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AUSTRALIA

Aukus, la guerra fredda nei caldi mari del Sud

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Biden, Albanese e Sunak si incontrano a San Diego per decidere della fornitura di nuovi sottomarini all'Australia. Servono per contrastare la presenza di Pechino nel Mar Cinese meridionale. Pechino e Mosca reagiscono subito condannando l'accordo. Ma gli Usa saranno in grado di reggere la competizione?

Esteri 16_03_2023
Albanese, Biden, Sunak

A San Diego, il presidente statunitense Joe Biden, il premier australiano Anthony Albanese e quello britannico Rishi Sunak, si sono incontrati per perfezionare l’accordo militare chiamato Aukus, dalle iniziali in inglese delle tre nazioni che lo costituiscono. Nell’incontro di lunedì, si è deciso di accelerare i tempi per la costruzione e fornitura di nuovi sottomarini a propulsione nucleare per l’Australia. Cina e Russia esprimono la loro indignazione. Si apre un nuovo capitolo della guerra fredda, nei caldi mari tropicali del Pacifico meridionale.

L’Aukus prevede una collaborazione tecnologica militare a tutto tondo, non solo in campo sottomarino. I tre Paesi si impegnano infatti a collaborare anche sull’intelligenza artificiale, sui sistemi autonomi, sui missili ipersonici, ed altre aree militarmente sensibili. Secondo i nuovi accordi di lunedì, l’Australia acquisterà tre sottomarini a propulsione nucleare della classe Virginia, con opzioni per altri due. Fra l’impostazione e l’entrata in servizio delle nuove navi, passeranno circa dieci anni, quindi si prevede che i Virginia della marina australiana inizieranno a pattugliare il Pacifico solo nei primi anni ’30.

Allo stesso tempo, l'Australia e il Regno Unito svilupperanno una nuova classe di sottomarini, chiamata provvisoriamente “Aukus”, dal nome dell’alleanza, che, secondo fonti statunitensi “sarà una piattaforma all'avanguardia che utilizza il meglio delle tecnologie statunitensi, britanniche e australiane”. In base a quel che si sa, il progetto sarà britannico, ma il cuore tecnologico della nuova unità sarà soprattutto statunitense, derivato dall’attuale Virginia. I nuovi Aukus dovrebbero entrare in servizio entro venti anni, tra la fine degli anni ’30 e l’inizio dei ’40.

In attesa dell’arrivo delle nuove unità australiane, da quest’anno inizierà una rotazione di sottomarini britannici e statunitensi nei porti australiani e dal 2027 sarà stabilita una nuova base navale. I marinai australiani inizieranno ad addestrarsi e a familiarizzare con i classe Virginia, mentre anche gli operai specializzati si recheranno negli Usa a imparare il mestiere delle più moderne costruzioni navali.

Si tratta dunque di fare dell’Australia una nuova potenza navale nel Pacifico del Sud. Lo scopo immediato e soprattutto il motivo dell’accelerazione del programma sono abbastanza evidenti: si deve contrastare la presenza crescente dei cinesi nel Mar Cinese Meridionale, dove Pechino sta costituendo basi e isole artificiali. Da quella posizione, minaccia direttamente, non solo Vietnam e Filippine, ma anche le rotte commerciali che collegano l’Oceano Pacifico con l’Indiano.

Appare scontata, infatti, la reazione della Cina. L’Aukus rifletterebbe “una mentalità tipica della Guerra Fredda”, come ha dichiarato martedì Wang Wenbin, portavoce del Ministero degli Esteri cinese. Wang ha dichiarato che i tre Paesi firmatari “hanno totalmente ignorato le preoccupazioni della comunità internazionale e si sono spinti su una strada sbagliata e pericolosa”. La Cina dichiara la sua preoccupazione soprattutto per la diffusione della tecnologia nucleare. La costruzione dei nuovi sottomarini comporterà “il trasferimento di grandi quantità di uranio altamente arricchito di grado militare da Stati dotati di armi nucleari a Stati non dotati di armi nucleari, il che rappresenta un grave rischio di proliferazione nucleare e viola lo scopo e l'oggetto del [trattato di non proliferazione]”, ha dichiarato Wang.

La Cina non è sola. Per Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, la Russia ha “molte domande” legate alla non proliferazione nucleare. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha citato l’Aukus, così come la crescente attenzione della Nato verso l'Asia, come prova che il “mondo anglosassone” sta “puntando seriamente al confronto per molti, molti anni a venire”. E ha aggiunto: “Non riesco a immaginare come le grandi civiltà asiatiche possano accettarlo senza reagire”.

Gli accordi non prevedono comunque la fornitura di armi nucleari. I sottomarini classe Virginia e i futuri “Aukus” non sono lancia-missili balistici (non rientrano nella "triade" del deterrente nucleare), ma unità d’attacco, utili per colpire navi di superficie, altri sottomarini, oppure bersagli a terra con missili da crociera convenzionali (dai tempi di Obama, gli Usa hanno infatti rinunciato ai missili da crociera con testata atomica). Il materiale nucleare sarà usato solo per alimentare i loro motori, non per nuovi armamenti. L’accusa cinese, appoggiata dalla Russia, è dunque evidentemente un pretesto. In realtà il regime di Pechino è preoccupato per la nuova competizione navale, soprattutto per il ritorno del Regno Unito nel Pacifico.

Il rischio, per l’Occidente, è invece che gli Stati Uniti non stiano al passo con i programmi navali, a causa di un’industria bellica in crisi e di anni di ristrettezze di bilancio. Sulla carta, gli Usa hanno ancora la marina più potente del mondo, ma molte unità invecchiano, i sottomarini sono ridotti a una forza di circa 50 unità in servizio attivo e arriveranno di nuovo a 66 non prima della fine degli anni ’40. Il Congresso autorizza la costruzione di due unità all’anno della classe Virginia, ma la cantieristica americana attuale riesce a produrne al massimo uno all’anno.