Assolto in Pakistan un cristiano accusato di blasfemia
Il giudice ha riscontrato l’assenza di prove e lo ha assolto dopo oltre due anni di carcere
In Pakistan una accusa di blasfemia comporta l’arresto e la detenzione, o gli arresti domiciliari, in attesa di giudizio. Anche quando appare inverosimile o chiaramene pretestuosa, una denuncia viene sempre presa sul serio dalle autorità che non di rado devono intervenire per sottrarre la persona denunciata alla furia popolare e affidarla alla giustizia. Dimostrare la propria innocenza richiede tempo, denaro, ottima assistenza legale e la fortuna di essere giudicati da un giudice coscienzioso: un insieme di elementi di cui spesso gli indagati non dispongono, specialmente se sono cristiani. Ma qualche volta succede. È il caso di Dennis Albert, assolto il 6 luglio scorso per mancanza di prove. L’uomo, cristiano, 37 anni, era stato denunciato il 27 aprile 2024 a Lahore da un musulmano, Mobeen Ilyas, che sosteneva di averlo visto calpestare a piedi nudi alcune pagine di un libro contenente versi del Corano mentre scendeva dal suo risciò. A sua difesa Dennis ha sempre detto di non sapere che i fogli contenessero dei versetti del Corano e che era sceso dal risciò a piedi nudi perché la strada era molto calda. Il giudice Abdul Ghaffar lo ha assolto perché ha ritenuto inattendibili le testimonianze, perché le prove digitali addotte non erano verificabili. Ha inoltre riscontrato gravi lacune nell’indagine svolta dalla polizia. È risultato inoltre che il querelante non aveva redatto personalmente la denuncia. Infine un testimone chiave, che aveva detto di aver visto una folla fermare Dennis, in aula non ha potuto confermare che fosse lui la persona fermata. Il giudice ha anche respinto le riprese delle telecamere di sorveglianza presentate dalla polizia perché non erano state autenticate tramite esame forense. Ma Dennis è rimasto in carcere per più di due anni e le sue disgrazie non sono ancora finite. Benchè assolto, lui e la sua famiglia non possono tornare a casa perché rischiano ritorsioni da parte di chi nonostante tutto non è convinto della sua innocenza e non accetta la sentenza di assoluzione. Lo studio legale che ha assunto la sua difesa ha quindi lanciato un appello perché si proceda al suo reinsediamento in una località sicura dove possa vivere insieme ai suoi famigliari senza correre rischi.
