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Caccia al fascista, un grande segno di fragilità

Dopo la manifestazione di sabato a Roma, e relativi scontri, la sinistra ricomincia con la caccia al fascismo, proponendo anche lo scioglimento di Forza Nuova. Agitare lo spauracchio del fascismo è sintomo di grande fragilità culturale e denota l’incapacità di andare oltre schemi che ormai sono superati dalla storia

Polizia e manifestanti no green pass

Le forze politiche si sono ritrovate concordi nel condannare senza se e senza ma i tafferugli e le violenze del week-end, durante le manifestazioni No Green Pass. Gli infiltrati che, con violenza, hanno cercato di inquinare quei cortei, soprattutto a Roma, vanno condannati in modo esemplare perché hanno compromesso il sacrosanto diritto di manifestare, esercitato negli ultimi sabati da cittadini di ogni colore politico contrari al certificato verde, e hanno compiuto aggressioni a sedi di sindacati e ai danni delle forze dell’ordine. Sono reati che vanno perseguiti in modo esemplare.

Detto questo, tutta la polemica politica che si è scatenata all’indomani di quegli scontri presenta una elevata dose di tossicità perché rischia di minare la “pax draghiana” faticosamente raggiunta tra partiti di colore diverso per guidare il Paese fuori dalla pandemia. Pur trattandosi di un fronte eterogeneo e discutibile nella sua natura e nella sua composizione, si tratta di un vasto schieramento che invoca fiducia da parte dei cittadini per completare il processo di uscita dalla pandemia. E dunque nessun componente di quel fronte dovrebbe indulgere a strumentalizzazioni ideologiche in grado di avvelenare il clima.

Un conto è prendere le distanze da pratiche di violenza che nulla hanno a che fare con le libertà democratiche e con il diritto di manifestare, altra cosa è strumentalizzare politicamente il gesto di frange di facinorosi per fini di propaganda.

E’ quanto stanno facendo gran parte del mondo di sinistra e tantissime testate di primo piano del panorama editoriale italiano, venendo di fatto meno a quell’impegno incoraggiato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinchè si smussassero le asprezze del dibattito sulla pandemia e si riconnettessero le sensibilità individuali verso un nuovo disegno di unità nazionale.

Le divisioni tra destra e sinistra si sono riacutizzate e, quello che rattrista maggiormente, non sulle cose concrete o sulla visione di Paese, ma sulle incrostazioni del passato, in un momento in cui si parla di Pnrr e di rilancio del Paese a partire da un nuovo modello di sviluppo digitale ed ecosostenibile. Agitare lo spauracchio del fascismo è sintomo di grande fragilità culturale e denota l’incapacità di andare oltre schemi che ormai sono superati dalla storia e allontanano le nuove generazioni dalla comprensione delle criticità del presente e dalla costruzione di un futuro diverso e distante dalle ideologie.

E’ sbagliato cavalcare l’onda, come stanno facendo Pd, Leu e Cinque Stelle, che auspicano l’approvazione di un ordine del giorno per cancellare Forza Nuova e tutti i movimenti che si richiamano al fascismo. Ed è ancora più discutibile, per la tenuta stessa degli equilibri sociali, convocare una manifestazione anti-fascista per sabato prossimo, il giorno prima dei ballottaggi di Roma e altre importanti città.

In passato, di fronte a manifestazioni violente di centri sociali o gruppi eversivi di estrema sinistra, non erano mai state assunte decisioni così nette e divisive. Eppure i danni a cose e persone erano stati ugualmente rilevanti e l’impronta autoritaria dei messaggi che venivano lanciati era identica a quella di sabato. Se i totalitarismi e i fascismi sono ugualmente deprecabili, a prescindere che abbiano il colore rosso o nero, anche la risposta dello Stato dev’essere inflessibilmente neutrale e orientata alla pacificazione complessiva del Paese, senza strizzatine d’occhio a parti politiche.

Il centrodestra su questo sta ritrovando l’unità smarrita negli ultimi mesi, se è vero che neppure Forza Italia, ultimamente molto governista, firmerà la mozione Pd per lo scioglimento di Forza Nuova e altre formazioni neofasciste, invocando giustamente un trattamento equipollente per tutti i totalitarismi (“Non ci sono totalitarismi buoni e totalitarismi cattivi”, hanno dichiarato congiuntamente i due capigruppo azzurri a Camera e Senato).

E se Giorgia Meloni fa notare quanto curiosa sia la circostanza di ritrovare ciclicamente, nelle cronache di manifestazioni antigovernative, i nomi di estremisti di destra ai quali viene consentito tutto, nella quasi indifferenza delle autorità, salvo poi fermarli e arrestarli per episodi squadristi, Matteo Salvini conferma che nessun leghista parteciperà alla manifestazione di sabato contro il fascismo, destinata a diventare uno spot elettorale per i candidati sindaci del centrosinistra.

Si fermi in tempo la strumentalizzazione di un episodio, che ha certamente avuto risvolti esecrandi ma che non può in alcun modo dettare l’agenda politica e giustificare la prevaricazione, anch’essa fascista, di una parte su un’altra.

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