• 15 AGOSTO

Assunta, per l'adesione alla volontà di Dio

Nel quadro dell'artista francese Nicolas Poussin, dipinto nel 1650, c'è tutto il travaglio di un periodo in cui l'uomo si concepisce ormai come il vero centro dell'universo. Maria, gli angeli e la croce sono gli unici dati veramente cristiani. E nella sua ascensa, la Madre di Dio apre le braccia a forma di croce per indicare a tutti che si raggiungono le stelle solo passando attraverso le asperità della vita.

Nicolas Poussin, Assunzione della Vergine, 1650

Nicolas Poussin, Assunzione

Assunzione della Vergine, Nicolas Poussin, 1650, olio su tela. Museo del Louvre Parigi.

 

Nicolas Poussin, artista francese ostacolato dai genitori nella sua inclinazione alla pittura, fu considerato a lungo un autodidatta. Un viaggio in Italia lo affascinò in tal misura che stabilì la sua residenza a Roma dove si sposò ed elesse come punto di riferimento per la sua pittura Tiziano Vecellio. La sua fama crebbe nel 1640 quando il cardinal Richelieu lo chiama in Francia, su ordine di Luigi XIII, per sovrintendere i lavori del Louvre. Sarà una pagina amara della sua vita perché il pittore, che rimarrà comunque un uomo semplice, verrà tormentato dalle invidie e dalle gelosie altrui. Consegnerà a Richelieu solo alcune tavole fra le quali una dal significativo titolo: «Il trionfo della verità».

Tornato a Roma dopo due anni, nel 1650, a un secolo di distanza dall’Assunta dei Frari (dipinto a olio su tela, di Tiziano, conservato nella chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, ndr), egli realizza la sua tela sull’Assunta. La dipinge per Henri d'Etampes Valençay, ambasciatore di Francia a Roma. In Francia è già nato il Re Sole Luigi XIV, anzi già regna, benché abbia solo 9 anni, mentre in Europa e in Italia già vanno maturando quelle idee di riforma e filo scientiste che daranno origine all'illuminismo. Se confrontiamo le due opere dal medesimo soggetto, vediamo come nell’Assunta di Poussin siano puntualmente registrati questi passaggi epocali. 

Nell’opera del maestro francese scompare ogni riferimento immediato alla terra. Anche i piedi della Vergine Maria sono appena individuabili: uno solo è messo in luce, l’altro invece rimane in ombra. L'attenzione di Poussin si concentra sulla Vergine Maria. Scompare anche il cielo: non c'è Dio Padre e nemmeno una luce che possa indicare la meta ultima di Maria. C'è solo, lei, la Donna. 

Maria è sorretta da quattro angeli, quattro come le virtù cardinali, quattro come le coordinate della terra, quattro come il numero dell'uomo (Tiziano aveva chiuso in un quadrato la parte bassa della sua Assunta). In Poussin, infatti, viene esaltato il trionfo dell'uomo, anzi, in questo caso, della donna: Maria, fatta di poco inferiore a Dio. Sotto vediamo la città di Gerusalemme che dorme placida, avvolta dalla foschia. La città santa non è affatto protagonista della storia ma è assopita e dominata da un uomo che si concepisce ormai il vero centro del cosmo e dell'universo.

Poussin ritrae in Maria un’umanità che non ha più una meta verso cui guardare come, ad esempio, la Città Santa, e neppure una meta ultraterrena, qual è l'eternità. Ritrae piuttosto un’umanità che percepisce se stessa quale termine ultimo di ogni cosa. Il cielo, se c’è è solo negli occhi di Maria, mentre rimane certa solo una cosa, forse perché sperimentata personalmente dal pittore: la croce. Questo, accanto agli angeli, è l’unico dato profondamente cristiano. La Madonna sale al cielo grazie alla sua adesione alla volontà divina che chiede, appunto di prendere su di sé la propria croce. Nella sua ascensa, similmente all’assunta di Tiziano, la Madre di Dio apre le braccia a forma di croce per indicare a tutti che si raggiungono le stelle solo passando attraverso le asperità della vita.