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DIBATTITO

Botta e risposta con l'ex portavoce di Paglia

L'ex portavoce di mons. Paglia reagisce all'articolo di monsignor Melina sull'Istituto Giovanni Paolo II, rivendicando la continuità dell'istituto con la sua origine. La risposta del direttore: non è vero, fu volontà di cancellare il Magistero di Giovanni Paolo II.

Ecclesia 22_06_2026

Caro direttore,

vorrei fare qualche considerazione sulla lunga risposta di don Livio Melina all’intervista in cui mons. Vincenzo Paglia ricostruisce le vicende della sua presidenza alla Pontificia Accademia per la Vita e come Gran Cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II.

Prima premessa: ho seguito la vicenda di cui si parla in quanto responsabile dell’ufficio stampa delle due istituzioni, prima che una improvvida decisione vanificasse una qualsiasi presenza del GP2 sulla scena della comunicazione (anche vaticana, nel 2020). Consideratemi una «persona informata sui fatti».

Seconda premessa. Dissi a mons. Paglia all’indomani della sua intervista a Settimananews che si doveva/poteva approfondire ancora di più, in quanto si tratta di una pagina di storia ecclesiale che va scritta, con documenti alla mano. Ma so che non accadrà, almeno non in questi anni.

E qui entro nel merito. Non accadrà mai perché entrambi (Paglia e Melina) non si rendono conto che hanno vissuto una pagina di storia ecclesiale e di storia della teologia. Il primo ha delle cautele; il secondo è di sicuro troppo preso dall’offesa che avrebbe subìto anche se non lo dice e la mette sul piano teologico-ideologico. E faccio notare la «saggezza» di un commento all’intervista a mons. Paglia da parte di una lettrice di Settimananews: «Anche prendere i normali e previsti avvicendamenti con un pizzico di filosofia in più aiuterebbe». Don Melina invece non consente alla possibilità di normali avvicendamenti. Per un settore della Chiesa, avvicendamenti non ci devono essere. Le impostazioni devono andare avanti nei secoli.

E invece non funziona così. Un nuovo papa ha una linea in continuità, ma una sua linea. Invece don Melina ci fa capire che a suo avviso l’intento originario del GP2 voluto dal Santo papa, sia stato tradito. Ebbene non è così. Rileggiamo il Chirografo di papa Francesco in cui nomina mons. Paglia Gran Cancelliere (16 agosto 2016) del GP2 e presidente della Pontificia Accademia per la Vita. «Com’è noto, dal Concilio Ecumenico Vaticano II ad oggi il Magistero della Chiesa su tali temi si è sviluppato in maniera ampia ed approfondita. E il recente Sinodo sulla Famiglia, con l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, ne ha ulteriormente allargato e approfondito i contenuti. È mia intenzione che gli Istituti posti sotto la tua guida si impegnino in maniera rinnovata nell’approfondimento e nella diffusione del Magistero, confrontandosi con le sfide della cultura contemporanea. L’ambito di riflessione siano le frontiere; anche nello studio teologico non venga mai meno la prospettiva pastorale e l’attenzione alle ferite dell’umanità. Pertanto, nominandoti Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, vorrai favorire un adeguato sviluppo dell’attività di riflessione, ricerca e insegnamento dell’Istituto, affinché esso diventi un ambito privilegiato per aiutare le famiglie a vivere la loro vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo di oggi».

Qui c’è tutto. C’è la necessità di andare avanti dopo i due Sinodi e dialogare di più con le scienze, umane e non solo, sul tema del matrimonio e della famiglia. L’intuizione originaria di san Giovanni Paolo II non viene cancellata, ma viene aggiornata e approfondita, 30 anni dopo. Anche la teologia va avanti, anche la teologia morale. Forse a don Melina non piace, ma è così.

Una piccola aggiunta. La critica verso il libro Etica Teologica della Vita è mal formulata perché sommaria. Il volume è un dialogo tra specialisti di diverse tendenze e materia e va letto nella sua integrità. Certo nell’introduzione mons. Paglia parla di un «cambio di paradigma», ma in sé non è negativo, a patto di leggere l’insieme e non solo le parti che fanno comodo alla propria tesi.

E qui veniamo alla «storia» propriamente detta. Che don Melina non racconta, buttandola in «caciara» ideologica, per capirci. La Storia si declina così. Di ogni passaggio, mons. Paglia ha tenuto costantemente informato papa Francesco, attraverso le due udienze private che aveva con lui ogni anno e attraverso un costante scambio di lettere e informazioni. Qui ci sarebbero documenti per gli storici. Mons. Paglia non agiva per conto suo. Aveva un mandato preciso. Punto. Don Melina non dice che il convegno di tre giorni confluito in Etica Teologica, aveva tra i partecipanti alcuni relatori critici verso il testo-base di discussione. Ma questi relatori non hanno voluto che il loro contributo confluisse nel volume. Per quale motivo? Hanno preferito non venire associati al libro neanche nelle critiche: temevano di perdere credibilità? Andrebbe chiesto a loro, ma di sicuro non sono stati un esempio di parresia.

Don Melina non dice o preferisce tacere che ha tentato di coinvolgere il papa Emerito portandolo dalla sua parte, e informandolo delle vicende del GP2 dal suo punto di vista, con l’udienza dell’1 agosto 2019. Ha «disinformato», nei fatti; poteva con leggerezza produrre una frattura dagli esiti gravi e dirompenti. Per la saggezza dei diversi interlocutori (non don Melina), non è stato così.

Non è stata portata avanti l’unica «cosa» che si doveva fare: una discussione aperta, libera, franca e serena. Invece no, tutti arroccati sui privilegi di docenti che volevano sentirsi intoccabili. Questa fronda, questa spaccatura che si è sviluppata, rappresenta il metodo usuale in voga nella Chiesa. È portata avanti dai difensori dell’«unità ecclesiale», espressione che maschera privilegi, persone che non sopportano avvicendamenti, modifiche, scadenze di mandati e di nomine. No, per alcuni settori, nomine e incarichi sono a vita (solo loro, naturalmente…). Ricordiamo la lettrice: «Anche prendere i normali e previsti avvicendamenti con un pizzico di filosofia in più aiuterebbe».

Questa metodologia di contrapposizione è sbagliata. Il «cambiamento d’epoca» è davanti a noi e anzi ci siamo immersi dentro. Servivano e servono impostazioni aggiornate. Questo è stato tentato nel caso in questione. Questa era l’idea di papa Francesco. Invece di fare fronda, cercare appoggi nel Papa emerito, tra i conservatori cattolici negli Usa e altrove, tra gli scontenti solo perché senza più una cattedra, andava cercato il dialogo ed il confronto costruttivo. Che non si fa mai. Il metodo di lavoro che ha portato a Etica Teologica, è un metodo diverso dal solito: un testo base, un dialogo tra chi è a favore e chi no, una libera discussione. È tutto nel testo. Ma qualcuno si tira indietro, perché solo aver partecipato a un dialogo, farebbe pessimo effetto sul suo ambiente di riferimento. O almeno così pensa.

Prego, vorrei venire smentito punto per punto. Ma sta di fatto che la vera «storia» di questa vicenda va scritta. Qualcosa c’è nell’intervista a mons. Paglia e nel mio libro del 2023 Followers Contro (Marcianum Press), che ricostruisce le vicende di quegli anni tra Pontificia Accademia e GP2. Ma è ancora poco. Grazie.

Fabrizio Mastrofini

 

Caro Mastrofini,

devo dire che trovo molto sgradevole la tua lettera perché a un commento molto puntuale di monsignor Melina che spiega in modo chiaro il cambiamento radicale di impostazione teologica e pastorale dell'Istituto Giovanni Paolo II (e qui trovi un commento di Tommaso Scandroglio che riprende i punti fondamentali) tu rispondi accusando di attaccamento alla poltrona lo stesso Melina, come se tutto si riducesse a un problema di carrierismo. Chi la vuole buttare "in caciara" mi sembra che sei tu, che insulti le persone bypassando gli argomenti proposti. Che poi, detto da chi per molti anni è stato portavoce di un vescovo noto in Vaticano per le sue qualità di arrampicatore ecclesiastico e non solo (mi fermo qui per carità di patria) fa anche un po' ridere. 

Come sai la Bussola ha seguito molto da vicino la vicenda dell'Istituto e chiunque può facilmente rileggere gli articoli scritti allora (qui il dossier che non per niente abbiamo titolato "L'assalto all'Istituto Giovanni Paolo II") che danno perfettamente ragione all'articolo di monsignor Melina e smentiscono la tua ricostruzione, che "dimentica" la protesta degli studenti, l'appello di 200 accademici internazionali  che chiedevano il reintegro dei docenti licenziati, e tante cosette di questo genere. Altro che Papa emerito e ambienti americani.

Giustamente dici che mons. Paglia non ha agito di testa sua, ma di concerto con papa Francesco. Mai pensato il contrario, credo che la rilettura dei nostri articoli lo confermi; piuttosto l'ho sempre pensato - per quanto riguarda l'Istituto Giovanni Paolo II e la Pontificia Accademia per la Vita - come un sicario.

Parli di normale avvicendamento del corpo insegnante, che andrebbe accettato «con un pizzico di filosofia». Forse ricordi male: in realtà non fu un fisiologico avvicendamento ma una vera e propria epurazione che ha colpito tutti i docenti simbolo dell'era Giovanni Paolo II. Nel caso di monsignor Melina, dovresti ricordare, fu addirittura cancellata la materia che insegnava per giustificarne l'allontanamento: Teologia morale fondamentale, che lo stesso Giovanni Paolo II giudicava indispensabile ai fini di una vera formazione pastorale.

E qui veniamo al secondo punto: parli di continuità e di un necessario aggiornamento. Non diciamo stupidaggini, c'è stata una vera propria volontà di rottura, si è voluto cancellare il Magistero di Giovanni Paolo II sulla vita e sulla famiglia, e infatti il discorso fatto per l'Istituto si può ripetere pari pari per la Pontificia Accademia per la Vita. Non ho certo bisogno di rispiegare i punti di questa rottura: monsignor Melina e Scandroglio hanno già risposto magistralmente su questo punto.

E poi, permettimi un'ultima cosa: riproporre sempre il ritornello del "cambiamento d'epoca" è insopportabile. È solo un artificio linguistico, un paravento ideologico per giustificare la rottura con quanto c'era prima. È un modo per giustificare la rivoluzione. Dall'inizio dell'umanità le epoche sono sempre cambiate, ma la verità sull'uomo resta la stessa: non è che siccome l'epoca è cambiata allora l'adulterio può diventare una cosa positiva, gli atti omosessuali diventano una variante naturale della sessualità e per il suicidio assistito magari ci facciamo un rito apposito. Perché è esattamente di questo che stiamo parlando, il tentativo di ricostruire la Chiesa con mani d'uomo, giudicando superato tutto quanto finora insegnato. 

Riccardo Cascioli