uno scenario di crisi per il governo.

Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Coraggio Italia temono che questa riforma provochi un rialzo corposo delle tasse sugli immobili. Il governo assicura che il gettito totale legato agli immobili, che è pari a 40 miliardi, di cui 20 di Imu e 20 derivanti da altri balzelli, non aumenterà. Ma una revisione delle aliquote e una revisione dei parametri Isee metterà in difficoltà molti proprietari di case, che potrebbero essere costretti a scaricare gli aumenti di tasse sui prezzi degli affitti.

Ma perché Draghi è così ostinato nel portare avanti questa riforma, che attiene soprattutto all’ambito fiscale? Nel 2027 l’Italia, a meno di variazioni del timing del Pnrr, dovrà iniziare a ripagare i prestiti europei (ben 122 miliardi di euro) e potrebbe avere necessità di assicurarsi entrate fiscali sufficienti. Non è un caso che l’operatività della riforma del catasto scatti l’anno prima. Insomma, il patrimonio immobiliare degli italiani, al di là delle smentite ufficiali, è sotto attacco e non va affatto escluso il ritorno dell’Imu sulla prima casa, la cui abolizione è stata in passato un cavallo di battaglia per il centrodestra.

Ma non c’è solo la riforma del catasto a turbare la navigazione dell’esecutivo. Anche sul codice degli appalti, sul ddl concorrenza e sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura (Csm) si registrano divisioni profonde nella maggioranza.

Per quanto riguarda gli appalti, la delega per la riforma del codice degli appalti pubblici andrà approvata entro il 30 giugno, mentre per l’entrata in vigore dei relativi decreti legislativi il termine è il 30 marzo 2023. Il disegno di legge delega è in discussione in commissione lavori pubblici del Senato e dovrebbe andare in aula mercoledì, ma non c’è accordo nella maggioranza e i tempi potrebbero allungarsi.

Nell’ambito del ddl concorrenza, le questioni più controverse riguardano il rinnovo delle concessioni balneari, il riordino dei taxi e le regole per gli ambulanti.

Per ottenere il benestare europeo alla concessione dei fondi del Recovery, l’Italia deve dimostrare buona volontà anche in materia di giustizia. Nodo da sciogliere in via prioritaria è quello del Csm, con l’obiettivo di arrivare entro l’estate ad approvare una nuova legge elettorale per l’indicazione dei membri togati. Qui c’è una vera e propria corsa contro il tempo, perché potrebbe crearsi un cortocircuito tra l’iter di approvazione di questo provvedimento e lo svolgimento dei referendum sulla giustizia approvati dalla Consulta. Lega e Forza Italia propongono un sorteggio “temperato” dei membri togati, che però incontra la contrarietà del Guardasigilli, Marta Cartabia e del Partito democratico.

Se la guerra, quindi, assorbe quasi per intero le cronache quotidiane, nei palazzi del potere si litiga su tante cose e Draghi ha molte gatte da pelare prima di poter mettere definitivamente in cassaforte il Pnrr. Ammesso che gli riesca e ammesso che ciò basti per garantire la ripartenza del paese, visto l’incerto scenario internazionale e considerate le fosche previsioni sul Pil formulate da Confindustria.

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