• TRANSESSUALISMO

Blocco della pubertà, un esperimento irresponsabile

Londra, un esperimento su 44 adolescenti dai 12 ai 15 anni di età con disforia di genere diagnosticata: sono stati somministrati loro dei bloccanti per frenare il loro sviluppo puberale. Secondo i ricercatori che hanno pubblicato gli esiti su Plos One, ora sono più "felici". Ma intanto la cura ha avuto conseguenze irreversibili sulla loro crescita fisica e non è detto che, arrivati a 18 anni, rimangano felici.

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Cure ormonali

Se già bastava ed avanzava il buon senso, per comprendere quanto l’universo dei «baby trans» sia delicatissimo e non da guardare con entusiasmo – né, tanto meno, da assecondare -, iniziano ad arrivare pure riscontri scientifici in questo senso. Paradossalmente, son gli stessi riscontri che certi media, come si sa proni alla cultura arcobaleno, presentano con toni enfatici mentre invece c’è ben poco di cui rallegrarsi. Il riferimento è qui ad una nuova ricerca uscita su Plos One, che qualche giornale estero ha già iniziato a pubblicizzare come la prova provata che, a seguito dell’assunzione dei bloccanti della pubertà, la «maggioranza» dei giovani è «più felice». In realtà, come commenterebbe il Divo portato sullo schermo da Paolo Sorrentino, la situazione è «un po’ più complessa». Vediamo perché iniziando dal principio, e cioè dall’illustrare i dettagli di questa ricerca fresca di pubblicazione.

Si tratta di un lavoro osservazionale con cui si sono monitorati 44 giovani di età compresa tra i 12 e i 15 anni con disforia di genere diagnosticata. Costoro – in cura presso il Servizio di sviluppo dell’identità di genere (GIDS) del Tavistock e Portman NHS Foundation Trust, il centro in cui i minori con disforia di genere sono trattati col Servizio sanitario nazionale inglese - sono stati reclutati tra aprile 2011 e aprile 2014 ed hanno iniziato il blocco della secrezione delle gonadotropine - e dunque dello sviluppo puberale - tra giugno 2011 e aprile 2015. In questo periodo, tutti e 44 questi minori hanno raggiunto la soppressione delle gonadotropine entro sei mesi e quasi tutti  - 43 su 44 – alla fine dello studio hanno deciso di procedere con gli ormoni sessuali incrociati, cioè con l’iter per il «cambio di sesso». Ora, gli autori di questo monitoraggio hanno effettivamente scritto, al termine del loro lavoro, che «l'esperienza complessiva dei pazienti» sottoposti al blocco della pubertà «è stata positiva». Tuttavia, queste parole non autorizzano nessun tipo di entusiasmo, anzi; e per varie ragioni.

Tanto per cominciare perché sono gli stessi studiosi che hanno realizzato la ricerca a concludere riconoscendo apertis verbis, senza tanti giri di parole, che «sono necessari studi prospettici più ampi e a lungo termine» per «quantificare in modo più completo i benefici e i danni della soppressione puberale»; dunque sono loro i primi a confessarsi cauti. E non potrebbe davvero che essere che così, viene da aggiungere. Sì, perché, come secondo punto, non si può non rilevare come, da un lato, il campione considerato fosse ristretto – soli 44 soggetti, come si è detto – e, dall’altro, di appena 14 di essi abbiamo i dati dopo 36 mesi. In altre parole, di nessuno di questi «baby trans» sappiamo nulla dopo i 18 anni di età, il che fa capire quanto sia incauto e prematuro affermare che, presi bloccanti della pubertà, la «maggioranza» dei giovani sia «più felice».

Anche perché, annotazione numero tre, pare mancare in questa ricerca quello che si definisce un gruppo di controllo. Ergo, non sappiamo quali sarebbero state le loro condizioni, se quei 44 giovani non si fossero mai sottoposti ad alcun trattamento; anche per questo specialisti come Michael Biggs dell'Università di Oxford stanno avanzando pesanti critiche alla metodologia di questo studio che comunque, ecco il punto, non manca di mettere in luce aspetti inquietanti. Alludiamo al fatto secondo cui il blocco chimico della pubertà non si è affatto rivelato – come sono soliti ripetere studiosi pro Lgbt – un semplice «pulsante di pausa» dello sviluppo; al contrario, in questi 44 giovani, si legge sul lavoro di Plos One, si è riscontrata una «crescita ridotta» sia in altezza sia nello sviluppo osseo. Non sappiamo se tali effetti sono irreversibili, hanno ammesso i ricercatori.  Ma il dato certo è che sia per l’altezza sia per le ossa si è verificata «una certa crescita, ma minore di quanto ci si aspetterebbe durante quegli anni senza soppressione ormonale».

Riepilogando, lo studio che, in teoria, dovrebbe rassicurare sui benefici del blocco della pubertà, in pratica non solo non offre alcuna reale a duratura garanzia in tal senso, ma fa perfino capire come quelli sui «baby trans» continuino a tutti gli effetti ad essere null’altro che esperimenti irresponsabili, tentativi dai benefici dubbi e delle conseguenze gravi altamente probabili. Questo però nello studio viene precisato, forse per non irritare i gendarmi della cultura dominante che da qualche anno, ad ogni minima obiezione ai loro dogmi, hanno già, bella pronta, l’accusa di transfobia. Bisogna insomma dire che va sempre tutto bene anche quando i riscontri, come in questo caso, o dicono pochissimo o, addirittura, suggeriscono il contrario.

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