• IL CASO

Battute sui gay, la prova che la legge bavaglio non serve

Medico licenziato dopo una battuta su un paziente gay; attivista denuncia per diffamazione un utente social troppo offensivo. Al di là dell'opportunità, è la priova che una legge sulla cosiddetta omofobia non serve perché già ora esistono gli strumenti per sanzionare condotte lesive della reputazione e onore altrui o altrimenti discriminatorie.

Il Ddl Zan non serve perché una legge sull’ «omofobia» è già vigente. Due vicende di cronaca lo comprovano. La prima si è svolta in quel di Cittiglio nel varesotto. Un chirurgo sta operando un paziente omosessuale che è sotto anestesia totale. Gli scappa una espressione infelice e colorita che riportiamo nella sua crudezza (absit iniuria verbis): «Guardate se devo operare questo frocio di merda». Un collega segnala l’accaduto ai propri superiori. L’Asst Sette Laghi prima sospende il chirurgo poi lo licenzia con queste motivazioni: «i fatti commessi sono di una gravità tale da far venir meno il rapporto fiduciario intercorrente tra l’Azienda e omissis (…) si decide di prendere atto del verbale conclusivo del procedimento disciplinare a carico del suddetto dipendente e di risolvere conseguentemente il rapporto di lavoro in atto con lo stesso a decorrere dal giorno successivo all’adozione del presente provvedimento, senza corresponsione dell’indennità sostitutiva del preavviso». Non entriamo nel merito della vicenda – l’azienda ospedaliera ha fatto bene o male a licenziarlo? – però siamo certi che se tutte le aziende ospedaliere usassero questo stesso metro di giudizio per chi bestemmia – che è un illecito di tipo amministrativo – gli ospedali forse rimarrebbero a corto di personale.

Passiamo alla seconda vicenda, ancor più paradigmatica. L’avvocato Michael Crisantemi da tempo si spende per la tutela delle rivendicazioni del mondo LGBT. Insieme ad altre persone lo scorso 25 luglio ha organizzato una manifestazione in appoggio del Ddl Zan. Un utente di Facebook ha postato questo volgare commento rivolto a chi vi aveva partecipato: «𝑃𝑜𝑣𝑒𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑖, 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑎, 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑎 “𝑖𝑛𝑐𝑢𝑙𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒”» (absit iniuria verbis bis). Crisantemi ha deciso di denunciarlo per diffamazione aggravata. Nella denuncia si può leggere: «𝑃𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑟𝑖𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎 𝑙’𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑒𝑎𝑡𝑜, 𝑒̀ 𝑖𝑛𝑑𝑢𝑏𝑏𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑖f𝑓𝑎𝑚𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜: “𝑃𝑜𝑣𝑒𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑖, 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑎, 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑎 “𝑖𝑛𝑐𝑢𝑙𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒”.[…] 𝐵𝑎𝑠𝑡𝑒𝑟𝑎̀ 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙’𝑜𝑚𝑜𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑠𝑖𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑒𝑠𝑝𝑢𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑂𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑀𝑜𝑛𝑑𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑎𝑙 𝑛𝑜𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑒 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑎 𝑓𝑎𝑟 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑑𝑎𝑙 17 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 1990, 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑢𝑖 𝑙’𝑎𝑐𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑜𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑜𝑚𝑜𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑎𝑑 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑎𝑙𝑠𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑢𝑙𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑛𝑖𝑔𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎, 𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑡𝑖𝑜𝑟𝑖 𝑠𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑙’𝑒𝑝𝑖𝑡𝑒𝑡𝑜, 𝑑𝑖 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒𝑑𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑛𝑡𝑒, 𝑑𝑖 “𝑝𝑜𝑣𝑒𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖”. 𝐸 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑡𝑟𝑎𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙’𝑖𝑛𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 [...] 𝑛𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑛𝑜𝑛𝑖𝑚𝑜 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑛𝑠𝑜𝑟𝑒, 𝑖𝑑 𝑒𝑠𝑡 “𝑖𝑛𝑐𝑢𝑙𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒”, 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑒𝑣𝑜𝑐𝑎 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑜𝑚𝑜𝑒𝑟𝑜𝑡𝑖𝑐𝑜, 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 – 𝑒̀ 𝑒𝑣𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 - 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒𝑠𝑒𝑐𝑟𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒». Anche in questo caso non vogliamo entrare nel merito della vicenda verificando se l’utente di FB si meriti o meno una sanzione penale per quella sua infelice uscita.

Ciò che ci importa sottolineare invece è un altro aspetto. Queste due vicende, una di carattere disciplinare, l’altra di natura giudiziaria, rappresentano la prova provata che una legge sulla cosiddetta omofobia non serve perché già ora esistono gli strumenti per sanzionare condotte lesive della reputazione e onore altrui o altrimenti discriminatorie. Addirittura questi strumenti sono rintracciabili in anche in ambito privatistico, come insegna la storia del chirurgo che ha perso il posto di lavoro.

In merito invece alla denuncia presentata dall’avv. Crisantemi questa si rivela essere un vero autogoal per lo stesso avvocato e per tutti coloro che vogliono il Ddl Zan. La denuncia prova infatti che è inutile pretendere una legge che tuteli in modo speciale le persone omosessuali perché il nostro codice penale già oggi offre gli strumenti di tutela adatti a tutte le situazioni. Non c’è lacuna alcuna nel nostro ordinamento a tal proposito. La decisione dell’avvocato di Terni è poi paradossale: un giorno prima organizza una manifestazione pro Ddl Zan perché pare necessaria una tale legge e il giorno dopo, presentando denuncia, confuta ipso facto l’esistenza di tale necessità.