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arte e fede

Artisti in Vaticano: anche Murgia, Saviano e Bellocchio

Il Papa incontrerà 200 esponenti del mondo dell'arte e della cultura. Esponenti, si direbbe, di una certa linea...

Borgo Pio 23_06_2023

A 50 anni dall'inaugurazione della Collezione d'Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani, oggi nella Cappella Sistina Papa Francesco incontrerà circa 200 esponenti del mondo dell'arte e della cultura (pittori, scultori, registi, attori, poeti, scrittori, eccetera).

L'evento si inserisce in una serie di incontri analoghi tra pontefici e artisti, avviati da san Paolo VI al fine di «ristabilire l’amicizia tra la Chiesa e gli artisti», come disse durante l'omelia della  "Messa degli artisti" celebrata il 7 maggio 1964 nella Cappella Sistina (cornice che da sola esprime quando sia stato fecondo nel corso dei secoli l'incontro tra arte e fede). Il 21 novembre 2009 fu Benedetto XVI a incontrare gli artisti, sempre nella Cappella Sistina, nel decimo anniversario della Lettera agli artisti di san Giovanni Paolo II. "Regista" dell'incontro odierno è il cardinale José Tolentino de Mendonça, neo-prefetto del nuovo Dicastero per la Cultura e l'Educazione.

Saranno circa 200 i partecipanti provenienti da ogni parte del mondo che rappresenteranno, davanti a Papa Francesco, le mille sfaccettature del mondo della cultura. Nella lista del Dicastero (in corso di aggiornamento) diamo un'occhiata agli italiani fra i quali troviamo la scrittrice Susanna Tamaro e vari nomi noti in campo musicale: da Simone Cristicchi a Ludovico Einaudi a Luciano Ligabue.

Subito però a balzare all'occhio è... Bellocchio, il cui ultimo film, Rapito, è una vera manna per chi mira ad attaccare la Chiesa (in fondo il regista aveva invitato il Papa a vedere il film e non si sa mai che sia la volta buona). Di nuovo balza all'occhio un altro nome: quello di Mimmo Paladino, autore dell'apparato iconografico del messale italiano, i cui «segni d'arte» (così da lui definiti in un'intervista) a noi paiono esprimere piuttosto una «Chiesa liquida» (così definiti qui La Bussola). C'è Mario Botta, architetto di chiese per una fede – ci si perdoni – senza volto, compresa quella torinese del Volto Santo.

Un tuffo al cuore leggendo il nome Rapetti Mogol ("Tu chiamale se vuoi emozioni..."), ma il nostro stupore è destinato subito a "dissolversi nel vento": non è il paroliere di Battisti, bensì suo figlio Alfredo: paroliere come il celeberrimo padre, ma soprattutto pittore tale da mandare in crisi la coppia cinematografica Sordi-Longhi in visita alla Biennale. A chi sa meglio districarsi nella lunga lista di nomi chiediamo: ci sarà almeno un solo pittore figurativo? Magari, un Gasparro? O la Chiesa dialoga solo con l'arte aniconica, concettuale, evanescente, quella che – citando sempre Sordi – «noi non potemo capì»?

In compenso riconosciamo bene altri nomi: Michela Murgia e Roberto Saviano, veri e propri maître à penser dell'italico progressismo. Se queste sono le presenze, le assenze pesano ancora di più. Non sappiamo se per mancato invito o mancata risposta, ma ci sarebbe parsa più adeguata la presenza, che so, di un Pupi Avati o di un Riccardo Muti.
Anzi, esageriamo: quasi quasi si sente persino la mancanza di Rupnik!