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REGNO UNITO

Burnham è il nuovo premier britannico. Ecco cosa ci aspetta

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Devolution e nazionalizzazioni, ecco le priorità del governo Burnham nel Regno Unito, per dare più potere ai governi locali e re-industrializzare la Gran Bretagna. E per i difensori del diritto alla vita saranno tempi duri.

Esteri 21_07_2026
Andy Burnham, conferenza stampa (AP)

Andy Burnham è da ieri il nuovo premier laburista britannico. Conosciuto come sindaco dell’area metropolitana di Manchester (la seconda in Inghilterra, dopo Londra), è un primo ministro di sinistra-sinistra, dopo il più moderato Starmer di centro-sinistra. Cosa dobbiamo aspettarci dal settimo premier britannico degli ultimi dieci anni?

Come primo segnale di cambiamento, dopo aver ricevuto l’incarico dal re Carlo III, Burnham ha tenuto la conferenza stampa al numero 10 di Downing Street, non al tradizionale leggio, ma ad un microfono piantato per strada. Ha voluto stare in mezzo ai giornalisti, simbolicamente in mezzo alla gente. Consapevole di essere il settimo premier in dieci anni, ha promesso che la sua premiership sarà «un momento di riflessione e di nuova determinazione», ha sottolineato l’importanza per «riguadagnare la stabilità» della Gran Bretagna. Ma ha anche annunciato «il più grande cambiamento degli ultimi 40 anni». E come? Con una nuova politica economica, per la prima volta svincolata completamente dall’eredità liberale di Margaret Thatcher (premer dal 1979 al 1990). Burnham si dice pronto a rinazionalizzare industrie e servizi che erano stati privatizzati allora e «riportare l’essenziale sotto controllo pubblico», per abbassare i prezzi e reindustrializzare la Gran Bretagna.

Questo progetto ha attratto paradossalmente anche il plauso di Donald Trump (dunque del leader della destra più potente del mondo) perché potrebbe includere anche la ripresa dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi nel Mare del Nord. Su quest’ultimo punto, solo Trump è sicuro che si farà e si è già complimentato con Burnham su Truth Social, ma a Londra ci sono molte più incertezze. Infatti lo stesso premier aveva aderito all’appello laburista di non concedere nuove licenze di esplorazione e sfruttamento. La riapertura dello sfruttamento dovrebbe dunque riguardare solo i giacimenti che avevano già la licenza prima delle ultime elezioni.

In politica estera, Burnham ha riservato le sue due prime telefonate a Donald Trump, giustappunto, e a Volodymyr Zelensky. Dunque: cercherà di mantenere la “relazione speciale” con gli Usa e manterrà la politica di sostegno all’Ucraina, “solida e risoluta”. Agli esteri andrà Ed Miliband, leader del Partito Laburista quando era all’opposizione pre-Brexit dal 2010 al 2015, nonché ex ministro dell’Energia nello scorso governo. Sostenitore del Green Deal, sarà adesso parte di un governo che promette fonti fossili e reindustrializzazione?

La precedente ministro degli Esteri, Yvette Cooper, nel governo Burnham va alla Sanità. E per chi difende il diritto alla vita si annuncia un periodo buio. Già lo stesso Burnham, nella sua area metropolitana di Manchester, era stato uno dei primi sindaci a istituire delle “buffer zone” attorno agli ospedali in cui si praticano gli aborti, per impedire ai gruppi pro-life di pregare o anche solo di presenziare alla vista delle donne che “esercitano i loro diritti riproduttivi” (eufemismo di sinistra per dire: aborto). Lo stesso Burnham, più scettico sulla legge sull’eutanasia, “per esperienza personale” famigliare, ha cambiato idea ed ora è anche un sostenitore del fine vita. Yvette Cooper, che non ha esperienze analoghe, è molto favorevole all’eutanasia e ha sempre votato di conseguenza. Ed è una delle più determinate sostenitrici dell’“accesso ai diritti riproduttivi”, cioè della censura e repressione dei gruppi pro-life.

Il Cancelliere, il ruolo più importante del governo, va all’ex ministro della Difesa, John Healey. Nel governo laburista di Gordon Brown (2007-2010) era stato al Tesoro e aveva guidato il tentativo di devolvere maggiori poteri dal governo centrale ai governi locali, poi terminato con la vittoria di Conservatori e Liberaldemocratici nelle elezioni del 2010. La devolution, iniziata con Blair, è un altro cavallo di battaglia di Burnham, che la chiedeva anche in veste di sindaco di Manchester. Healey è stato scelto proprio per la sua conoscenza e competenza in materia. La mano pubblica sarà, probabilmente, anche e soprattutto una mano pubblica locale. E al ministero dell’Edilizia pubblica, delle Comunità e del Governo locale torna Angela Rayner, sindacalista di estrema sinistra, dimissionaria nel 2025 a seguito di uno scandalo fiscale (che però si è risolto in maggio, con il pagamento delle tasse che mancavano all’appello).

Non ci sono segnali di cambiamento nei ruoli delicati che riguardano più da vicino la questione immigrazione e integrazione, la più grave di tutte durante il governo Starmer, fra sommosse anti-immigrati, violenze inter-comunitarie, razzismo alla rovescia della polizia e lo scoppio dell’enorme bubbone delle violenze sessuali di gang pakistane lasciate impunite per decenni. Il ministero dell’Interno resta a Shabana Mahmood, che continuerà ad occuparsi di immigrazione. Finché dura.



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