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memoria liturgica

Benedetta in Vaticano la statua di sant’Andrea Kim Taegon

Nell'occasione il Papa ha ricevuto i pellegrini coreani, rievocando il suo viaggio del 2014.

Borgo Pio 18_09_2023

Una statua di marmo alta quasi quattro metri: è la prima, tra quelle presenti nelle nicchie esterne della basilica, dedicata a un santo asiatico, il primo sacerdote e martire coreano, ucciso in odium fidei il 16 settembre 1846 a soli 25 anni.

Lo scultore coreano Han Jin-sub ha raffigurato il suo connazionale sant'Andrea Kim Taegon in abiti tradizionali e con indosso la stola sacerdotale così come lo si vede frequentemente nell'iconografia. La statua è stata benedetta sabato scorso, nella memoria liturgica del santo, dal cardinale coreano Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il Clero. 

Ricevendo i pellegrini giunti dalla Corea, il Papa ha quindi rievocato il suo viaggio del 2014, «presso la casa dove Sant’Andrea Kim nacque e trascorse l’infanzia. Lì pregai in silenzio, in modo speciale per la Corea e per i giovani». Del santo ha ricordato anche l'«ardore per la diffusione del Vangelo» e la «nobiltà d’animo, senza tirarsi indietro davanti ai pericoli e nonostante molte sofferenze: basti pensare che anche suo nonno e suo padre furono martirizzati e che sua mamma fu costretta a vivere come una mendicante». Un modello di «zelo apostolico» e «di una Chiesa che esce da sé stessa per spargere con gioia il seme del Vangelo.

Paradossale per una Chiesa (quella coreana) sorta dai laici «la grazia di tante vocazioni sacerdotali». Decisamente troppe per il Santo Padre che esorta: «per favore, “cacciatele via”, mandatele alle missioni, perché se no saranno più i sacerdoti che la gente, e non va: che siano missionari fuori». Un rischio che in Occidente sicuramente non corriamo.