• DOMENICA URNE APERTE

Argentina al voto, ma per i cattolici non c'è via d'uscita

Domenica urne aperte per l'Argentina che va al voto. Si vota secondo il portafoglio, ma i cattolici impegnati sui temi etici sono lacerati e senza via d'uscita. Il peronista Fernandez si è già detto favorevole alla legge sull'aborto. In quanto al presidente uscente l'ambiguità sulla tutela della vita ha svelato molte sue intenzioni. 

Domenica avranno luogo le elezioni generali nazionali, provinciali e municipali per le rispettive funzioni esecutive e legislative nella Repubblica argentina. Le “forze maggioritarie”, create dal marketing politico sono il Frente de Todos (che ha ottenuto circa il 47% nelle PASO o elezioni primarie) e Juntos por el Cambio (circa il 32%). Nel caso del Frente de Todos, i candidati a presidente e vicepresidente sono i Fernandez (ossia, Alberto e Cristina) e per Juntos por el Cambio, l’attuale presidente nazionale, Mauricio Macri (che si avvia alla rielezione nella stessa carica) e Miguel Angel Pichetto come candidato vicepresidente.

Riguardo alla vita politica nazionale, ci si potrebbe chiedere se gli argentini siano bloccati senza vie di fuga. Teniamo in conto, come criterio per rispondere sì o no, i valori negoziabili: 1. Il rispetto e la difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale;  2. La famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna;  3. La libertà di educazione dei figli e 4. La promozione del bene comune in tutte le sue forme (cf. Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum caritatis)

Una prova di questa situazione apparentemente senza via d’uscita è stato il primo dibattito presidenziale di domenica 13 ottobre che verteva su quattro tematiche: “Relazioni internazionali”, “Economia e finanza”, “Istruzione e salute”, “Diritti umani e diversità di genere”.

Come detto altre volte, Alberto Fernandez ha ribadito la sua posizione a favore della legalizzazione dell’aborto: “Tutti sanno come la penso e che bisogna puntare alla legalizzazione dell’aborto”, affinché ci siano “opportunità per le donne povere che non possono, diversamente da quelle ricche, essere accolte in luoghi privati in condizioni asettiche” ha detto Fernandez, che ha chiesto di “farla finita con l’ipocrisia”.

La cosa curiosa sta nel fatto che l’attuale presidente nazionale non si è pronunciato in merito al progetto di legalizzazione dell’aborto. Altrettanto sorprendente il suo silenzio, dato che il 5 ottobre 2019 – ossia, otto giorni prima – a Mendoza, si era espresso a favore delle due vite: “Come dice? Non vedo, non vedo. Come dice? Ah, chiaramente a favore delle due vite. A favore delle due vite”, disse il capo dello Stato sostenendo la sua posizione contro l’aborto legale e rivendicando la leggenda di uno dei cartelli che torreggiava sopra il pubblico. Riguardo al “profilo pro vita” del Sig. Presidente, conviene ricordare che, nel 2016, in un’intervista rilasciata a Notimex , si era pronunciato contro la depenalizzazione dell’aborto: “«Mettere al mondo un bambino è una delle cose più belle che possano capitare a una coppia, una persona è la manifestazione d’amore più bella che ci sia, sono sempre per la difesa della vita, indipendentemente dai protocolli da rispettare, però credo veramente che questo valore sia qualcosa che dobbiamo riconoscere come centrale nella vita di tutti noi», dichiarò. Successivamente, la giornalista riportò la citazione secondo cui «la depenalizzazione dell’aborto durante il suo governo, no, nemmeno per sogno», su cui Macri fu categorico: «no», assicurò”. Tuttavia, la sua posizione a partire dal 2018 non è stata altrettanto categorica: nel 2018 autorizzò il dibattito parlamentare per la discussione del progetto di legalizzazione dell’aborto e il 9 agosto, poche ore prima che il Senato Nazionale votasse contro il progetto di legge “verde” abortista, il suo governo annunciò che la depenalizzazione dell’aborto sarebbe stata inclusa nel progetto di legge di riforma del Codice Penale . Inoltre, come nel 2018, parlò riguardo alla legalizzazione dell’aborto nel discorso inaugurale delle sessioni del Congresso Nazionale del 2019.

Riguardo all’affermazione sulla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, da una parte, e sulla libertà di educazione dei figli, dall’altra, per motivi di tempo, diciamo adesso che, sia Frente de Todos, sia Juntos por el Cambio, si sono rafforzati tra il 2003 e il 2019 per promulgare e regolamentare leggi contro l’ordine naturale. È un altro esempio, almeno in questo ambito, di una continuità di due “mondi politici” che si autoproclamano come distinti.

Ciò detto, cosa resterà del bene comune politico una volta che si è persa di vista la vita virtuosa, dal momento che lo Stato governa contro l’ordine naturale stesso?

Perché, apparentemente, saremmo bloccati senza vie di fuga? Sarebbe questo il caso se, come succede da almeno 36 anni a questa parte, noi argentini non ci rendessimo conto e accettassimo quello che confessano gli stessi membri del club dei riciclati e dei riciclatori: se ciò che interessa è consolidare le istituzioni della Repubblica Argentina, almeno come funziona da un po' di anni a questa parte, l’attuale sistema di rappresentanza politica non funziona. Detto meglio: in realtà, funziona per soddisfare gli interessi dei membri del suddetto club.

Ma, allora, noi argentini siamo condannati al fallimento. Cos’è quello che non dobbiamo fare? Vediamo alcuni comportamenti: votare principalmente per il portafoglio – se vi è rimasto qualcosa -; votare secondo il criterio di “utilità” – il voto utile-; vendere l’anima per un pugno di pesos o di dollari.

Che cosa, invece, dobbiamo fare? Qui ci limitiamo a un solo comportamento: votare senza mettere in gioco i suddetti valori non negoziabili.

La situazione attuale della vita politica nazionale dovrebbe richiamare l’attenzione del laicato cattolico argentino alla coerente unità di fede e vita, come insegnatoci da san Giovanni Paolo II: “Nella propria esistenza non possono esserci due vite parallele: da un lato, la cosiddetta vita “spirituale”, con i suoi valori ed esigenze, dall’altra la cosiddetta vita “secolare”, ossia, la vita della famiglia, del lavoro, delle relazioni sociali, del compromesso politico e della cultura” (Christifideles laici, 30 dicembre 1988, nro. 59).

Ciò detto: buona parte dei membri del laicato cattolico argentino passerebbe il test del non votare secondo il portafoglio, del non praticare il “voto utile” e del non vendere l’anima per un pugno di qualsiasi moneta in circolazione mettendo in gioco i suddetti valori non negoziabili?

Da ultimo, dovremmo forse vergognarci di far valere la nostra fede cattolica nell’ambito pubblico e, nell’immediato, nell’ora del voto? Vediamo: “La fede permette di comprendere l’architettura delle relazioni umane, in quanto concepisce il suo fondamento ultimo e la sua meta finale in Dio, nel Suo amore, e, in questo modo, illumina l’arte dell’edificazione, contribuendo al bene comune. Se la fede è un bene per tutti è un bene comune; la Sua luce non illumina solo dentro la Chiesa, né serve unicamente per costruire una città eterna nell’aldilà; ci aiuta a edificare le nostre società, perché vadano verso il futuro con speranza. La Lettera agli Ebrei fa un esempio di ciò quando nomina, oltre ad altri uomini di fede, Samuele e Davide, a cui la fede permise di «amministrare la giustizia» (Eb 11, 33). Tale espressione fa riferimento, qui, alla sua giustizia nel governare, a questa saggezza che porta pace al popolo (cf. 1 S 12,3-5; 2 S 8,15). Le mani della fede si alzano al cielo, ma, al tempo stesso, edificano, nella carità, una città fondata sulle relazioni che abbiano come fondamento l’amore di Dio” (Francesco, Enciclica Lumen fidei, 29 giugno 2013, 51).