• MORTO A 85 ANNI

Carlo Casini, una vita in difesa della vita

Carlo Casini, per lunghi anni presidente del Movimento per la Vita, è morto ieri. Magistrato, parlamentare, docente universitario, in lui ardeva certamente il sacro fuoco della difesa della verità ed è stato protagonista di molte battaglie per la vita. Ma la sua leadership ha anche  provocato molte divisioni nel mondo pro life.

Carlo Casini

Si è spento ieri all’età di 85 e dopo lunga malattia Carlo Casini, per moltissimi anni presidente del Movimento per la Vita (che fu fondato da Francesco Migliori nel 1980). Magistrato della Corte di Cassazione, docente universitario, membro della Pontificia Accademia per la Vita, giornalista pubblicista, saggista dagli interessi plurimi, la sua esperienza come politico inizia tra le fila della Democrazia cristiana. Siede alla Camera dal 1979 al 1992, poi ricopre il ruolo di europarlamentare nell’84, ’89, ’94, 2006 e 2009.

Anche i suoi detrattori più critici all’interno del mondo pro-life non possono non riconoscere che Casini per decenni è stato una figura centrale – con tutta l’ambiguità dell’accezione che questo aggettivo comporta – nel panorama bioetico nazionale e, con accenti diversi, internazionale.

I suoi sostenitori in queste ore lo ricordano come colui che portò avanti una lotta serrata a favore della vita nascente e morente e a favore della famiglia, durante tutta una lunga parabola temporale entro cui si accesero in Italia battaglie pro e contro il divorzio, l’aborto, la fecondazione artificiale e le unioni omosessuali civilmente riconosciute. Gli amici e collaboratori di una vita piangono la scomparsa di un leader lucido che seppe tenere testa al fronte laicista spostando la battaglia sui temi sensibili dal piano esclusivamente confessionale ad uno più laico, ossia mostrando le ragioni della difesa della vita, sia sotto il profilo morale che giuridico.

Amici e collaboratori lo ricordano come il fondatore di un movimento, ben radicato sul territorio, che è stato per lungo tempo il paradigma  di riferimento, quasi esclusivo, del mondo pro-life, come un uomo capace di far germinare progetti rilevanti quali i Centri Aiuto alla Vita, il Progetto Gemma, le case di accoglienza per le mamme,  la campagna di respiro europeo Uno di Noi e di farsi promotore del referendum abrogativo della legge 194, nonché propugnatore del varo della legge 40 del 2004 sulla fecondazione extracorporea, legge che avrebbe messo fine – così sostengono – al far west procreativo fino ad allora dilagante e che avrebbe impedito al fronte pro choice di varare una norma ben peggiore.

Volendo meramente fotografare un dato di fatto e omaggiando la sua memoria di uomo schietto e franco con il ricordo anche di alcuni profondi dissapori che le sue scelte provocarono all’interno del mondo prolife, la figura di Casini è stata indubbiamente anche divisiva. I suoi oppositori più fieri, presenti più tra le fila amiche che nemiche, negli anni gli hanno contestato un eccessivo personalismo nella direzione del Movimento, una scomoda sovrapposizione tra la figura di presidente e il ruolo politico che avrebbe rischiato di far scomparire la buona causa dell’impegno per la vita e la famiglia tra le rapide dei giochi di palazzo. Altra censura che spesso si è levata nel micro o macrocosmo prolife è stata quella di un atteggiamento compromissorio, quasi con accenti utilitaristi, sul fronte legislativo, promuovendo, oltre al referendum massimalista sulla legge 194, anche uno minimalista e poi appoggiando ad esempio una legge, la 40, che legittima un male morale: presidiare normativamente la fecondazione artificiale al fine di evitare derive ulteriori che poi, puntualmente, si sono verificate. Altresì si biasimò in lui una strategia eccessivamente difensiva, di corto respiro come nel caso della campagna Uno di Noi. Infine un’altra critica ricorrente è stata quella che vedeva il Movimento per la Vita laico sulla carta, ma nei fatti legato a filo doppio con la Cei, un filo che non pochi avrebbero voluto rescindere.

Tutte queste dinamiche profondamente dialettiche nell’organismo prolife lo minarono in radice e nacquero scissioni, scontri al calor bianco, barricate culturali che, ancor oggi, marcano  nell’intimo le differenti anime di realtà associative impegnate nella difesa di quelli che una volta venivano chiamati principi non negoziabili.

Che ci si voglia posizionare tra i fan di Casini o tra le fila dei censori, tra gli entusiasti o tra i perplessi, riteniamo che sia indubbio ammettere che il sacro fuoco della difesa della verità ardeva in lui incessantemente e lo ha consumato – come fiamma che consuma la candela – fino al letto di morte. Una preghiera per lui e per i suoi cari che lo piangono.