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Asse Roma-professi, la conferma ai funerali di Festing

Celebrati il 3 dicembre i funerali di fra Matthew Festing, 79° Gran Maestro del Sovrano Ordine di Malta, dimessosi nel 2017. Nell’omelia il cardinal Tomasi ha fatto capire che alla Santa Sede non piace l’idea di una riforma in cui i professi assumano un ruolo di mera rappresentanza e siano subordinati ai laici. Il porporato ha anche insistito, come Festing, sul rilancio delle vocazioni.

Il 3 dicembre nella concattedrale di San Giovanni Battista di La Valletta sono stati celebrati i solenni funerali di fra Robert Matthew Festing, 55° Gran Priore d’Inghilterra e 79° Gran Maestro del Sovrano Ordine di Malta (Smom). Il nobiluomo britannico è morto il 4 novembre a seguito di un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute sopraggiunto mentre si trovava sull’isola del Mediterraneo per assistere alla professione solenne di fra Francis Vassallo, la prima dalla perdita di Malta del 1798. Così come Festing sarà il primo Gran Maestro ad essere sepolto nella cripta della concattedrale di La Valletta negli ultimi 246 anni. Riposerà insieme a dodici suoi predecessori di cui l’ultimo sepolto (sebbene anonimamente) era stato fra Francesco Ximenes de Texada nel 1775.

Le esequie, a cui ha partecipato tutto il gotha dello Smom, sono state celebrate dal cardinale Silvano Maria Tomasi, Delegato speciale del Papa. Nel bel mezzo del braccio di ferro sulla riforma costituzionale, l’omelia pronunciata dal porporato veneto può essere interpretata come un ulteriore segnale della volontà della Santa Sede di difendere la centralità dei membri del Primo Ceto nella vita dell’Ordine. Nel commemorare la figura dell’ex Gran Maestro, infatti, Tomasi ha ricordato come Festing avesse tra le sue priorità la promozione di più vocazioni come dimostra il fatto che la morte lo colse proprio mentre si trovava a Malta per una professione solenne “dopo molti anni di interruzione”. “Questa circostanza - ha detto il cardinale ai presenti - ci manda un messaggio in questo momento in cui è in corso la riforma della vita dell’Ordine, e ci porterà ad una Costituzione e ad un Codice aggiornati ed è un messaggio che ci chiama a radicarci nell’identità religiosa dell’Ordine e a pregare perché il Signore mandi vocazioni generose per continuare la missione dell'Ordine, fedeli all’ispirazione del Beato Gerardo”.

Parole significative da leggere alla luce degli eventi degli ultimi anni: dal 2017, infatti, anno del passo indietro di Festing e della deflagrazione dei “conflitti interni” menzionati espressamente da Papa Francesco nella lettera inviata ad ottobre al suo Delegato speciale, persisteva un blocco dell’accettazione di nuove vocazioni e della professione dei voti solenni per quanti avevano già emesso i voti temporanei. Un congelamento gradito alla cosiddetta ala tedesca, intenzionata a ridurre il peso dei professi nel governo, ma largamente contestato dai Cavalieri di Giustizia. È stato proprio il cardinal Tomasi a mettere fine a questa storia, con un suo personale intervento al Sovrano Consiglio che ha permesso di far ripartire le professioni solenni di tre persone (tra cui il già citato Francis Vassallo, già governatore della Banca Centrale di Malta) in attesa.

Nella sua omelia, facendo riferimento alle nuove vocazioni dei professi, il Delegato speciale - a cui il Papa ha confermato amplissimi poteri - ha toccato proprio uno dei temi caldi nello scontro interno sulla riforma e ha fatto capire che alla Santa Sede non piace l’idea di un Ordine in cui i professi siano relegati ad un mero ruolo di rappresentanza e debbano sottostare ad uno stile di vita imposto da membri laici. Uno scenario osteggiato e a lungo contestato (anche per iscritto) dallo stesso Matthew Festing. Quindi, quando Tomasi ha detto nell'omelia che l’ex Gran Maestro ha lasciato “un’eredità che rafforza l’Ordine e ci invita a seguire lo stesso cammino”, ha dato la dimostrazione che le posizioni attuali sono ben diverse da quelle del 2017.

Quest’asse tra Santa Sede e Cavalieri di Giustizia è stato ritratto anche simbolicamente in una fotografia scattata a La Valletta nel giorno del funerale, dove si vede il cardinale Tomasi benedire i professi inginocchiati davanti a lui (vedi foto). Un’immagine in grado di evocare quel legame speciale dell’Ordine di Malta con Roma che qualcuno preferirebbe vedere scalfito per avere mani libere nella gestione del governo centrale. Nell’omelia sono state ricordate, forse non a caso, l’“obbedienza e la vita di preghiera” di Festing, due elementi che finirebbero per essere ridimensionati nella vita dell’Ordine se la riforma non si concludesse nella direzione auspicata dal Vaticano e dal Primo Ceto e su cui si gioca il braccio di ferro con chi vorrebbe, invece, una sua 'laicizzazione'.

Poco più di un mese fa La Nuova Bussola Quotidiana aveva riferito della preoccupazione che serpeggia nella cosiddetta fazione tedesca in merito alle recenti mosse di Papa Francesco che ha dato piena fiducia al suo Delegato speciale e quindi al gruppo di lavoro che lo affianca e in cui spicca il gesuita Gianfranco Ghirlanda, uno dei canonisti più autorevoli del mondo. Un nervosismo che appare confermato da alcune ricostruzioni finite sulla stampa specializzata dove si è addirittura ventilata la minaccia di una scissione di alcune Associazioni Nazionali se il Vaticano dovesse continuare a preferire una riforma che conserva il governo interno dello Smom nelle mani dei professi. Si è persino agitato lo spettro della rivendicazione della sovranità, ribaltando completamente le parti in gioco rispetto al gennaio del 2017.

Ma proprio 'pesando' le Associazioni Nazionali tirate in ballo in questo retroscena si manifesta l’attuale debolezza di chi vorrebbe che il Papa si facesse un po’ più in là: si parla dei tedeschi e dei francesi, di cui si conoscono da anni le posizioni di partenza, ai quali però vengono aggiunti soltanto gli inglesi, che in realtà sono piuttosto divisi al loro interno, e i libanesi che hanno poco più di 50 membri. Spesso, nel descrivere il conflitto interno allo Smom, si parla di un campo franco-tedesco opposto a quello italo-americano. È una lettura semplicistica, ma se si dovesse mettere sulla bilancia il peso di ciascuno, non va dimenticato che sia l’Associazione dei cavalieri italiani del Sovrano militare ordine di Malta (che riunisce i tre Gran Priorati italiani) sia l’Associazione americana, da sole, valgono numericamente molto più del doppio dei franco-tedeschi messi insieme.

Di fronte alla minaccia di una scissione in caso di riforma non gradita, suonano ancora più eloquenti le parole pronunciate dal cardinale Tomasi nell’omelia funebre per fra Festing: “Tempeste e conflitti - ha detto il Delegato speciale - non sono scomparsi e segnano il corso della nostra esistenza. Non c'è da stupirsi per questo, ma l'amore e il rispetto reciproci devono sempre prevalere”.

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