• COLPO DI SCENA IN TRIBUNALE

Parolin smonta l'accusa di Becciu anti-Pell

Colpo di scena in tribunale al processo per lo scandalo londinese. Il cardinale Becciu svela una lettera del segretario di Stato Vaticano Parolin che smentisce la teoria della fabbricazione di false testimonianze ai danni del cardinale Pell ai tempi del processo per abusi. I due milioni e 230 mila dollari servirono per il pagamento del dominio Internet .catholic. Confermate le indiscrezioni della Bussola

«Sappiamo che del denaro è transitato dal Vaticano all'Australia, due milioni e 230 mila dollari, ma finora nessuno ha spiegato perché». Queste parole del cardinale George Pell, pronunciate nel corso di un'intervista rilasciata lo scorso novembre a tre quotidiani italiani non certo teneri nei suoi confronti ai tempi dell'inchiesta per abusi sessuali, avevano contribuito a rilanciare i sospetti sul coinvolgimento del cardinale Giovanni Angelo Becciu nella presunta fabbricazione di false testimonianze ai danni del ranger di Ballarat.

Una spiegazione più plausibile a quell'invio di soldi oltreoceano aveva provato a darla La Nuova Bussola Quotidiana in un articolo dello scorso 9 aprile praticamente ignorato da quei media italiani da cui nell'ottobre del 2020 era partita la teoria del complotto internazionale sull'asse Roma-Melbourne. I fatti dicevano che quella somma era stata versata alla società Neustar con sede nello stato di Victoria. Dal momento che quella australiana risultava essere una delle Conferenze episcopali coinvolte dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali nel progetto di registrazione di un dominio .catholic in più lingue di cui si era occupata proprio un'azienda che faceva riferimento alla Neustar, è bastato poco per unire i puntini ed ipotizzare che il pagamento della Segreteria di Stato potesse essere stato autorizzato proprio nell'ambito di quell'attività e non di losche operazioni per far fuori un porporato scomodo.

Una ricostruzione che ieri ha trovato conferma nell'udienza al Tribunale vaticano per il processo sullo scandalo londinese contrassegnata dalla deposizione dell'imputato più illustre, il cardinale Becciu. L'ex Sostituto, infatti, ha consegnato al presidente Giuseppe Pignatone una lettera del 29 aprile firmata dal Segretario di Stato nella quale il cardinale Pietro Parolin - come ricordato in aula da Becciu - afferma che "la somma (...) servì per il pagamento del dominio Internet .catholic» e che «questa informazione è stata opportunamente comunicata all'Ambasciata di Australia presso la Santa Sede con nota verbale 2112/21/RS del 18 febbraio 2021».

Una clamorosa smentita della tesi del complotto tanto cara ai principali quotidiani italiani e che questa volta arriva direttamente dal numero due della Santa Sede. All'ennesima intervista nel quale Pell aveva chiesto una risposta su quei due milioni e 230 mila dollari, Becciu aveva replicato con una lettera aperta in cui spiegava al confratello di non voler rispondere pubblicamente, ma di attendere «il momento appropriato, davanti al Giudice terzo ed imparziale, per replicare punto su punto e far apprezzare alle Istituzioni giudiziarie vaticane l’assoluta infondatezza delle accuse nei miei confronti».

Un momento, dunque, che è arrivato ieri nel corso delle dichiarazioni spontanee rese nell'Aula polifunzionale dei Musei Vaticani, con un colpo di scena finale: il porporato sardo, infatti, ha detto di essere rimasto ancora più amareggiato «nell'apprendere, dalla lettura del carteggio (...), che ad autorizzare il pagamento di detta somma fu proprio Pell, con una lettera datata 11 settembre 2015». Il prefetto emerito della Congregazione delle cause dei santi, quindi, si è preso una bella rivincita dopo quasi due anni di frecciatine fattegli recapitare dal prefetto emerito della Segreteria per l'economia tramite i media di mezzo mondo.

Già all'indomani della defenestrazione di Becciu nell'udienza con il Papa del 24 settembre 2020, fonti vicine al porporato australiano avevano diffuso una nota al vetriolo nella quale ci si congratulava col Santo Padre per quegli "sviluppi" e si esprimeva l'auspicio «che la pulizia nelle stalle» potesse proseguire «sia in Vaticano che a Vittoria». Parole che agitavano per la prima volta il sospetto di un ruolo di Becciu nel processo per abusi, nella probabile convinzione che dietro ci fossero «cannoni australiani, munizioni vaticane».

E dire che Becciu di fronte al calvario giudiziario subìto dal suo ex avversario in Curia si comportò diversamente, scrivendogli un biglietto di solidarietà prima della partenza in Australia e poi rallegrandosi su Twitter per la sua assoluzione definitiva nell'aprile del 2020. Fino ad oggi l'idea di un complotto internazionale si è rivelata dura a morire nonostante la sua scarsa plausibilità, come abbiamo visto nel recente articolo di The Remnant che commentando il nostro articolo in cui avevamo anticipato la vera origine dei 2 milioni e 230 mila dollari transitati dalla Segreteria di Stato alla Neustar, la giornalista australiana aveva confermato la fondatezza della ricostruzione, ma aveva riproposto di nuovo la teoria del testimone corrotto, accusandoci di essere un giornale «non particolarmente favorevole a Pell» (circostanza palesemente smentita dalla nostra campagna, solitaria, a sostegno dell'innocenza del cardinale australiano nell'ingiusto processo per abusi).

Per rilanciare quella teoria, nel quasi disperato tentativo di credere nonostante le evidenze ad una storia avvincente in cui si mescolano soldi e Vaticano, veniva citato un articolo di una rivista italiana che per prima aveva parlato dei «misteriosi trasferimenti». Ora che uno scritto ufficiale del cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin depositato al Tribunale vaticano ha certificato una volta per tutte che quei due milioni e 230 mila euro sono stati pagati - come Bussola ha scritto per prima - per il dominio .catholic, chi ha rilanciato l'accusa di un suo coinvolgimento in un presunto complotto vaticano-australiano chiederà scusa al cardinale Becciu? 

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