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Atto di fede, il film sulla fede che racconta l'America vera

Quest’anno è uscito un film americano che allarga il cuore e che fa ben sperare. C’è un’America, infatti, che è quella che vediamo nei film hollywoodiani e nei video dei cantanti pop e rap. Ma ce n’è un’altra, quella che vota Trump tanto per intenderci, che, come proprio il caso Trump dimostra, è maggioritaria ed ha tutti gli anticorpi necessari per resistere alla tirannia ossessiva del politicamente corretto.

Quest’anno è uscito un film americano che allarga il cuore e che fa ben sperare. C’è un’America, infatti, che è quella che vediamo nei film hollywoodiani e nei video dei cantanti pop e rap. Ma ce n’è un’altra, quella che vota Trump tanto per intenderci, che, come proprio il caso Trump dimostra, è maggioritaria ed ha tutti gli anticorpi necessari per resistere alla tirannia ossessiva del politicamente corretto.

Con la quale, come da noi, una minoranza giacobina autocooptata opprime il resto del Paese cercando in tutti i modi di plagiarlo. Il film in questione si intitola Atto di fede. Circola già doppiato in italiano, su internet ed ha un distributore di tutto rispetto, la 20th Century Fox. Gli attori sono, per forza di cose, di seconda fila, ma vi assicuro che non ve ne accorgerete.

Tratto da una storia vera (tenete presente questo particolare), narra del quattordicenne John Smith (nome comunissimo nel mondo anglosassone), promessa del basket, che un brutto giorno, scherzando con un paio di compagni sul lago ghiacciato St. Louis nel Missouri, finisce in acqua. Arrivano subito i soccorsi e salvano gli altri due, ma John non si vede più, è sotto.

I pompieri che si tuffano, dato il ghiaccio che ricopre tutto il lago, non vedono il fondo e non possono fare altro che frugare con gli scandagli. Ormai è passato più di un quarto d’ora e i pompieri stanno per abbandonare quando uno di loro sente una voce dirgli di scandagliare alle sue spalle. Quello esegue e, sì, il ragazzo è lì.

Viene agganciato e portato all’ospedale. Il pompiere che ha sentito la voce chiede ai colleghi chi sia stato. Ma nessuno ha fiatato. Lui si stupisce. È ateo e non crede agli spiriti e alle «voci». Intanto, John, in ospedale, è in arresto cardiaco. E’ stato senza respirare un quarto d’ora, i medici scuotono la testa. Ma non la madre adottiva, obesa e diabetica, che comincia a pregare urlando verso Dio e lo Spirito Santo. E il cuore di John ricomincia a battere.

Miracolo, miracolo. Sì, ma i medici avvertono che, dopo un’ora di cuore fermo, se sopravvive riporterà danni neurologici permanenti  e gravi. Ed ecco spuntare l’America di Frank Capra, quello de La vita è meravigliosa: tutta la comunità, la scuola, la squadra di basket, i pompieri, i poliziotti, medici e infermieri si mettono a pregare, candele in mano, davanti alla clinica. Li anima il pastore di non si sa quale confessione protestante, uno che sta antipatico alla madre di John perché si veste e si pettina da rapper. Ricordiamo che si tratta di una storia vera e che è accaduta non ai tempi di Frank Capra ma nel 2015.

Insomma, tutto questo gran pregare ottiene il secondo miracolo: John si sveglia, sta benissimo in pochi giorni torna perfino al giocare a basket. Il pompiere ateo si converte, pure il primario che non ha mai visto niente di simile. Ma il ritorno di John alla vita non è tutto rose e fiori. C’è infatti chi gli chiede perché Dio abbia miracolato lui e non altri: chi ha la madre in fin di vita, chi ha perso il marito e non si dà pace, eccetera. John non sa spiegarlo, nemmeno il pastore. E neanche il film, del resto.

Ma è una delle grandi domande del cristiano, destinate a restare senza risposta almeno su questa terra. Quel che qui ci interessa è notare come nel mondo protestante americano non si esita a metter mano al portafogli per produrre film del genere e che sono in grado di competere con quelli mainstream.

La famosa attrice Sandra Bullock, per esempio, col suo The blind side, film cristianissimo, ha vinto l’Oscar. Film commoventi che, oltre a intrattenere, hanno anche il merito di riaccendere la speranza. Invece i cattolici sono troppo occupati con l’ecumenismo, l’accoglienza e l’ambiente. Sarà proselitismo, ma è un fatto che l’America latina sta diventando ex cattolica e protestante.

Si dovrebbe prendere esempio da quella deputata abortista al parlamento texano che, un paio di anni fa, parlò per ventidue ore consecutive al solo scopo di fare ostruzionismo a una legge statale contro l’aborto. Scarpe di gomma perché il regolamento obbligava i relatori a parlare in piedi senza interruzioni. Infatti, si era messa il catetere col sacchetto per non dover andare in bagno. A quanti deputati cattolici avete visto fare una cosa del genere?