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Boystown, 400.000 pedofili e la fine di una civiltà

Un’indagine condotta dalla polizia tedesca, insieme all’Europol e alle forze dell’ordine di altri cinque Paesi, ha portato all’oscuramento di una darknet con oltre 400.000 pedofili iscritti. Quattro, finora, gli arresti, ma potrebbero seguirne altri. Eppure i siti pedopornografici hanno “una notevole capacità di ripresa”, segno che serve una seria presa di coscienza dell’Occidente.

La più grande e impressionante rete di pedofili e di filmati pedopornografici con violenze di ogni tipo su bambini, sin dalla più tenera età, è stata scoperta e oscurata in una darknet (una rete parallela privata in cui viene rispettato l’anonimato dei partecipanti), grazie alle indagini partite mesi orsono e culminate con i primi arresti delle scorse settimane in Germania e Paraguay. Malauguratamente è probabile che altri siti del genere vengano messi online e si prosegua in questa incivile e barbara violenza sui bambini. Un ennesimo brutto segno della fine della civiltà occidentale.

La notizia è stata resa nota il 3 maggio dagli Uffici federali tedeschi della lotta alla criminalità su Internet (ZIT) e della polizia criminale (BKA), le cui indagini hanno portato alla perquisizione di sette abitazioni nel Nord Reno-Westfalia, in Baviera e Amburgo e all’arresto di tre sospetti responsabili; un altro sospetto complice è stato arrestato in Paraguay. Si ritiene che i sospettati siano gli organizzatori e i maggiori promotori della piattaforma e dei filmati violenti, sarebbero i membri principali di una delle più grandi piattaforme di pedopornografia al mondo chiamata Boystown. La piattaforma di pornografia infantile Boystown esisteva almeno da giugno 2019, era accessibile esclusivamente attraverso la darknet e comprendeva più di 400.000 membri.

Nel comunicato delle polizie federali tedesche si descrive la piattaforma essere “orientata a livello internazionale allo scambio di pornografia infantile da parte dei membri, dove venivano scambiate soprattutto registrazioni di abusi su ragazzi. Il forum della piattaforma è stato diviso in diverse aree per consentire un’archiviazione strutturata e un facile recupero del contenuto pedopornografico. Tra le immagini e i video condivisi c’erano registrazioni degli abusi sessuali più gravi su bambini piccoli. Oltre all’area del forum, esistevano due aree di chat affiliate per i membri per comunicare tra loro e scambiare filmati di abusi pedopornografici di ragazzi e ragazze”. Alla task force dell’indagine hanno partecipato, oltre alle agenzie di investigazione tedesche, anche l’Europol e le polizie di Paesi Bassi, Svezia, Australia, Stati Uniti e Canada.

Dei quattro uomini tedeschi indagati il 14 e 15 aprile scorso, tre sono stati arrestati con l’accusa di gestire la piattaforma di pornografia infantile ed esserne gli amministratori, oltre che i realizzatori. Il quarto uomo tedesco indagato, membro della piattaforma, è accusato tra le altre cose di aver caricato 3500 tra filmati e chat nella rete degli orchi internazionali. Nella medesima operazione internazionale, riporta il comunicato dell’Europol, “sono stati sequestrati anche diversi altri siti di chat sul dark web utilizzati da pedofili”. Tuttavia, prosegue il comunicato, “le comunità di pedofili online sul dark web mostrano una notevole capacità di ripresa in risposta alle azioni di polizia che li prendono di mira. Le loro reazioni includono la resurrezione di vecchie comunità, la creazione di nuove comunità e forti sforzi per organizzarle e amministrarle”. Ci si aspettano altri arresti e, grazie alle analisi in corso sulle immagini dei bambini vittime di abusi, anche il salvataggio di questi ultimi a livello globale, man mano che le polizie coinvolte esamineranno i materiali sequestrati.

La sensazione che rimane, oltre allo scoramento di vedere come l’umanità si sia ridotta ad una barbarie inconcepibile, è proprio quella di una vasta operazione di polizia tutt’altro che terminata con i primi arresti dei giorni scorsi. Non a caso, la notizia sull’arresto del cittadino tedesco residente in Paraguay, Paese che registrerebbe secondo alcune fonti almeno 100 casi di pedofilia alla settimana, racconta di indagini in corso anche in Australia. Tutta la grande stampa internazionale, dalla BBC a France24, dalla Abc australiana alla Nbc americana, non ha potuto fare a meno di parlarne, senza censure ma anche senza quei commenti di repulsione che sarebbero stati almeno un segno di sana vitalità sociale e civile.

Una civiltà occidentale che non è più tale. Ne abbiamo avuto prova anche nelle scorse settimane, quando, apparsa fugacemente la notizia dell’organizzazione Lost in Europe sulla scomparsa di più di 18.000 bambini migranti non accompagnati in Europa dal 2018 a dicembre 2020 (17 bambini ogni giorno), ben poche autorità nazionali ed europee si sono preoccupate di questo drammatico fenomeno. Quel “miglior interesse dei bambini”, di cui la giurisprudenza e i talk show si riempiono la bocca, svanisce davanti alle depravazioni, gli abusi, i rapimenti e le violenze sistematiche verso i bambini. Senza una profonda riflessione autocritica e una seria presa di coscienza, non basteranno le operazioni di polizia a fermare il cancro che consuma l’animo occidentale.