• LA CRISI

Avanti con Draghi, ma tutti hanno il mal di pancia

Tutte le forze politiche cercano di salire sul carro del futuro Presidente del Consiglio per evitare di lasciarlo nelle mani dei rivali e devono gestire parecchi mal di pancia: da Leu, che non vuole il Carroccio, ai 5 Stelle, che sono in ebollizione anche perché dovrebbero governare con l'odiato Cavaliere. 

L’irruzione sulla scena politica di Mario Draghi sta scuotendo gli schieramenti politici e acuendo le divisioni interne ai partiti. Il risultato finale, però, è che lentamente crescono i consensi attorno all’ipotesi che l’ex Presidente della Banca centrale europea possa dare vita a un governo politico, con un’ampia maggioranza parlamentare. Evidentemente, pur marcando le distanze dagli avversari e pur cercando di salvaguardare le rispettive identità, tutte le forze politiche cercano di salire sul carro del futuro Presidente del Consiglio per evitare di lasciarlo nelle mani dei rivali.

C’è infatti la crescente consapevolezza che quello di Draghi sia il profilo migliore per poter gestire questa fase delicata della vita del Paese, sia per il suo peso internazionale che per le sue competenze. Inoltre, si vocifera che le sue aspirazioni quirinalizie ora come ora non siano sul tavolo e che, quindi, il suo esecutivo possa avere un orizzonte temporale di due anni abbondanti.

Sicuramente durerà un anno fino all’elezione del successore di Mattarella e quindi tutti i partiti cercano in queste ore di poter dire la loro e di entrare nella partita, che sarà una ricca partita, visto che il nascente governo sarà chiamato a gestire le ingenti risorse del Recovery Fund.

Perfino Giuseppe Conte, defenestrato da Palazzo Chigi, dopo aver richiesto ai grillini di difenderlo a spada tratta, due giorni fa si è adeguato alla svolta decisa da Mattarella e ha assicurato appoggio leale a Draghi. Visto, però, che Conte non è parlamentare, quel suo appoggio si lega alle ambizioni che nutre di poter rimanere in campo con un altro incarico, o quello di capo dei 5 Stelle o quello di fondatore di una nuova forza politica che possa arricchire il campo del centrosinistra.

Nel Pd, dopo che i suoi big avevano fatto fuoco e fiamme, almeno a parole, per favorire la nascita di un Conte-ter, repentinamente sta crescendo il fronte pro-Draghi, stimolato dalle dichiarazioni del segretario Nicola Zingaretti, che si è subito allineato e ha auspicato una maggioranza politica a sostegno del premier incaricato.

Ma ovviamente, visti i numeri risicati, sarebbe impensabile dar vita a un governo Draghi fondato sulla stessa maggioranza del Conte 2. Di qui l’esigenza di costituire un fronte parlamentare più ampio, perfino più ampio della maggioranza Ursula, allargata a Forza Italia.

Provando a riepilogare: Pd e Forza Italia ormai sono schierati per il si; Giorgia Meloni annuncia il no a Draghi, pur assicurando lealtà e opposizione costruttiva e propositiva; Leu pone il veto sulla Lega; le formazioni politiche minori sembrano tutte favorevoli a Draghi. Le incognite riguardano, sia pure solo in parte, i grillini e la Lega.

Il mondo pentastellato nelle ultime ore sembra una pentola in ebollizione, perché molti duri e puri, dopo aver digerito un governo con la Lega e uno con “il partito di Bibbiano”, non vogliono buttare giù l’ennesimo rospo: far parte di un esecutivo allargato all’odiato Silvio Berlusconi. Marco Travaglio ieri è stato caustico nei confronti del Cavaliere e ha auspicato che i grillini non facciano un governo con lui. Luigi Di Maio e lo stesso Beppe Grillo (che oggi guiderà la delegazione pentastellata all’incontro con Draghi) si stanno però ammorbidendo e dicono che bisogna ascoltare il premier incaricato e rispettare le parole di Sergio Mattarella: un modo elegante per annunciare il loro si al nascente esecutivo.

Nella Lega, anche se non ci sono ancora decisioni ufficiali e definitive, sembrano prevalere le aperture di credito al presidente della Bce. Non solo figure anti-europeiste come Claudio Borghi gli hanno assicurato sostegno, ma lo stesso Matteo Salvini ha lasciato intendere che il Carroccio potrebbe entrare convintamente nell’esecutivo e chiedere anche qualche poltrona ministeriale. Tutto questo che cosa scatenerà nella base pentastellata? Non si sa, e infatti Davide Casaleggio ha già fatto sapere che dovranno essere gli iscritti, sulla piattaforma Rousseau, a pronunciarsi sull’eventualità che il Movimento entri in un governo allargato a tutti o quasi tutti. Il rischio scissione è infatti elevatissimo tra i grillini, visto che l’ala di Alessandro Di Battista appare irremovibile sul no a Draghi.

Oggi l’ex Presidente della Bce concluderà il suo giro di colloqui con i partiti e avrà già un quadro più chiaro delle disponibilità effettive nei suoi confronti. Subito dopo dovrebbe far capire se intende costituire un governo con politici o con tecnici di area, comunque espressi dai partiti. Il tempo stringe e la ricostruzione post-pandemia non può più attendere. La prossima settimana il governo dovrà prendere forma e diventare operativo. I mal di pancia di queste ore, con le buone o con le cattive, sono destinati a scomparire.