• FASE DUE

Aziende: l'unica via è riaprire tutto subito

Le promesse del governo alle aziende erano state reboanti. Ma le cose non stanno funzionando bene. A parte i tempi e la burocrazia fuori luogo, la scelta della banca come intermediario si è rivelata del tutto sbagliata. Per non parlare dell'infinità dei lavoratori che da un giorno all’altro hanno perso il lavoro. Ora l'unica via è riaprire tutte le aziende subito.

Le promesse del governo alle aziende erano state reboanti: 400 miliardi di euro subito come prestiti garantiti integralmente dallo Stato. E in particolare 25.000€ erogati immediatamente a tutte le piccole e piccolissime aziende senza calcolo del merito di credito, cioè senza valutazione dello stato di salute economica dell’azienda stessa. Con l’obbiettivo più che giustificato di salvarne il più possibile e di dare speranza a tutti i piccoli operatori che già hanno dovuto soffrire molto in questi mesi di chiusura, e altrettante difficoltà dovranno affrontare per la ripartenza.

Ma le cose non stanno funzionando bene. A parte che tra l’annuncio delle misure e l’effettiva partenza è passato più di un mese per verifiche e burocrazia varia, quando l’imprenditore si reca speranzoso in banca si trova di fronte a uno scenario ben lontano dal ‘prestito immediato’ che gli era stato promesso.

La scelta della banca come intermediario si è rivelata sbagliata, e i 25.000 euro di prestito senza condizioni si sono rivelati in molti casi una chimera. In molti casi le condizioni prima di erogare il prestito ci sono, eccome. Si annidano per esempio in leggi precedenti che non sono state dichiarate superate, per cui se l’azienda non è conosciuta la banca vuole prima accertarsi che sia in regola con tutte le infinite norme che garantiscono la sua correttezza. Altre banche, che non amano in alcun caso i crediti deteriorati arricciano il naso di fronte ad aziende che potrebbero dimostrarsi deboli, anche se il credito è integralmente garantito dallo Stato, e dunque l’eventuale rischio è tutto suo. E così il merito di credito è sostanzialmente ricomparso nella pratica dopo essere stato espulso in teoria nella stesura della legge.

Un altro caso ancora, che si è verificato con una certa frequenza, è quello di aziendine che avevano uno scoperto di 10 o 15.000 euro presso la loro banca, e trovano il direttore di filiale che non vuole erogare il nuovo prestito totale di 25.000€, ma vuole garantirsi i suoi 10 o 15.000 e quindi pretende di ridurre di questa cifra il nuovo prestito, cosa che è esplicitamente vietata.
Va certamente aggiunto che i fondi con cui lo Stato garantisce le banche non sono stati ancora integralmente versati, e alcune banche sono riluttanti ad agire in qualche modo allo scoperto, e quindi rinviano, creano difficoltà, in sostanza non erogano.

Non tutto è così, fortunatamente, in questi giorni le prime erogazioni sono state effettuate. Ma stiamo parlando di imprenditori, anche piccoli e piccolissimi, che da settimane sentono la terra bruciare sotto i piedi, e per cui le ore, non solo i giorni di ritardo possono essere esiziali. Le domande già presentate sono migliaia, altre, ancora di più, sono in preparazione, a testimonianza di un tessuto produttivo tenace, che non vuol mollare. Ma il tempo è fattore essenziale, e dunque qualcosa va cambiato, e in fretta, affinchè tutto possa girare con immediatezza.

Altri capitoli dolenti riguardano un’infinità di lavoratori che da un giorno all’altro hanno perso il lavoro, pubblico o privato, e conseguentemente anche la remunerazione. Per loro è subentrato il diritto alla cassa integrazione o al fondo integrazione salariale, a seconda della categoria cui il lavoratore appartiene. Ma a parte che tutte queste forme di ristoro prevedono la corresponsione di una cifra inferiore allo stipendio precedente, in moltissimi casi i nostri amici lavoratori non hanno ancora visto il becco di un quattrino. E intanto però le bollette si accumulano, e spesso quello che arriverà sarà inferiore al reddito di cittadinanza che molti percepiscono senza aver mai lavorato in nulla. E ovviamente questo non facilita il buon umore e la capacità di guardare al futuro con una certa serenità. Se poi il lavoratore appartiene a certi comparti, il fondo integrazione viene erogato soltanto per nove settimane. E se l’azienda in cui lavori, dopo nove settimane dal giorno in cui ha chiuso non avrà ancora aperto?

Caro Presidente Conte ecco perchè tutte le aziende che rispettano le misure di sicurezza vanno riaperte ora, il 4 maggio, senza ulteriori dilazioni. Esattamente come tanti altri paesi stanno facendo.