Bagnasco e la dottrina sociale, antidoto al secolarismo
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La profezia di Leone XIII ai tempi di Leone XIV è il tema del volume di Benedetto Delle Site presentato dal cardinale, che sottolinea le implicazioni sociali del mistero di Cristo: non ci si può fermare a credere senza cogliere le conseguenze della fede. Anche in ambito educativo.
La dottrina sociale della Chiesa come antidoto al secolarismo ovvero al vivere come se Dio non ci fosse. Questa è stata la conclusione del cardinale Angelo Bagnasco nel presentare al Senato, il 12 giugno scorso, il libro La dottrina sociale della Chiesa. La profezia di Leone XIII ai tempi di Leone XIV (Historica) di Benedetto Delle Site. L'ex presidente della Conferenza episcopale italiana ne ha anche scritto la prefazione sottolineando come «il testo mette bene in evidenza che quando la verità dell'essere umano è al centro dell'attenzione sociale, allora si può creare la virtuosa circolarità tra lavoratore, lavoro e impresa che andrà a favore del bene di tutti».
Dopo l'uscita della Magnifica humanitas si è tornati a parlare con insistenza di dottrina sociale della Chiesa, ma
Delle Site – imprenditore e presidente nazionale del Movimento Giovani dell'UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) – ha avuto il merito di riproporre una riflessione sul tema e di inserire anche un'antologia delle encicliche sociali di Leone XIII prima dell'interesse suscitato dal documento del nuovo pontificato. «Se Cristo viene lasciato ai margini come motivazione privata del credente – scrive Delle Site la dottrina sociale inevitabilmente scivola verso una sorta di "morale generica"». Il leitmotiv del suo scritto è proprio questo: ricondurre tutto alla regalità sociale di Cristo. Perché «la regalità sociale di Cristo non è un capitolo "extra" della dottrina sociale della Chiesa: è la sua garanzia di verità» ed è anche «ciò che le impedisce di diventare filantropia di Stato o etica del consenso». Tenendo conto di ciò si può comprendere come la questione sociale non sia affatto scissa dai cosiddetti principi non negoziabili, ma al contrario sia indissolubilmente legata. «La dottrina sociale della Chiesa rifiuta l'idea che l'etica sia confinabile nel privato» e dunque «la difesa della vita non è solo compito della coscienza individuale, ma responsabilità pubblica».
Presentando questo libro, il cardinal Bagnasco ha ricordato che «non basta credere a Cristo perché se ci fermiamo a questo, torniamo ad una posizione di comodo» mentre invece «è necessario avere chiare le conseguenze, le implicazioni pratiche, esistenziali, personali e quindi necessariamente sociali del mistero di Cristo, della Sua presenza, della Sua parola cosicché possiamo entrane nella dimensione etica che si riversa nella vita concreta di ciascuno». Questo vale anche per l'educazione. Su questo punto Delle Site parla di «chiarezza rara» della dottrina sociale della Chiesa per la quale «educare è un diritto originario della famiglia, non una concessione dello Stato». Sono i genitori ad essere «i primi e principali educatori dei figli» anche perché «se il diritto educativo fosse una concessione dello Stato, potrebbe essere ritirato o limitato in base a criteri ideologici o utilitaristici». Riconoscere questo diritto originario ai genitori, invece, «significa porre un limite al potere pubblico». Ed è quello che fa la dottrina sociale della Chiesa. Un monopolio della scuola statale non può essere che nocivo perché comporterebbe un appiattimento culturale e «la tentazione di usare l'educazione come strumento di ingegneria sociale».
Ecco perchè la dottrina sociale della Chiesa ha il merito di smascherare il mito dell'«educazione neutrale» dove «la pretesa neutralità spesso nasconde un'ideologia implicita: riduzione dell'uomo a competenze». Ma se la prima parte del volume è utile per vedere come la dottrina sociale della Chiesa si declini nella società contemporanea, la seconda offre un'antologia delle nove encicliche di papa Pecci che costituiscono quello che Augusto Del Noce chiamava il «Corpus Leoninum».
L'autore sottolinea l'importanza di rispettare l'indicazione di Leone XIII di leggere le encicliche non in ordine cronologico ma in questo ordine: «sulla filosofia cristiana, la Aeterni Patris (1879), sulla libertà umana la Libertas (1888), sul matrimonio cristiano, la Arcanum divinae sapientiae (1880), sulla setta dei massoni, la Humanum genus (1884), sui poteri pubblici, la Diuturnum (1881), sulla costituzione cristiana degli Stati, la Immortale Dei (1885), sul socialismo, la Quod apostolici muneris (1878), sulla questione operaia, la Rerum novarum (1891), sui principali doveri dei cittadini cristiani la Sapientiae christianae (1890)». Un corpus che, a detta dell'autore, Leone XIV intende oggi rilanciare perché ha la forza profetica di applicare la parola evangelica all'economia e alla società. E dunque di fare scandalo.
Magnifica humanitas rompe il silenzio sulla Dottrina sociale
Solo la grazia rende l'uomo più che umano: è la risposta del Papa al transumanesimo che si annida nella rivoluzione dell'intelligenza artificiale. Una sfida così omnicomprensiva da richiedere la sapienza a 360 gradi della Dottrina sociale della Chiesa, che Leone XIV riporta alla luce dopo la pausa imposta dal predecessore. Ed è già una buona notizia.
- Il Papa e il miliardario ateo, dove finisce l'etica e comincia il marketing?, di Andrea Zambrano
