• L'UDIENZA

Becciu si "assolve": «Milone dimesso dal Papa»

Nel corso dell'interrogatorio all'interno dell'udienza del processo per lo scandalo legato all'immobile di Sloane Avenue, Becciu è ritornato sul licenziamento del primo titolare dell'Ufficio del Revisore Generale, Libero Milone: «Fu il Papa a chiedermi di comunicare a Milone che non godeva più della sua fiducia». 

Ieri e l'altro ieri nella Sala Polifunzionale dei Musei Vaticani sono andate in scena nuove udienze del processo sullo scandalo legato all'immobile di Sloane Avenue durante le quali è stato ancora interrogato l'imputato più eccellente, il cardinale Giovanni Angelo Becciu. Che il porporato di Pattada non sarebbe stato disponibile a fare l'agnello sacrificale del pasticciaccio londinese lo si era capito con la conferenza stampa all'Istituto Maria Bambina organizzata il 25 settembre 2020 all'indomani del faccia a faccia con Papa Francesco nel quale aveva perso i diritti del cardinalato.

In quel momento Becciu non era ancora formalmente sotto indagine ma si era detto comunque pronto a rispondere alle domande della magistratura vaticana. Poi quasi due anni di silenzio inframmezzati da qualche nota firmata dal suo legale per difendersi in qualche modo dai numerosi attacchi mediatici arrivati prima e dopo il rinvio a giudizio. L'ex Sostituto ha scelto di parlare soltanto davanti al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano e lo ha fatto in prima battuta il 17 marzo e poi in maniera più completa il 5 maggio scorso.

In quest'ultima occasione il prelato sardo ha registrato un punto importante in suo favore depositando una lettera del Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin nella quale si confermava - come anticipato dalla Nuova Bussola Quotidiana - che un discusso bonifico ad una società informatica in Australia era stato inviato per la gestione del dominio .catholic e non aveva alcun legame con il processo per abusi al cardinale George Pell. 

In questi ultimi due giorni è tornato a parlare in aula, incalzato dal promotore di giustizia Alessandro Diddi con il quale non sono mancati momenti di tensione. Nell'interrogatorio di mercoledì, Becciu è ritornato sul licenziamento del primo titolare dell'Ufficio del Revisore Generale, Libero Milone avvenuto il 19 giugno 2017 e presentato nella forma di dimissioni volontarie. Il manager venne chiamato in Vaticano nel 2015 con un contratto quinquennale e incaricato di revisionare tutti i bilanci degli enti e delle amministrazioni che fanno riferimento alla Santa Sede.

La sua uscita di scena è rimasta avvolta dal mistero: nel settembre del 2017, infatti, Milone ha raccontato in una clamorosa intervista a Massimo Franco del Corsera (e ad altri giornali stranieri) di non essersi dimesso volontariamente ma di essere stato costretto a farlo dall'allora capo della Gendarmeria, Domenico Giani che lo avrebbe «intimidito» per costringerlo a «firmare una lettera che avevano già pronta». A quelle parole era seguita la replica dell'allora Sostituto della Segreteria di Stato che aveva accusato Milone di aver violato le regole spiando le vite private dei suoi superiori (Becciu compreso) e che aveva rivelato come il Papa fosse stato informato delle prove contro il suo ex revisore generale.

Nella Sala Polifunzionale dei Musei Vaticani, dopo aver ottenuto l'autorizzazione papale a parlare, il porporato sardo ha dato una versione più completa dei fatti di cinque anni fa, spiegando di non avere «alcuna responsabilità attorno alle dimissioni» dal momento che si sarebbe limitato «ad eseguire un ordine ricevuto dal Santo Padre, assunto in piena autonomia». «Il Papa mi chiamò - ha raccontato Becciu - “eccellenza, le chiederei di chiamare il dott. Milone e dirgli che non gode più della fiducia del Santo Padre e deve rendere le dimissioni”. Chiamai al mattino lo stesso Milone e gli comunicai la decisione del Papa».

La causa, secondo l'ex Sostituto che ha ottenuto l'ok del Papa a rispondere su questo punto, sarebbe quella addotta proprio nel comunicato emesso per rispondere all'intervista del manager: l'aver incaricato una «società esterna per svolgere attività investigative sulla vita privata di esponenti della Santa Sede, esulando dalle sue competenze». L'ex revisore generale, la cui indagine per peculato è stata nel frattempo archiviata, aveva spiegato in un'intervista a Il Messaggero che il suo lavoro imponeva «un controllo patrimoniale, finanziario ed economico degli enti gestiti», ammettendo di aver agito «all'inizio senza tenere conto che il Vaticano non era una azienda ma una monarchia assoluta» ma lamentando al tempo stesso di aver subito tentativi di spionaggio denunciati inutilmente. In ogni caso, Milone era sembrato convinto che non potesse esserci stata un'incrinatura nel rapporto di fiducia con il Papa alla base della sua cacciata sebbene non lo vedesse da un anno e aveva riferito di un'indiscrezione secondo cui Francesco sarebbe stato informato solo dopo gli eventi.

Una versione smentita già nel comunicato dell'allora Sostituto del 24 settembre 2017 e che mercoledì Becciu davanti al Tribunale vaticano ha arricchito di un particolare: il Pontefice non solo era stato informato prima, ma sarebbe stato lui in persona a prendere la decisione. 

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