• IL PROCESSO

Caso Marò, l'India è nella palude

Marò in India: questa volta la figura del peracottaro non la fa il governo italiano, ma quello indiano. Perché la Corte Suprema ha deciso di rinviare l'udienza, per l'ennesima volta in due anni. Il governo convoca l'ambasciatore.

Staffan De Mistura, Latorre e Girone

Questa volta i peracottari non sono gli italiani, o almeno non solo gli italiani. Nella stupefacente vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, prigionieri in India, l’ennesimo rinvio stabilito questa mattina dalla Corte Suprema supera il limite a ogni tolleranza diplomatica nei confronti di Nuova Delhi e della sua giustizia indegna persino di una dittatura del Terzo Mondo.

La Corte Suprema ha deciso infatti questa mattina di rinviare a lunedì 24 febbraio l'udienza sui due marò italiani trattenuti nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di due pescatori del Kerala. Il motivo è che, prima di pronunciarsi, la Corte intende ricevere dal governo una risposta scritta sull'eventuale applicabilità della legge antiterrorismo e antipirateria (Sua Act) al caso dei due Fucilieri di Marina. Avete capito bene ? La Corte Suprema indiana, massimo organo giudiziario della Federazione, attende che il governo decida in merito all’applicabilità o meno di una legge e ai capi d’imputazione da addebitare ai nostri militari.

Il tutto a due anni dai fatti, contestati ma senza imputazione, ai due militari. Il procuratore generale indiano G.E. Vahanvati ha ammesso candidamente che abbiamo bisogno di tempo per decidere. C'è un dibattito in corso tra il ministro degli Esteri, quello dell'Interno e il collega della Giustizia" a cui spetta l'ultima parola”. Insomma, i ministri litigano su leggi e capi d’imputazione e i giudici si adeguano. Ce n’è abbastanza da far infuriare anche un governo italiano reso dimissionario dalla resa dei conti in casa PD.

A fronte dell'ulteriore, inaccettabile, rinvio deliberato questa mattina dalla Corte Suprema indiana dell'esame del caso dei fucilieri di Marina Latorre e Girone e della manifesta incapacità indiana di gestire la vicenda, l'Italia proseguirà e intensificherà il suo impegno per il riconoscimento dei propri diritti di Stato sovrano in conformità con il diritto internazionale, ha detto il ministro degli Esteri, Emma Bonino, apprendendo le notizie provenienti da Delhi.

“L'obiettivo principale dell'Italia resta quello di ottenere il rientro quanto più tempestivo in Patria dei due fucilieri e il governo italiano ha disposto l'immediato richiamo a Roma per consultazioni dell'Ambasciatore a New Delhi, Daniele Mancini" ha concluso la titolare della Farnesina. "La misura è colma ed ancora più grande è lo sdegno che investe tutta la nazione e che non può non propagarsi all'intera comunità internazionale”. “Su questo caso non c'è giustizia: siamo di fronte ad un comportamento ambiguo ed inaffidabile delle autorità indiane”, ha detto ministro della Difesa Mario Mauro aggiungendo che “la decisione del Governo di richiamare l'Ambasciatore in Italia è, non solo giustificata, ma ineludibile e riflette il sentimento del nostro popolo”.

Persino Staffan de Mistura si è tolto la soddisfazione di ridicolizzare l’India davanti ai media locali. L'inviato del governo italiano ha chiesto a un giornalista se per caso avesse un parente nell'esercito: "Suo padre? Bene, lei è la persona giusta per capire. Che cosa direbbe se suo padre, al servizio in un corpo dell'esercito fosse trattenuto e bloccato da due anni in un Paese straniero a causa di un incidente, senza neanche un capo di imputazione?".

Non si può escludere che la prossima mossa di Roma sia di togliere ogni riconoscimento alla magistratura indiana e chiedere ufficialmente l’arbitrato internazionale a un tribunale delle Nazioni Unite. Un’iniziativa che contribuirebbe a mettere alla berlina il governo indiano esacerbando però le relazioni bilaterali e le ultime possibilità di risolvere il contenzioso. La Corte Suprema oggi ha confermato che Nuova Delhi si è infilata in un “cul de sac” da cui non sa come uscire. Se processa due militari italiani come pirati o terroristi perde la faccia davanti alla comunità internazionale e appare come un inaffidabile “stato canaglia”. Se rinuncia ad applicare il Sua Act si trova senza strumenti giuridici per giudicare Latorre e Girone per fatti accaduti fuori dalle acque territoriali dove l’unica legge indiana in vigore è appunto il Sua Act. Non applicare quella legge significa dover rilasciare i due fucilieri la cui liberazione avrebbe però un impatto politico devastante sul governo ed esporrebbe, a due mesi dalle elezioni, il Partito del Congresso ad accuse da parte delle opposizioni nazionalista e comunista di incapacità e di favoritismi verso i connazionali di Sonia Gandhi. Per questo anche se la reazione di Roma sembra finalmente adeguata alla situazione la strada per portare a casa Latorre e Girone potrebbe essere ancora lunga.