• IL QUADRO

Camerun, la Chiesa è sotto attacco. Ma resiste ai ricatti

Separatisti anglofoni incendiano una chiesa e rapiscono nove persone – cinque sacerdoti – chiedendo un riscatto, ma i vescovi si rifiutano di pagare. Nel Paese c’è tensione. La Chiesa cerca di mediare tra secessionisti e governo, ma subisce persecuzioni da entrambe le parti.

Dopo giorni di incertezza e di ipotesi sulla loro sorte, la richiesta di un riscatto ha confermato che il rapimento in Camerun di nove persone, tra cui cinque sacerdoti, è stato fatto a scopo di estorsione. Era sera quando il 16 settembre degli uomini armati hanno attaccato la chiesa di Santa Maria, nel villaggio di Nchang che fa parte della diocesi di Mamfe, le hanno dato fuoco e si sono dileguati portando con sé, oltre ai cinque sacerdoti, una suora, un catechista, una donna che lavora come cuoca e una ragazza.

È stato anche confermato che gli autori del rapimento sono dei separatisti anglofoni. La diocesi di Mamfe si trova nel sud-ovest del Paese, una regione che, insieme al nord-ovest, è abitata dalla minoranza di lingua inglese. Nel resto del Camerun invece si parla francese e la maggioranza francofona, oltre l’80% della popolazione, controlla lo Stato e le sue istituzioni. Il risentimento a lungo covato dai cittadini anglofoni per le discriminazioni subite si è trasformato in rivendicazione separatista nel 2013 e, nel 2017, ha portato alla formazione di gruppi armati determinati a lottare per l’indipendenza dell’Ambazonia, così sono chiamate le regioni occidentali, da Ambozes, una baia alla foce del fiume Wouri che le attraversa. Da allora, prima nel sud-ovest e poi anche nel nord-ovest, sono iniziati i combattimenti tra i separatisti e le forze governative.

Il conflitto è già costato la morte di circa quattromila civili. Settecentomila sono gli sfollati in fuga dai combattimenti e quasi 64 mila i rifugiati, quasi tutti nella vicina Nigeria. La guerra civile inoltre indirettamente fa vittime anche nell’estremo nord dove i jihadisti nigeriani di Boko Haram hanno intensificato le incursioni e gli attacchi dopo che gran parte dei militari di stanza in quei territori sono stati trasferiti per concentrarli sulla lotta ai separatisti.

Ad annunciare che i rapitori avevano preso contatto con le autorità religiose è stato l’arcivescovo di Bamenda, monsignor Andrew Nkea Fuanya. La Chiesa è considerata «un bersaglio facile per fare soldi» ha spiegato. Ma la Conferenza episcopale del Camerun ha deciso di non cedere alle richieste di riscatto. I rapitori inizialmente avevano chiesto 100.000 dollari. Poi sono scesi a 50.000: «Non pagheremo nemmeno un centesimo, creerebbe un pericoloso precedente», ha dichiarato monsignor Nkea.

Ma non è solo una questione di soldi facili. «Una ondata di persecuzione contro le gerarchie della Chiesa è il “nuovo gioco” nella lotta», è ancora monsignor Nkea a parlare: «Messaggi minacciosi di ogni genere vengono recapitati ai missionari che hanno dedicato la vita per lavorare per la popolazione. Se parliamo con il governo i secessionisti ci accusano di essere filogovernativi, se parliamo con i secessionisti il governo ci accusa di essere con i secessionisti. È una situazione delicata, ma i vescovi devono continuare a fare il loro lavoro di mediazione tra le parti».

Gli autori del sequestro in effetti hanno affermato di aver attaccato e dato alle fiamme la chiesa di Nchang perché secondo loro la Chiesa cattolica non sostiene la loro lotta. Tra i separatisti tuttavia c’è chi li biasima e li condanna. Capo Daniel, vicepresidente di uno dei più importanti gruppi armati separatisti, Ambazonia Defence Forces, sostiene che ci sono delle fazioni che attaccano chiunque sospettino di collaborare con il governo centrale: «Non vogliono neanche le scuole nel Camerun occidentale perché ritengono che siano strumenti di manipolazione e assimilazione da parte della maggioranza francofona al potere. Invece la Chiesa cattolica romana si è opposta alla chiusura delle scuole. Stiamo avvertendo tutte le forze separatiste che non c’è giustificazione per gli attacchi contro le istituzioni religiose che sono la spina dorsale della vita comunitaria in Ambazonia. Quali che siano le divergenze con alcuni leader della Chiesa cattolica, le chiese sono sacrosante, non si possono incendiare. La nostra lotta è contro lo Stato e contro le sue istituzioni, non contro la leadership cattolica».

Ma la tensione è forte, quello del 16 settembre è l’episodio di violenza più grave, ma non il primo. Anche le Chiese presbiteriane e battiste sono sotto tiro e agli attacchi partecipano persino persone vicine ai religiosi: «Alcuni di coloro che attaccano ferocemente le Chiese sono persone affiliate a queste stesse Chiese o che hanno beneficiato della loro generosità», aggiunge monsignor Nkea. Monsignor Aloysius Fondong Abangalo, vescovo di Mamfe, che si è subito recato a Nchang per raccogliere e portare via la croce della chiesa bruciata e le Ostie consacrate custodite nel tabernacolo, ha accusato i ragazzi del villaggio di essersi uniti ai separatisti.

La condanna dei vescovi camerunesi per l’incendio della chiesa di Santa Maria e per il sequestro è ferma ed esemplare. Hanno chiesto ai fedeli di recitare un Rosario per tutto il mese di ottobre, esortano al perdono dei colpevoli. Ma, dicono, adesso la misura è colma. Con questo «atto di abominio, in termini semplici abbiamo detto a Dio che non lo vogliamo nella nostra terra. Coloro che l’hanno compiuto si sono messi contro Dio e non contro gli uomini e nessuno mai di coloro che hanno combattuto contro Dio ha vinto».

 

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